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Opinioni e commenti
 

Caso Sallusti, Vincenzo Vita (Pd): «No al ricatto della limitazione della libertà personale per i giornalisti»
Pubblicato il 26-09-2012


Mentre la Procura di Milano sospende per 30 giorni l’esecuzione della pena nei confronti del direttore de “Il Giornale”, Alessandro Sallusti, condannato ieri in via definitiva dalla Cassazione per diffamazione a mezzo stampa, monta nel Paese il dibattito sulla libertà d’opinione. Il senatore del Pd Vincenzo Vita, intervistato dall’Avanti! ha definito la decisione della Cassazione come «un fatto molto grave, è inammissibile che il direttore di un giornale debba andare in galera». Sono in tanti, dunque, a gridare allo scandalo, affermando che l’Italia sia in fondo alle classifiche in fatto di libertà di espressione e invitando ad un intervento legislativo che modifichi la normativa.

SALLUSTI, «LA RIEDUCAZIONE E’ UNA COSA ALLA POL POT, NON VOGLIO COMPROMESSI» – Dopo la decisione dei giudici della quinta sezione penale della Cassazione, che hanno confermato la condanna a 14 mesi, l’ex direttore di Libero ha affermato che non chiederà di essere affidato ai servizi sociali come misura alternativa perché «la rieducazione è una cosa “alla Pol Pot” che non si vede più neanche in Cina». Secondo Sallusti quanto accaduto è responsabilità di alcuni magistrati che vogliono decidere «quali debbano essere i nostri primi ministri, i nostri ministri e governatori e adesso addirittura vogliono decidere chi debbano essere i direttori dei giornali». In linea con questa visione, Sallusti ha giustificato la sua scelta di rifiutare eventuali pene alternative affermando: «Io a questo gioco non ci sto vado in galera e non accetto alcun compromesso».

VINCENZO VITA (PD), NON POSSONO ANDARE IN GALERA – Rispondendo all’Avanti! sulla contrapposizione tra libertà d’espressione e garanzie individuali, invocata nell’accusa contro Sallusti, il senatore Vincenzo Vita ha sottolineato: «Se si analizza la questione in questi termini diventa molto difficile venirne fuori perché si trasforma tutto in una di quelle questioni di cui vengono a capo solo quei seminari teorici che poi non riescono a fornire alcuna reale indicazione che possa orientare un’azione concreta nella realtà». Per il senatore Pd «ci deve essere un limite non superabile, ovvero che la libertà personale di un giornalista, o di un direttore di un giornale, non può essere messa in discussione per un reato d’opinione». Per Vita non si tratta di garantire l’irresponsabilità riguardo le opinioni espresse a mezzo stampa, bensì di reclamare una sorta di “habeas corpus” per chi lavora nell’informazione. «Devono intervenire strumenti idonei per la sanzione – continua Vita – nel caso in cui si faccia un uso diffamatorio di articoli o video. L’eventuale espulsione dall’albo, pene pecuniarie, ma non è possibile che reati d’opinione, come la diffamazione a mezzo stampa, portino alla carcerazione. Non è che si debba passare a un sistema in cui chi sbaglia debba avere la assoluzione garantita, ma non può esserci il ricatto della libertà personale».

IL SEGRETARIO DEL PSI NENCINI, «UNA VICENDA ASSURDA» – «Si va in galera per le proprie opinioni nell’Iran di Ahmadinejad, come ci si andava nella Romania di Ceausescu. Non può e non deve accadere in una democrazia liberale che ha inciso nella Costituzione il principio della libertà di espressione». Così Riccardo Nencini, segretario nazionale del PSI, commenta la notizia della conferma della condanna per Sallusti, definendola «una vicenda assurda». Il segretario del Psi ha sottolineato che quando si verificano fatti del genere «significa che siamo vicini ad una china pericolosa», e che dunque «è quanto mai urgente una riforma della giustizia che elimini il carcere per i reati di opinione».

L’AVVOCATO GHEDINI, «URGENTE UNA RIFORMA» – Anche l’avvocato Niccolò Ghedini è intervenuto sulla questione: «La condanna definitiva al carcere di un giornalista per un reato di opinione dimostra in modo incontrovertibile lo stato della giustizia italiana e riconferma l’urgente necessità di una riforma globale che eviti il ripetersi di accadimenti siffatti. E’ auspicabile che governo e parlamento intervengano in tempi rapidissimi sulla materia».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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