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Opinioni e commenti
 

Dai “silurati” del RomaFictionFest alle responsabilità della Polverini. Il Consigliere Rodano (Idv) sul “Lazio-gate”
Pubblicato il 28-09-2012


Torna anche quest’anno il tanto festival e poca fiction del Roma Fiction Fest. Soprattutto se si pensa ai 13 ex dipendenti della Fondazione Rossellini che ne gestiva l’organizzazione per conto della Regione Lazio, che sono stati licenziati e mai più riassorbiti. Tra due giorni infatti si riaccendono le luci sulla kermesse, ma senza di loro. “Hanno sciolto la Fondazione Rossellini assicurando ai 13 dipendenti che avrebbero risolto la cosa e non l’anno fatto. Nella legge finanziaria per l’anno 2011, che riduceva le risorse anche alla Fondazione, si dice che avrebbero tutelato le risorse umane. Poi è arrivato il Commissario liquidatore che non ha potuto fare altrimenti che licenziare il personale”. Non usa mezzi termini Giulia Rodano, Consigliere regionale nel Lazio per l’Idv, vicepresidente della commissione Sanità e componente della commissione Cultura. Fa il punto con l’Avanti! sulla vicenda dei 13 ex dipendenti della Fondazione che a soli tre giorni dalla chiusura dell’edizione 2011 del RomaFictionFest, hanno ricevuto, senza preavviso, la lettera di licenziamento. Ma parla anche della bufera che ha portato ieri alle dimissioni ufficiali del governatore Polverini inchiodandola alle sue responsabilità.

CHI HA CREATO IL BUCO DI BILANCIO? – La Fondazione dopo diversi mesi travagliati, con finanziamenti in grande ritardo o parziali da parte della Regione Lazio, accumula un buco di bilancio che ha portato alla messa in liquidazione della Fondazione. A chi la responsabilità di questo ‘buco’? “E’ proprio questo il vero problema: il buco – aggiunge la Rodano – lo ha prodotto la stessa Polverini che ha non provveduto a garantire le risorse economiche alla Fondazione”. Dalla padella alla brace. “Nel 2011 la gestione del Festival è stata affidata alla società privata Apt (Associazione Produttori Televisivi), ma senza passare per alcun bando pubblico”.

RODANO, GLI UNICI AD AVER PAGATO SONO I DIPENDENTI – Ci si aspetterebbe che con la Fondazione affidataria della gestione dell’evento in liquidazione, il festival chiuda. E invece no. “Loro hanno smantellato la Fondazione ma non il festival – continua la Consigliera – sembra una vendetta contro i lavoratori. La Polverini prima ha detto sciolgo la Fondazione cavalcando la lotta agli sprechi, ma solo per demagogia e poi rendendosi conto che il festival funzionava molto bene è tornata sui suoi passi affidandola ad Apt e, infine, quest’anno a Sviluppo Lazio”. Risultato? “Gli unici che ne hanno pagato le spese sono i 13 ex dipendenti ingannati e abbandonati. Una vera e propria sceneggiata alla Polverini. Poteva non licenziarli ma passarli a un’altra società esterna. Ormai, una volta licenziati è molto difficile farli riassumere”.

POLVERINI E QUELLE DIMISSIONI ARRIVATE IN RITARDO – A poche ore dalle dimissioni rassegnate ufficialmente e non solo in tv dell’ex governatore Polverini c’è da chiedersi a cosa sia dovuto tutto questo ritardo. “Finalmente si è dimessa, meglio tardi che mai. Perché tutto questo ritardo? Voleva nominare un discreto numero di dirigenti e perché forse intendeva rinviare le elezioni. Una cosa inaccettabile – chiosa la Rodano – Con la giusta volontà politica sarebbe stato possibile, anche riducendo gli attuali consiglieri da 70 a 50, votare a novembre. Nel frattempo ha preso tempo e si è vendicata tagliando tutti quelli legati, come leggo sui giornali, a Antonio Tajani. Sono esterrefatta che lei abbia tenuto in Giunta per due anni assessori di cui non si fidava”.

E se la Polverini avesse continuato a prender tempo? “Avremmo dovuto chiedere la convocazione immediata del Consiglio e votare una mozione di sfiducia”. La Polverini intanto continua a dire che lei non era al corrente dell’allegra gestione dei fondi in Consiglio regionale. “Le spese del Consiglio sono nel bilancio della Presidenza della Giunta. Il suo assessore al bilancio non poteva non sapere. Lo stesso assessore – conclude la Rodano – che tagliava alla Cultura non poteva non sapere ad esempio che una di queste voci, quella per le spese postali, fosse stata quasi raddoppiata, spesa che tranquillamente poteva essere spostata su altre voci. Personalmente ho il solo rammarico di aver controllato unicamente il bilancio relativo alle mie competenze”.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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