giovedì, 22 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

I misteri di Di Pietro
Pubblicato il 03-09-2012


Un folto pubblico ha partecipato sabato alle 18 al dibattito tra gli onorevoli Mauro Del Bue e Bobo Craxi alla festa dei socialisti reggiani che si è svolta al Parco Pertini di Cavriago. Del Bue ha sottolineato le tre sconcertanti novità emerse dalle interviste dell’ex ambasciatore americano Bartholomew e dell’ex console americano a Milano Semler. La prima è che Bartholomew abbia invitato alcuni magistrati, tra i quali il giudice dell’Alta Corte Scalia, nel suo uffici, preoccupato “delle violazioni dei diritti degli imputati” e del venir meno dei “capisaldi del diritto anglosassone”.

Che fine abbia mai fatto quella denuncia non è dato sapere. Si tratta d’una inversione di tendenza, e siamo già nel 1993, rispetto all’atteggiamento americano su Tangentopoli che aveva preso corpo con il completo appoggio dell’amministrazione americana a Di Pietro. La seconda novità, che conferma questa tesi, è che fossero periodici gli incontri tra Di Pietro e il console americano a Milano Semler. D’altronde, che perfino D’Ambrosio se ne lamenti oggi appare davvero sintomatico di un mistero grande che Di Pietro aveva tenuto anche nei confronti degli altri magistrati del Pool. Infine la terza: e cioè che Di Pietro abbia confessato a Semler che di lì poco (si era nell’autunno del 1993) Craxi e la Dc sarebbero stati distrutti. Il primo avviso di garanzia a Craxi è del dicembre del 1992.

Quindi un anno prima era già tutto scritto? Bobo Craxi ha ricordato che molte supposizioni di allora acquistino adesso ben altra dimensione. E diventino fatti. E cioè che dietro Di Pietro si celasse la mano americana. E allora gli Usa potevano avere molti interessi a un cambio di regime in Italia. La politica estera, giudicata troppo filo araba di Craxi e Andreotti, la vicenda di Sigonella che ancora pesava nel giudizio americano, assieme al rifiuto di concedere agli Usa l’uso delle basi in Italia per bombardare la Libia, erano questioni che potevano essere giudicate dagli Usa con una lente diversa dopo la fine del comunismo.

Craxi ha poi ricordato che questo non assolve i vecchi partiti dai reati commessi, e cioè dalla pratica delle tangenti, ma spiega perché le indagini siano state indirizzare a senso unico, colpendo qualcuno e assolvendo altri. Infine, sia Del Bue che Craxi hanno rilanciato l’idea di una commissione parlamentare d’inchiesta su Tangentopoli, sempre negata e oggi quanto mai necessaria per offrire di quella pagina, così rilevante della storia recente del nostro Paese, una versione obiettiva e convincente.

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