domenica, 17 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Vasco Errani: spending review socialmente indigeribile
Pubblicato il 23-08-2012


Una revisione della spesa pubblica in Italia serve di sicuro, ma se il Governo la fa da solo finisce per tradire le sue stesse intenzioni dichiarate, soprattutto in materia di equità. Vasco Errani, presidente della Regione Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, commenta per l’Avanti! la cosiddetta spending review.

Una cosa deve essere chiara: l’operazione di revisione della spesa, per un paese come il nostro, è una cosa essenziale da fare. E ciò non vale solo oggi, sotto la spinta di  questa crisi finanziaria e dei conti pubblici, ma vale in generale per riqualificare la spesa pubblica.

Detto questo e sottolineato che le stesse Regioni unitariamente in passato hanno richiesto un tavolo comune per rivedere la spesa pubblica aggregata e di conseguenza modulare meglio le riduzioni di spesa di volta in volta richieste alle Autonomie locali, occorre dire che l’azione promossa dal Governo attuale e approvata di recente dal Parlamento sotto il nome di spending review tradisce molte delle intenzioni di base (a cominciare da quel “a servizi invariati” che fa da titolo), anche sul versante del metodo in quanto si configura come un atto del governo centrale mentre azioni di questa portata dovrebbero avere come protagonisti in modo integrato i diversi livelli di governo della Repubblica.

Una motivazione è certamente l’urgenza di una tale azione e, ugualmente, l’esigenza di una azione forte dai risultati misurabili e ravvicinati, come richiesto dalla delicatezza della situazione: i soggetti che si citano in questi casi sono “i mercati” e le istituzioni europee o più direttamente la Germania o la Bundesbank. Ma queste o altre semplificazioni nulla tolgono all’esigenza di raddrizzare un andamento dei conti che in Italia, sotto i governi della destra, erano di fatto alla deriva, penso al debito in crescita, ai messaggi contradditori sull’evasione fiscale, al deterioramento dell’avanzo primario, ora recuperato, al differenziale rappresentato dallo spread.

Ma questa esigenza non è mai andata da sola, neppure agli esordi del Governo Monti, bensì insieme all’obiettivo della ripartenza dell’economia nazionale. Rigore e crescita. Con un terzo punto che recitava: equità. Rigore con equità e impulso alla crescita. Ecco una intuizione programmatica da recuperare.

Ora, senza pretese esaustive, penso sia opportuno evidenziare pochi ma importanti elementi critici che rendono indigeribile socialmente la spending review.

Punto primo, la sanità. Qui i tagli nuovi per i prossimi anni, intorno ai tre miliardi, si sommano ai tagli già voluti dal precedente governo (circa 8 miliardi) senza cambiare logica: si tratta di minori risorse date alle Regioni per gestire la salute dei cittadini, si tratta di posti letto in meno (circa trenta mila) da tagliare su una base puramente ragionieristica che ben poco ha a che fare con l’efficienza, la produttività, la qualità. Questo assieme a tante altre misure che riguardano gli acquisti di materiali sanitari, di farmaci, di servizi che per produrre veri risparmi, a parità di servizi offerti, richiederebbero un forte governo locale dei processi così avviati. Io mi limito a sottolineare due cose: non è vero che la sanità italiana costi troppo, né nei valori procapite, né in relazione al PIL. E’ vero che va migliorata la qualità della spesa, combattuti gli sprechi, introdotti i costi standard, distribuita meglio l’offerta sui territori. Ma tagliare 10/11 miliardi di euro su 100 in due/tre anni significa dare un colpo pesantissimo all’unico comparto della spesa pubblica che ci vede fra le prime nazioni d’Europa per qualità del sistema universalistico (come attesa l’Organizzazione mondiale della sanità). Significa costringere i cittadini a pagare di tasca propria molto più della compartecipazione attuale. Significa spingere verso il privato una parte rilevante delle prestazioni, con un cambiamento di sistema gravido di conseguenze a medio e lungo termine. Ciò che invece sarebbe giusto fare, e noi lavoreremo con tenacia in questa direzione è preparare un lavoro Stato/Regioni in autunno un nuovo Patto  per la salute, che tenga conto delle compatibilità finanziare ma anche dell’esigenza di mantenere servizi territoriali e di qualità per i cittadini. Questa è la proposta che abbiamo fatto al governo, e comunque le Regioni si muoveranno in questa direzione, mettendo il Patto  al primo posto, e siamo certi di poter dimostrare che la sanità si può difendere con la qualità, con l’equilibrio dei conti, rispettando il diritto alla salute dei cittadini.

Secondo esempio, enti locali e Comuni. Qui il problema non è difendere qualcuno o qualcosa, perché dobbiamo essere capaci tutti di metterci in discussione. Ma mi chiedo: perché per due terzi la manovra colpisce  la spesa degli enti locali e la spesa sanitaria? Dopo avere tagliato con il governo precedente pesantemente la scuola e l’assistenza (giovani e anziani hanno già oggi meno istruzione, meno assegni di cura, meno servizi) perché colpire la spesa dei Comuni, anche di quelli che hanno risorse nella cassa,  che possono invece difendere lo stato sociale, i trasporti, l’ambiente e dare un impulso positivo alla crescita dando lavoro alle piccole imprese, aprendo cantieri per le manutenzioni, pagando gli artigiani fornitori e così via? In questo modo io credo si risparmi poco e lo si faccia in modo iniquo, si deprimano i consumi, si mettono in difficoltà molte piccole imprese, senza riuscire a delineare una prospettiva positiva di sviluppo e di occupazione nuova. Mentre avremmo un grande bisogno di dare speranza, di alimentare fiducia, di distribuire in modo equo ed produttivo quel tanto di risorse pubbliche che sono disponibili.

Compito di ogni forza responsabile è quello di farsi carico dei problemi, di trovare, in questo caso, strade alternative al taglio dei servizi che si prefigura molto grave. Non possiamo rassegnarci al collasso della sanità, al declino dei servizi sociali. L’equità e la solidarietà devono trovare spazio nelle politiche di governo ai diversi livelli ed aiutare l’Italia e l’Europa a riprendere un percorso di sviluppo e di crescita nell’economia e nelle istituzioni. I segni di una svolta e di un cambiamento ci sono: dopo la vittoria di Hollande in Francia, la prossima primavera tocca a noi battere un colpo.

Vasco Errani

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