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Opinioni e commenti
 

Viaggio tra gli indipendentisti corsi, dinamite contro le speculazioni edilizie e idee nuove per cambiare la politica: e adesso che c’è Hollande?
Pubblicato il 16-08-2012


“La politica francese ci ha portato solo guai e problemi, noi crediamo nell’indipendenza e nel diritto all’autodeterminazione del popolo corso”. A dirlo senza mezzi termini è Jean-Guy Talamoni, leader del partito “Corsica Libera”, ma soprattutto figura carismatica dell’indipendentismo dell’isola che diede i natali a Napoleone Bonaparte. Sì, avete capito bene. Oggi stiamo parlando della lotta politica, ma anche armata, per l’indipendenza della Corsica dal governo di Parigi.

La meta da sogno di tanti vacanzieri, quell’isola che si estende a pochi passi da casa nostra, a qualche miglia marittima dall’isola d’Elba e dalla Sardegna, è ancora l’arena di una battaglia indipendentista e nazionalista. Oltre ai partiti politici, poi, c’è anche chi spara, mette bombe e si fa vedere con passamontagna e immancabili fucili kalashnikov Ak-47 d’ordinanza, ovvero il Fronte Nazionale per la Liberazione della Corsica (FLNC). Quando l’ultimo attentato? A fine maggio, con alcune case, presunti abusi edilizi, fatte saltare in aria. “Per difendere la nostra terra”, motivano e rivendicano i militanti rispondendo a un’intervista al mensile “Corsica”. A fare da sfondo a tutto questo, leggi e tribunali speciali francesi che non ne vogliono sentir parlare di “status politico” e che considerano i militanti dell’Flnc criminali comuni, trattati però in punta di legge e diritto come terroristi. Così la lotta politica e armata in Corisca va avanti, dagli anni ’70, tra alti e bassi, dialogo e violenza, divisioni e arresti. Oggi l’elezione di Hollande all’Eliseo pone un quesito sostanziale: cambierà la politica francese nei confronti dei corsi? Si aprirà una nuova stagione di dialogo?

Per capire qualcosa in più di una situazione intricata e non semplice da comprendere dall’esterno, siamo andati alle “Ghjurnate internaziunale di Corti”, la più grande manifestazione dell’indipendentismo corso, dove da trentuno anni si dibatte di temi politici, sociali e di attualità con delegazioni internazionali, come gli irlandesi, i baschi, i catalani, i sardi, i siciliani, ovvero quelli che lottano per l’indipendenza del proprio popolo. Quest’anno, però, è una ricorrenza particolarmente importante: per la prima volta tutti gli eletti corsi, all’assemblea della Corsica, ma anche ai parlamenti di Parigi e Bruxelles, sono stati invitati e sono intervenuti per dibattere sul futuro dell’isola. Una partecipazione storica che sa di apertura a un progetto comune e che rende centrali nel dibattito politico gli uomini e le donne di “Corsica Libera”. Proprio per questo abbiamo incontrato Jean-Guy Talamoni che ci ha concesso un’intervista nel campus universitario di Corti, l’antica capitale corsa. Sguardo acceso e profondo, modo di fare gentile e cortese, Talamoni ha la stoffa del politico che sa essere leader e che non fa sconti a nessuno. E nelle sue parole si  nota la soddisfazione per una rinnovata centralità del movimento indipendentista che grazie a lui si è, ormai da anni, riunito in un’unica fazione. L’intervista viene fatta senza bisogno di interpreti: domande in italiano e risposte in corso e il dialogo va avanti senza problemi. “Voi italiani ci mettete pochissimo a imparare la nostra lingua. Sono i francesi ad avere molti più problemi”, dice sorridendo.

