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Opinioni e commenti
 

Alcoa, Passera: «Un caso non impossibile». Ma si sono scontrati lavoratori e forze dell’ordine
Pubblicato il 10-09-2012


Si è concluso con un nulla di fatto il vertice che si è tenuto al ministero dello Sviluppo Economico con la Regione Sardegna, gli amministratori locali e le rappresentanze della multinazionale statunitense Alcoa. Dopo le imprese, oggi pomeriggio l’esecutivo incontrerà a Palazzo Chigi le organizzazioni sindacali. Mentre circa cinquecento operai dell’Alcoa di Portovesme ieri mattina si sono radunati sotto il Mise, in segno di protesta. Durante il corteo non sono mancati momenti di tensione tra i lavoratori e le forze dell’ordine, con il lancio di petardi e bombe carta. Secondo alcune fonti sindacali, presenti all’incontro al dicastero, il ministro Corrado Passera avrebbe riacceso le speranze, promettendo di impegnarsi a trovare una soluzione alla delicata vicenda. Inoltre, l’azienda statunitense di Portovesme sembrerebbe disponibile a negoziare con Klesch, la multinazionale svizzera che ha dimostrato un interesse formale per l’impianto sardo.

IL MINISTRO PASSERA HA RIACCESO LE SPERANZE SULL’ALCOA – Il responsabile del ministero dello Sviluppo Economico, Corrado Passera ha reso noto di non aver mai pensato all’Alcoa come a un «caso impossibile». Secondo quanto riferito da fonti sindacali, il responsabile del dicastero ha promesso di impegnarsi per trovare una soluzione, facendo «molta pressione sui due gruppi (Glencore e Klesch) che hanno manifestato interesse».

IL MESSAGGIO DELLA CGIL: OBIETTIVI SU REDDITI E LAVORO – Alla vigilia dell’incontro di oggi pomeriggio, è arrivato chiaro e secco il messaggio della Cigl, per mezzo del segretario generale, Susanna Camusso: «Subito una piattaforma di obiettivi raggiungibili» sui redditi ed il lavoro. Camusso ha inoltre annunciato una «grande» mobilitazione per il mese prossimo, mettendo in campo lo sciopero generale «se nella legge di stabilità non ci saranno risposte positive» su questi due fronti di primaria importanza.

LA GIORNATA DEL CORTEO TRA TENSIONI E FERIMENTI – Il corteo degli operai dell’Alcoa è durato tutto il giorno e ha fatto registrare tafferugli tra lavoratori e forze dell’ordine. Il bilancio è di circa venti persone ferite o contuse durante gli scontri: otto agenti, un dirigente, un ispettore, tre carabinieri e un finanziere. Nella Capitale erano scesi in campo circa un migliaio di forze dell’ordine per rafforzare il livello di sicurezza dopo la tensione di sabato scorso per il ritrovamento di una finta bomba sul traliccio davanti all’ingresso dello stabilimento di Portovesme.

Silvia Sequi

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Commenti all'articolo
  1. Compagne/compagni
    Come non possiamo perdere i 10/miioni di tonnellate di acciaio della Ilva/,cosi non possiamo perdere la produzione di alluminio della Alcoa.
    Quello che voglio dire è che vi sarà una legge che permette, ad uno stato e hai suoi organismi ,di intervenire quando realtà industriali rischiano la chiusura con grave danno sociale ed economico.
    Non stò invocando delle nazionalizzazioni, ma interventi con commissari che garantiscano la continuazione aziendale in attesa di trovare altri imprenditori ,che diano serie garanzie.
    Perchè commissariare? perchè se gli impianti si spengono è difficile che si riaccendono. Per lAlcoa si commissari gli impianti , si continui la produzione, non si fermano gli impianti.
    Invece per l’Ilva, i commissari intervengano, si netta in sicurezza città e impianti, poi , il signor Riva, se rimborsa gli investimenti fatti bene altrimenti va fuori dai coglioni , Lui e chi gli ha regalato L’Ilva ( questi signiri sono ancora in circolazione )
    Non dimentichiamoci mai da socialisti, che Taranto è stata messa nella condizione di sciegliere, tra il morire di cancro o il morire di fame.
    In Italia ha fallito il sistema, non tanto a poltica, avviare una politica di rilancio manufatturiero ,significa incentivare investimenti ma con imprenditori seri, non con i pescecani.
    Fraterni Saluti , Compagno Maurizio Molinari

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