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Opinioni e commenti
 

In Sicilia Fava sceglie il “ticket” con la Marano. Labellarte (Psi): “Deriva personalistica”
Pubblicato il 28-09-2012


Dura lex, sed lex. Nonostante sia stata enfaticamente definita da qualcuno “un golpe politico” e un “attacco alla democrazia”, la questione del ritiro della candidatura a presidente della Regione Sicilia di Claudio Fava è semplice, lineare e non dovrebbe lasciare spazio alle polemiche. «Faccio un passo indietro in segno di rispetto, ma questa è una vicenda che non ha precedenti nella storia repubblicana» ha detto l’esponente di Sel, aggiungendo che «non ha precedenti un ministro dell’Interno che interviene per giudicare illegittima sul piano delle forme la candidatura alla presidenza della Regione, offendo delle motivazioni bizzarre, confuse e piuttosto fantasiose». Ma le motivazioni forse non sono così “fantasiose” o “bizzarre” visto che c’era una deadline per l’acquisizione della residenza sull’Isola e lui non l’ha rispettata. Fine. Si è davvero trattato della prima volta? Allora bene che si sia iniziato a far rispettare le regole. C’è chi ha tirato in ballo quello che è successo in Lombardia con Formigoni, ma anche quello non è un argomento: siamo al vecchio “se gli altri sbagliano allora posso sbagliare anch’io”. Invece no. Meglio dire che, questa volta, la Sicilia è una Regione che ha dimostrato di essere “più legale” della Lombardia.

IL NODO DELL’IRREGOLARITA’ SULLA RESIDENZA – L’irregolarità che ha costretto Fava a rinunciare alla corsa come presidente dell’Assemblea Regionale siciliana riguarda non i termini di presentazione delle liste, ma la questione del requisito della residenza per l’iscrizione nelle liste elettorali. La legge, infatti, prevede che un candidato alla presidenza nelle elezioni regionali debba avere acquisito la residenza in un comune dell’isola non oltre 45 giorni prima della data della consultazioni. In questo caso la data delle elezioni è fissata per il prossimo 28 ottobre. Il termine scadeva dunque il 13 settembre, mentre Fava avrebbe acquisito la residenza in Sicilia soltanto il 18 settembre, cioè con 5 giorni di ritardo rispetto ai dettami della legge siciliana.

IL “TICKET” CON LA SINDACALISTA FIOM GIOVANNA MARANO – “Che fare?” diceva qualcuno. Di sicuro Fava un’opzione ce l’aveva, e sarebbe stato facile intuirla e adottarla. Alla luce degli equilibri che, a livello nazionale, legano le forze progressiste avrebbe potuto dire “bene, allora che si concentrino le forze per far eleggere Crocetta, candidato del centrosinistra”. E invece no. Dopo consultazioni febbrili, e dopo che la Borsellino aveva “dato picche” come possibile candidato sostitutivo, Fava e i suoi decidono di proporre una “candidatura di servizio” come l’ha definita la stessa Giovanna Marano. La sindacalista della Fiom, che correrà per la Presidenza della Regione siciliana con il “ticket” offertole da Fava, ora candidato vicepresidente ma unico “mastermind”, ha commentato: «Può diventare un’opportunità per i siciliani di credere nella politica». Ma può anche diventare un’opportunità persa per il centrosinistra siculo di unire le forze e governare l’Isola portandola fuori dal baratro nel quale l’ha trascinata Raffaele Lombardo.

LABELLARTE (PSI), «MA NON E’ UNA COSA SERIA, INTERVENGA VENDOLA» – “Ma non è una cosa seria” avrebbe detto Luigi Pirandello per commentare una proposta politicamente  insostenibile. Con questa citazione Gerardo Labellarte, responsabile nazionale Enti Locali del Psi, ha commentato la notizia del ticket Marano-Fava. Secondo Labellarte, di fronte a quella che definisce una «deriva personalistica» ci vorrebbe un intervento preciso e diretto dello stesso Vendola per riallineare le scelte di Fava. «Fava anziché prendere atto del fallimento, per sua esclusiva responsabilità, di un disegno tanto legittimo quanto destinato a generare la sua sconfitta, mettendo seriamente a rischio la vittoria del Centrosinistra siciliano che oggi più che mai è a portata di mano, e fare un passo indietro, agevolando la ricerca di una rinnovata solidarietà nel campo progressista, si inventa un singolare ticket, al solo scopo di restare ostinatamente in gioco in una competizione alla quale per la legge e non come sostiene lui, per un golpe politico, non può partecipare».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

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@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Non avrei mai pensato che quello che rimane della grande tradizione socialista fosse svenduto per poche poltrone,senza neanche discutere al PD ,visto che il PSI,tra l’altro,appoggera’ Bersani alle primarie,senza neanche mettere in campo un proprio candidato.Vergogna politica,Votero’ e faro ‘votare Vendola,Bettino avrebbe avuto coraggio!

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