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Opinioni e commenti
 

Alcoa, tensione e feriti. L’ira dei manifestanti: «Ci avete venduto»
Pubblicato il 10-09-2012


“Lavoro, sviluppo, occupazione”, con questo slogan numerosi lavoratori dell’Alcoa si sono diretti verso il Mise, il ministero dello Sviluppo Economico, dove è in corso il vertice con i sindacati, la Regione Sardegna, gli amministratori locali e le rappresentanze della multinazionale statunitense. Durante il corteo, non sono mancati momenti di tensione tra gli operai e le forze dell’ordine, con il lancio di petardi e bombe carta. Il bilancio provvisorio è di quattordici persone ferite. Secondo alcune fonti sindacali, presenti all’incontro al dicastero, Alcoa sarebbe disponibile a negoziare con Klesch, la multinazionale svizzera che ha dimostrato un interesse formale per l’impianto di Portovesme. Il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, è stato bersaglio di proteste e insulti. «Ci avete venduti» e «Andate a lavorare», sono state le frasi che i manifestanti gli hanno gridato contro.

TENSIONE TRA MANIFESTANTI E FORZE DELL’ORDINE, OTTO I FERITI – Al momento sono sedici le persone rimaste ferite o contuse durante gli scontri: due operai, otto agenti, un dirigente, un ispettore, tre carabinieri e un finanziere. Nella Capitale sono scesi in campo circa un migliaio di forze dell’ordine per rafforzare il livello di sicurezza dopo la tensione di sabato scorso per il ritrovamento di una finta bomba sul traliccio davanti all’ingresso dello stabilimento di Portovesme.

IL VERTICE AL MISE E IL CORTEO – All’incontro di questa mattina potrebbero partecipare anche le aziende interessate all’acquisto dell’impianto di Portovesme. Partito questa mattina da Piazza della Repubblica, il corteo ha visto in testa alcuni primi cittadini del Sulcis che hanno indossato la fascia tricolore e mostrato uno striscione con la scritta: “Sindaci in marcia per il lavoro”. Alla manifestazione sta partecipando anche Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl.

SIT-IN DEGLI OPERAI E L’OTTIMISMO DEL GOVERNATORE DELLA SARDEGNA – In occasione della manifestazione di protesta nella Capitale e dello sciopero di 24 ore proclamato dai sindacati, alcuni operai si sono radunati per un sit-in davanti all’ingresso dello stabilimento Alcoa di Portovesme, attendendo l’esito del vertice romano. Nel frattempo, il governatore della Regione Sardegna ha espresso il suo ottimismo: «Credo che l’Alcoa si possa salvare, ma vanno intensificati gli sforzi su più fronti, uno su tutti, quello delle trattative con nuovi possibili acquirenti». «A Roma oggi si gioca la partita importante di poter rallentare il processo che sta portando allo spegnimento delle celle. Rispetto ai lavoratori – ha poi aggiunto – sono tutti padri di famiglia, giovani, manifestano nel modo più civile possibile, è nel loro interesse».

Silvia Sequi

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Commenti all'articolo
  1. Compagne/compagni
    Come non possiamo perdere i 10/miioni di tonnellate di acciaio della Ilva/,cosi non possiamo perdere la produzione di alluminio della Alcoa.
    Quello che voglio dire è che vi sarà una legge che permette, ad uno stato e hai suoi organismi ,di intervenire quando realtà industriali rischiano la chiusura con grave danno sociale ed economico.
    Non stò invocando delle nazionalizzazioni, ma interventi con commissari che garantiscano la continuazione aziendale in attesa di trovare altri imprenditori ,che diano serie garanzie.
    Perchè commissariare? perchè se gli impianti si spengono è difficile che si riaccendono. Per lAlcoa si commissari gli impianti , si continui la produzione, non si fermano gli impianti.
    Invece per l’Ilva, i commissari intervengano, si netta in sicurezza città e impianti, poi , il signor Riva, se rimborsa gli investimenti fatti bene altrimenti va fuori dai coglioni , Lui e chi gli ha regalato L’Ilva ( questi signiri sono ancora in circolazione )
    Non dimentichiamoci mai da socialisti, che Taranto è stata messa nella condizione di sciegliere, tra il morire di cancro o il morire di fame.
    In Italia ha fallito il sistema, non tanto a poltica, avviare una politica di rilancio manufatturiero ,significa incentivare investimenti ma con imprenditori seri, non con i pescecani.
    Fraterni Saluti , Compagno Maurizio Molinari

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