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Opinioni e commenti
 

Venezia, il Festival si apre con film contro i fondamentalismi mentre un centinaio di attivisti di “occupy biennale” fanno irruzione per le Pussy Riot
Pubblicato il 29-08-2012


Festival del cinema di Venezia con proteste e tanto di occupazione. Nel giorno d’apertura della kermesse cinematografica, a breve distanza dal Lido, in cento col passamontagna colorato in segno di solidarietà con il gruppo punk rock delle Pussy Riot recentemente arrestate hanno occupato la cerimonia di consegna dei Leoni d’oro a cui prendevano parte i ministri Ornaghi e Cancellieri. Paradossalmente il festival si apre con un no secco a tutti i fondamentalismi religiosi, culturali e economici e con la frase chiave alias luogo comune ‘tutte le apparenze possono ingannare’. E’ ‘The Reluctant Fundamentalist’ di Mira Nair (Leone d’oro nel 2001 con Monsoon Wedding), film di apertura (fuori concorso) della 69/a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, applaudito stamani alla prima proiezione stampa.

LA TRAMA – Il film della regista indiana racconta la storia di un pakistano, Changez (Riz Ahmed), che ama l’America e ne ha colto tutto lo spirito (‘voglio vincere’, dice piu’ volte) ma che, dopo essere diventato in breve tempo un apprezzato analista finanziario a New York con tanto di bella ragazza americana, Erica (Kate Hudson), precipita in un baratro. Dopo l’11 settembre, infatti, diventa oggetto, per le sue origini, di una deriva di sospetto che lo riportera’ in patria dove dovra’ rivedere tutte le sue certezze. Tutto inizia a Lahore durante le proteste studentesche. Qui Changez Khan che, dopo aver abbandonato New York, e’ diventato un professore universitario di riferimento per il movimento fondamentalista studentesco, e il giornalista Bobby Lincoln (Liev Schreiber) conversano di fronte a una tazza di te’.

11 SETTEMBRE E PREGIUDIZI – Changez parla del suo passato e il giornalista lo incalza per sapere se puo’ aiutarlo a salvare un altro docente universitario rapito dagli estremisti perche’ considerato un traditore. In realta’ Lincoln, si scoprira’, e’ un uomo della Cia, e sta li’ solo perche’ sospetta fortemente che Changez sia un pericoloso quanto intelligente fondamentalista. Tratto dal romanzo omonimo di Mohsin Hamid, bestseller internazionale tradotto in 25 lingue, il film, girato tra New York, Lahore e Istanbul e che sara’ distribuito in Italia dalla Eagle, non manca di frasi chiave che raccontano la progressiva presa di coscienza di Changez. Appena giunto negli Usa, in preda all’American dream, il giovane, dopo aver conquistato i grattacieli di ‘denaro e acciaio’ dove si muove l’economia mondiale, dice: ‘Dio benedica il vincere’. Poi, dopo le molte umiliazioni subite dopo l’11 settembre, sempre da Changez arriva l’affermazione: ‘Io sono qualcosa di piu’ di un pakistano e un musulmano’. A chiudere il film, la frase chiave pronunciata dall’ex analista finanziario al sospettoso Lincoln uomo Cia: ‘Le apparenze possono ingannare. Io amo l’America’. Nel cast del film, che stasera’ aprira’ ufficialmente la Mostra di Venezia, anche uno straordinario Kiefer Sutherland, cinico capo dell’agenzia di consulenza finanziaria dove lavora Changez.

OCCUPY BIENNALE SOLIDALI CON LE PUSSY RIOT – Parallelamente alla proiezione del film della Nadir, un centinaio di attivisti di “occupy biennale” sono entrati alla biennale attraverso una rete dietro al padiglione russo eludendo la sicurezza e le forze dell’ordine che stavano presidiando la cerimonia di consegna dei Leoni d’oro a cui prendevano parte i ministro Ornaghi e Cancellieri. Gli attivisti indossavano tutti il passamontagna colorato in segno di solidarietà con il gruppo punk rock delle Pussy Riot che sono state recentemente arrestate. Hanno srotolato uno striscione e hanno letto la traduzione del testo della canzone del gruppo russo che reo di avere criticato il presidente Putin, dopodiché sono usciti tranquillamente dalla biennale. Occupy biennale si compone di militanti del centro sociale Rivolta di Venezia, Teatro Valle di Roma e Cinema Palazzo di Roma. “L’arte e l cultura – spiega occupy biennale – non sono solo eventi soprattutto in questo momento di crisi in cui i lavoratori dell’arte e della cultura vengono utilizzati come precari”.

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