giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Toh! L’export italiano tira ancora!
Pubblicato il 29-08-2012


L’Organizzazione per il Commercio Mondiale ha recentemente presentato il proprio rapporto sullo stato dell’economia e del commercio internazionale, con alcune interessanti sorprese riguardanti l’Italia. L’economia mondiale è cresciuta del 2,4 percento nel 2011, meno del 3,8 percento che si era registrato nel 2010 e meno del 3,2 percento che corrisponde alla media degli ultimi venti anni. Nello scorso anno la crescita mondiale è stata infatti rallentata dalla crisi dei debiti sovrani europei, dai disastri naturali con pesanti ripercussioni produttive in Giappone e Tailandia, dalle rivolte nei Paesi arabi.

PIL PAESE PER PAESE – L’Europa è cresciuta solo dell’1,7 percento, il Nord America si attesta al 1,9 percento, mentre il Medio Oriente, soprattutto grazie all’esportazione dei prodotti petroliferi, è avanzato del 4,9 percento, superando persino l’Asia che pure ha messo a segno un discreto +3,9 percento. Ancora una volta la Cina si conferma il Paese che cresce di più, con un aumento del PIL nell’ordine del 9 percento.  E fin qui si può dire che siano confermate le tendenze in atto.

L’ITALIA ALL’OTTAVO POSTO NELL’EXPORT – Molto più interessanti e sorprendenti i dati che riguardano il commercio mondiale, ed in particolare quello manifatturiero, che pesa per oltre l’80 percento degli scambi internazionali. Il commercio mondiale di beni ha raggiunto nel 2011 un valore di circa 18.000 miliardi di dollari, in aumento del 20 percento rispetto al 2010. A livello di aree, l’Unione Europea pesa per circa un terzo, con circa 6.000 miliardi di dollari. Se guardiamo ai singoli Paesi, la Cina fa ancora la parte del leone con esportazioni di circa 1.900 miliardi di dollari.  Ma la tanto vituperata Italia – almeno dai mercati finanziari internazionali – si colloca all’ottavo posto nel mondo nell’esportazione di beni manifatturieri, con un valore di circa 520 miliardi di dollari nel 2011. Se la Germania, che occupa il terzo posto, ci distacca con esportazioni per circa 1.500 miliardi di dollari, la Francia ci precede di pochissimo con esportazioni per quasi 600 miliardi. E l’Italia supera di gran lunga non solo Paesi anglosassoni come Regno Unito e Canada, fuori dalla top ten, ma anche Belgio o Spagna, rispettivamente al decimo e al diciottesimo posto della classifica mondiale.

RAPPORTO EQUILIBRATO IMPORT-EXPORT – Inoltre, se si guarda all’andamento nel corso degli ultimi quattro anni del valore di esportazioni ed importazioni di Portogallo, Italia, Grecia e Spagna – chiamati PIGS dagli amici anglosassoni – è interessante osservare come per gli altri Paesi mediterranei il valore delle importazioni di beni manifatturieri sia stato sempre superiore a quello delle esportazioni, peggiorando lo squilibrio della bilancia commerciale. A differenza dell’Italia, dove invece si è mantenuto un sostanziale equilibrio tra export ed import: nel 2011, ad esempio, le importazioni hanno superato le esportazioni di appena 36 miliardi di dollari. Certo, Paesi come la Cina, ma anche la Germania e l’Olanda esportano più di importare, ma va osservato che proprio i Paesi anglosassoni, come Stati Uniti e Regno Unito, non solo nel 2011 importano beni più che esportarli, ma presentano pure pesanti disavanzi.

AVANTI TUTTA COL MANUFATTURIERO – Tutto questo rende evidente come la tanto vituperata Italia, nonostante le difficoltà ed i maggiori costi di reperimento delle risorse finanziarie, confermi ancora una volta di disporre di un tessuto industriale manifatturiero competitivo a livello internazionale, capace di avere un ruolo di primo piano nel commercio mondiale senza generare squilibri per la nostra economia. Un tessuto produttivo che nel 2011 ha retto meglio non solo di quello, più marginale, degli altri Paesi mediterranei, ma anche di quello dei Paesi anglosassoni, che possono peraltro ancora contare anche sulle svalutazioni competitive avendo autonome banche centrali. Chissà se questi pochi dati, facilmente reperibili, saranno letti e studiati da quella finanza speculativa, per l’appunto di emanazione anglosassone, lontana dall’economia reale e che non perde occasione per colpire il nostro Paese.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. Fa piacere constatare che l’economia italiana ancora tira nel settore manifatturiero E ciò nonostante i giudizi negativi delle varie agenzie di rating anglo sassoni. Come dire,non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere! Mi piace la sottile ironia – anche questa anglo sassone – che si respira sotto le parole.

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