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Opinioni e commenti
 

Bellocchio porta a Venezia il caso di Eluana Englaro: 16 minuti d’applausi
Pubblicato il 06-09-2012


Standing ovation per “La Bella Addormentata” di Marco Bellocchio alla Mostra di Venezia. Quattro storie per raccontare ciò che altrove sarebbe stato solo un dramma, o un’esperienza della vita, a seconda della concezione che si ha della vita stessa. Nell’Italia della laicità sempre rincorsa e mai raggiunta, però quella vicenda diventa una storia che, se non fosse dramma della libertà, sarebbe solo grottesca e melodrammatica incarnazione dell’operetta all’italiana. Nonostante il regista abbia voluto, a più riprese, sottolineare che il film non necessariamente è una pellicola sul caso Englaro, “La Bella Addormentata” riporta a quei giorni del 2009 quando, dopo anni di vicissitudini, la storia di Eluana si sviluppava nelle sue fasi più difficili in una clinica di Udine.

BELLOCCHIO RACCONTA IL SIGNIFICATO POLITICO DEL DILEMMA PERSONALE – Ma Bellocchio ha fatto di più. È andato oltre per raccontare un gioco nel quale anche chi ha agito strumentalizzando meschinamente la vicenda si interroga riscoprendosi vittima di un meccanismo all’interno del quale, in realtà, non agisce ma “è agito”. È paradossale, il maestro Bellocchio attraverso il personaggio incarnato da Toni Servillo, il politico berlusconiano “Uliano Beffardi”, ci parla del dilemma profondo del “libero arbitrio”: un terreno su cui si incontrano vittima e carnefice. Beffardi si interroga e non riesce a venire a capo del conflitto tra la sua coscienza e “l’ordine di scuderia” del partito “dell’imperatore” Silvio Berlusconi che prende corpo attraverso un serie di dichiarazioni che sono in realtà proclami vuoti. Un partito, ennesimo paradosso, che ricorda più il “soviet” che la cultura liberale alla quale dice di ispirarsi, un partito di rozzi cafoni a dispetto della raffinatezza che vorrebbe ostentare con i suoi salotti e le sue saune. Tutto poi si concentra davanti alla clinica “La Quiete” spazio pubblico e teatro mediatico che “mettere in scena” la lacerazione civile e politica del Paese.

LA CONFERENZA EPISCOPALE, «IL FILM CHIEDE UNO SFORZO IN TERMINI DI DIALOGO» – È una “valutazione pastorale” articolata e aperta, in cui si possono riscontrare elementi positivi e critiche, quella proposta dalla Conferenza episcopale italiana sul film di Marco Bellocchio. La Commissione nazionale valutazione film della Cei ha specificato che il film del regista piacentino «è da valutare come complesso, problematico e opportuno per dibattiti». Ancora si legge nella scheda di valutazione «il film può essere utilizzato in programmazione ordinaria, ben tenendo presenti le ampie sfaccettature dei temi trattati, che chiamano in causa sensibilità civili e spirituali, sfere pubbliche e private, istanze politiche difficili e dolorose».

La Cei riconosce anche il valore dell’esperienza del regista affermando che «l’autore mette il proprio, lungo mestiere al servizio di un testo quasi “semplice” e discorsivo e tuttavia punteggiato da notazioni, passaggi, soluzioni narrative coerenti con il bagaglio culturale e etico del cineasta». La valutazione si sofferma in particolare «intorno agli ultimi giorni di vita di Eluana Englaro», rispetto ai quali la Cei ritiene che Bellocchio «costruisce quattro vicende che vorrebbero essere esemplari della complessità di un dibattito, che chiede certamente a tutti uno sforzo in termini di dialogo e di reciproco rispetto per superare contrasti ruvidi, aspri, scostanti che spesso non portano a niente».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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