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Opinioni e commenti
 

A Cosenza si celebra il “Premio per la Cultura mediterranea” per ricucire le diversità
Pubblicato il 27-09-2012


Riconoscere i meriti di coloro che contribuiscono all’approfondimento e alla conoscenza delle culture mediterranee, anche nelle loro implicazioni di attualità, e al contempo favorire il dialogo e la comprensione tra le diverse espressioni culturali del Mediterraneo. Sono questi gli obiettivi che si prefigge il Premio per la Cultura mediterranea”, ideato e promosso dalla Fondazione Carical con il patrocinio del ministero per i Beni e le Attività Culturali. La cerimonia di premiazione della kermesse, giunta alla sua sesta edizione e condotta dal giornalista del Tg1 Attilio Romita, sarà ospitata oggi dalla suggestiva cornice del Teatro Alfonso Rendano di Cosenza e vedrà la presenza di personalità del mondo della letteratura e della creatività artistica di prestigio internazionale. Tra queste, Alaa Al-Aswany, scrittore e intellettuale egiziano, si è aggiudicato il premio della Sezione Cultura dell’Informazione.

Cosa rappresenta per lei la vittoria di un premio tra le sette sezioni del “Premio per la Cultura mediterranea”?

Sono molto orgoglioso di essere tra i vincitori, perché non c’è ricompensa più grande per uno scrittore che sapere di essere conosciuto, letto ed apprezzato, ancor di più quando ciò avviene oltre confine. Vorrei sottolineare che arabi ed occidentali possono essere diversi per colore, religione e cultura, ma in quanto essere umani abbiamo uguali sentimenti e pensieri. La letteratura è un meraviglioso strumento di comunicazione umana e questo premio è la prova di quello che la letteratura può rappresentare per uno scrittore: l’Arabia e l’Italia possono essere due Paesi lontani geograficamente, ma la letteratura da sempre e per sempre sarà una lingua internazionale di comunicazione umana.

Le dittature del mondo arabo stanno volgendo verso la loro fine?

Direi che stiamo vivendo la fine di tutte le dittature del mondo arabo. Dal 2000 assistiamo a questa progressiva liberazione dei Paesi arabi dai regimi dittatoriali. La fine del regime di Mubarak e, dal 2000-2001, si è avviato questo processo di liberazione: la Tunisia è stata la prima, seguita da altri paesi come Egitto, Siria, Libia, anche se adesso siamo tutti consapevoli di quale difficile situazione questi Paesi stiano attraversando.

Questi Paesi riusciranno a raggiungere la tanto agognata libertà?

Penso di sì, credo sia solo questione di tempo. Ovviamente ogni Paese vive situazioni diverse. Ci sono realtà più povere come l’Egitto e la Siria che non hanno il petrolio, ma hanno molte persone istruite tra i cittadini. Altri Paesi che, nonostante la ricchezza di risorse, non hanno rivolto la loro attenzione all’istruzione del loro popolo. Non siamo però alla fine del processo di rinnovamento, credo che tutto questo andrà avanti per 10-20 anni e, alla fine, non ci saranno più dittatori nei Paesi arabi.

Silvia Sequi

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