“Queste giornate sono un punto di partenza per un progetto comune, un dibattito che porti a una riforma istituzionale, economica e culturale, da fare tutti insieme”, ci spiega. Quali sono le proposte? “Maggiori poteri per l’assemblea di Corsica, riconoscimento del corso come lingua ufficiale, diritto di cittadinanza corsa”. Ma sottolinea: “sia chiaro, questi sono tutti passi importanti, ma noi vogliamo l’indipendenza”. Nell’Europa della Crisi, dei dibattiti su spread e misure di austerità, qui a Corti c’è chi ha una proposta che parte invece dal concetto di patria e popolo: “Oggi ci sono tre livelli di potere: l’assemblea corsa, Parigi e Bruxelles. A noi ce ne bastano due: la Corsica e l’Europa”. Secondo Talamoni, l’isola “andava male già prima della Crisi: oggi andiamo solo peggio”. Ma la Corsica, “è stata impoverita dalla politica coloniale francese”. Anche se in questo preciso momento storico il suo modo di fare può sembrare visionario e un po’ fuori dal mondo, Talamoni riesce sicuramente ad affascinare con le sue tesi e le sue parole sull’indipendenza corsa. “Abbiamo il mare, i laghi, i fiumi, le montagne, l’agricoltura. E poi gli snodi via mare e via cielo. Possiamo farcela da soli”. Uno dei problemi più grandi, per il leader di “Corsica libera”, è la “speculazione immobiliare”. “Arrivano gli stranieri ricchi e comprano la nostra terra, facendo lievitare i prezzi. Nell’ultimo anno, nel nord, i prezzi si sono alzati del 25% e la nostra gente non può più comprare”. Per questo è stata messa in campo la proposta della cittadinanza corsa e della necessità di essere residenti sull’isola da “almeno dieci anni” per poter vivere qui e comprare una casa. “Così caleranno i prezzi”, dice convinto Talamoni. Intorno a lui, gli stand delle “Ghjurnate”, le delegazioni internazionali e il dibattito tra baschi spagnoli e baschi francesi, per una patria basca unita e libera.

“Non vogliamo perdere il controllo del nostro paese, ci stanno togliendo tutto: dal controllo del mare con i porti, alla società di trasporto interno ed esterno fino all’acqua pubblica. Per non parlare della grande distribuzione che fa lievitare a comando le spese. Noi invece ci battiamo per i diritti dei corsi”. Poco prima dell’intervista, in programma c’era un dibattito sui “prigionieri politici” e le “iniziative di solidarietà”. Negli stand vengono vendute alla luce del sole magliette che raffigurano i militanti armanti dell’Flnc con slogan che recitano “uniti per la patria vinceremo”. La domanda sul senso della lotta armata, quindi, è ovvia dopo la quelle sulle rivendicazioni politiche. Talamoni non si scompone e risponde chiaro: “noi solidarizziamo e non condanniamo le azioni del Fronte. Siamo un po’ come lo Sinn Fein con l’Ira. I militanti dell’Flnc sacrificano se stessi per la causa nazionale: è l’unico movimento che si batte da sempre  per la Corsica”. Ma quando verranno deposte le armi?

“Questo bisognerebbe chiederlo al Fronte. A mio modo di vedere, solo quando la situazione sarà regolarizzata. Gli ultimi attentati contro la speculazione edilizia e non contro polizia o magistratura, a detta di molti osservatori, sono un forte segnale a Parigi. E’ po’ come dire: volete discutere con gli eletti corsi? A noi sta bene”. Nella soluzione “politica” di questo conflitto Talamoni non dimentica i prigionieri che devono essere liberati e intanto, come la legge europea vuole, riavvicinati a casa e ai propri familiari. “La questione dei prigionieri per noi è un punto fondamentale nel dialogo con Parigi”. Alla fine dell’intervista, Talamoni ci tiene a sottolineare l’importanza del fronte comune con gli altri eletti corsi. Nell’aria c’è euforia per questo incontro che sembra destinato a rimanere nei libri di storia corsi e non solo. Intanto le scritte del “Fronte” campeggiano a Corti come nelle altre città. Nei negozi di souvenir per turisti, la versione fumettata del militante armato spopola. Ma quello che colpisce è il commento della gente comune sulle azioni dell’Flnc. In tanti rispondono senza paura e senza abbassare la voce: “Fanno bene. Senza di loro avrebbero cementificato e svenduto la nostra terra”. Adesso la parola passa alla politica che deve dare risposte concrete alla gente. Mentre qui a Corti si sogna un’Europa fatta di popoli e nazioni che oggi non hanno ancora un posto sulle carte.

Tommaso Della Longa

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