sabato, 20 ottobre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Arbitri, la Casta del calcio
Pubblicato il 18-09-2012


Prendersela con gli arbitri è un luogo molto comune. E, quanto segue, sarà pieno di luoghi comuni. Perciò se siete contrari all’ovvio, abbandonate la lettura. Detto questo, parto da lontano. L’altra sera il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, ha comunicato l’esonero del suo allenatore. Da lunedì, al posto di Sannino, sulla panchina del Palermo siederà Gasperini (per quanto tempo non ci è dato sapere). Su Mediaset domenica sera facevano notare come, all’ennesimo cambio di panchina, forse sarebbe il caso per Zamparini di auto-esonerarsi. Ma i presidenti pagano (nel senso squisitamente monetario del termine) e hanno il diritto di scegliere e cambiare idea. Che le loro scelte paghino o meno, questo è un discorso diverso. Intanto Sannino, che paga un avvio di stagione zoppicante e una campagna acquisti non proprio entusiasmante, ha perso la panchina. Chi gli subentra, il Gasp, l’anno passato ha subito lo stesso trattamento da Moratti. Dalla padella alla brace, verrebbe da dire…

Paga anche quel “paraculo” (definizione cortesemente mutuata da Vialli, che in campo era un campione di eleganza, ma fuori…) di Zeman. Paga la sua coerenza: ogni volta che scende in campo e ne fa cinque beccandone sei, ogni volta che critica il sistema e sparisce sistematicamente dalla circolazione. E, a proposito, da quand’è che Vialli non allena più? La volpe e l’uva, verrebbe da dire…Insomma. Allenatori e presidenti, ognuno a suo modo, pagano. Pagano i calciatori. Prediamo Mimmo Criscito, immolato sull’altare di un codice etico che funziona in maniera a dir poco discrezionale. Qualcuno, anche se in camera caritatis, dovrà spiegargli prima o poi perché l’europeo (entrambi indagati, entrambi assolti) Bonucci l’ha giocato e perso e lui se l’è solo perso. A chi vede e a chi cieca, verrebbe da dire…

Paga Farina, quello che ha denunciato il calcioscommesse e non trova più una squadra. Per lui si sono mossi in tanti. Damiano Tommasi spera che il ragazzo trovi una squadra, Del Piero lo sponsorizza. Ma il messaggio di solidarietà più intrigante è quello di Abete: se decidesse di smettere per lui ci sarebbe sempre un posto in federazione. Tralasciando i toni, mi chiedo: ma l’onestà in questo paese paga? Il silenzio è d’oro, verrebbe da dire. Quindi pagano anche i calciatori (alcuni di loro, almeno). I tifosi,  lasciamo perdere… Loro pagano eccome. La passione per il calcio costa sempre di più: biglietti, abbonamenti, payperview, sky, premium, sciarpe, magliette, merchandising di ogni tipo. Manca solo la tassa sul tifo… Ma non lo dite in giro che poi Monti ci fa un pensierino. A chi tanto e a chi niente, verrebbe da dire. E gli arbitri? Beh… A differenza degli altri protagonisti, non rispondono mai pubblicamente dei loro errori. Presidenti, dirigenti, allenatori, calciatori, ogni santa domenica, che sia vittoria, pareggio o sconfitta (anche la più umiliante) ci mettono la faccia. E, quando esagerano, scatta la sanzione. Quando sbagliano sono puniti. Pagano, se necessario, anche multe salate. Ed è giusto che sia così. Sono i protagonisti dello spettacolo.

Ma cosa succede quando a sbagliare sono gli arbitri? Cosa succede quando rubano il palcoscenico ai calciatori e si trasformano in protagonisti rovinando lo spettacolo? Nulla. Niente interviste, niente conferenze stampa, nessuna disciplinare. Sono immuni, completamente. Anzi, per render loro la vita più facile e diluirne ancor di più le responsabilità, ne hanno aumentato il numero, prima inserendo il quarto uomo e poi i giudici di porta. Eppure questi signori hanno il potere irrevocabile di condizionare il risultato (vedi Mazzoleni in Supercoppa e Valeri in Udinese-Juventus, entrambi coadiuvati da Rizzoli). Più l’opinione pubblica (la moviola) li critica, più la federazione li difende e il selezionatore li protegge. Guai a parlare di interviste, la tecnologia poi è vista come un moloch da evitare. Il risultato. Sono gli unici che non pagano mai. Sono la vera casta del calcio. E, in questo sistema che cambia pochissimo per non cambiare nulla, ci restano solo i luoghi comuni.

Alessio Aragno

Sceneggiatore - Ala sinistra

More Posts

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento