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Opinioni e commenti
 

Alcoa, l’operaio Pirotto che attaccò Castelli: «Senza lavoro non c’è uscita dalla crisi»
Pubblicato il 10-09-2012


«Con la chiusura dell’Alcoa si vorrebbe cancellare la storia di 40 anni della filiera dell’alluminio in Italia». Così ha detto all’Avanti! Antonello Pirotto, operaio sardo dell’alluminio divenuto famoso per aver “cacciato” l’ex ministro Castelli dalla trasmissione di Michele Santoro “Servizio Pubblico”. Anche Pirotto era tra le centinaia di lavoratori che ieri presidiavano il ministero dello Sviluppo Economico in attesa di conoscere il destino dei lavoratori dell’Alcoa. Un futuro lavorativo appeso al filo di una trattativa difficile, che si trova oggi a dover snocciolare i nodi lasciati incancrenirsi. L’ennesimo esempio dell’inadeguatezza della classe dirigente che ha guidato il Paese negli ultimi anni, impegnata a discutere leggi ad personam e a gestire scandali.

Cosa chiedete al governo?

Che non si abbandoni l’alluminio e la Sardegna. Con la chiusura dell’Alcoa si vorrebbe cancellare la storia di  40 anni della filiera dell’alluminio in Italia. Il Paese importa il 90% dell’alluminio, un settore importante per l’economia: se chiudesse l’Alcoa sarebbe la fine completa. Già hanno chiuso altre produzioni di alluminio in Sardegna: alla chiusura del primo impianto 500 lavoratori sono rimasti per strada, poi ha chiuso un secondo impianto mandando a casa 200 persone e, infine anche l’Sms alluminio ha chiuso i battenti lasciando altre 100 famiglie senza lavoro.

Si parla molto dell’insostenibilità dei costi energetici. L’Enel stessa dice che la riconversione del carbone del Sulcis, altamente inquinante e poco redditizio, ha un costo altissimo che si scaricherebbe su tasse e bollette.

Il problema della mancanza di energia deriva proprio dal monopolio dell’Enel. Proprio in Sardegna abbiamo un parco eolico che è il più grande d’Europa e una centrale che è la più grande d’Italia. Abbiamo il carbone che può essere usato se solo si volesse investire nelle tecnologie per trattenere il Co2.

Eppure proprio quell’investimento è sotto accusa: secondo molti si tratta di un investimento spropositato rispetto ai vantaggi. Che pensa dell’ipotesi di investire quella somma di denaro per la riconversione delle attività produttive dell’isola?

Si tratta di 200 milioni di euro in 8 anni. Se consideriamo che per l’eolico si spendono 16 miliardi di euro all’anno allora perché non dobbiamo investire nel nostro carbone? Anche la favola del turismo non la beviamo. Ci vuole molto tempo per una riconversione del genere e le famiglie hanno bisogno di mangiare. È stato il settore dell’alluminio ad aprire la crisi in Sardegna nel 2009 e da lì si deve ripartire. Berlusconi fece una pagliacciata andando a trovare Putin e dicendo di aver risolto il problema energetico. Non ci si può fidare delle promesse, senza lavoro non c’è uscita dalla crisi.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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