sabato, 21 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Festa Socialista: Bersani a confronto con Nencini sulle scelte per l’Italia
Pubblicato il 19-09-2012


La terza giornata della Festa Socialista, in corso a Perugia, ha ospitato ieri l’incontro dal tema “Italia, nazione d’Europa” che ha visto a confronto il leader del Pd Pier Luigi Bersani e il segretario nazionale del Psi Riccardo Nencini, intervistati da Bianca Berlinguer, direttore del Tg3. La giornalista ha aperto il dibattito chiedendo se l’accordo dei primi di agosto, tra Bersani, Casini, Vendola e Nencini fosse messo in discussione. «Si tratta di una fase in cui le forze si dispongono, avendo già fissato una cornice nella quale muoversi. Il campo comunque è tracciato», ha dichiarato Bersani. «Le primarie di coalizione sono un documento condiviso, presentato alla fine di luglio sul quale le forze politiche della sinistra riformista si sono incontrate e confrontate. Il ciclo politico di questi 20 anni si è chiuso», ha aggiunto il segretario del Psi.

LO STATUTO DEI LAVORATORI – Sul tema dello statuto dei lavoratori il leader del Pd lo ha definito «un fatto di civilizzazione e di cittadinanza epocale. I socialisti hanno diritto alla coccarda per lo statuto dei lavoratori. Una figura come Giugni non può essere dimenticata», ha ricordato Bersani. Sulla produttività ha poi aggiunto che questa «richiede la disponibilità del lavoro e le flessibilità organizzative», ricordando che una triangolazione con il governo è necessaria, e che bisogna «trovare patti esigibili tra impresa che investe e la disponibilità del lavoro».

BERSANI SU CASINI – Dopo aver dichiarato che «il punto di immagine e credibilità portato da Monti del nostro Paese deve essere un punto di non ritorno», sull’intesa di luglio per le primarie, alla quale aveva fatto riferimento Nencini, Bersani sostiene che «garantisce la solidità della maggioranza. E seleziona la responsabilità fino al punto di essere molto chiari con chi vuole prendersela. Il contrario di populismo è popolare, quindi tutto questo lo faremo con la partecipazione». Il leader del Pd ha aggiunto che si stanno formando «luoghi moderati che non se la sentono più di andare a braccetto con formazioni populiste»

BERSANI E LA LEGGE ELETTORALE – Sulla legge elettorale Bersani ha sottolineato che «il Pd ha consegnato in Senato l’ipotesi di compromesso», invitando gli altri a fare la stessa cosa, poiché si deve discutere davanti al Paese, «non nelle segrete stanze». La proposta del partito democratico «prevede quattro punti fondamentali: il primo riguarda un premio di maggioranza del 15%, perché se in Europa e nel mondo passa l’idea dell’ingovernabilità per l’Italia sarebbe la palude; il secondo concerne le preferenze: ogni cittadino deve poter scegliere, noi preferiamo i collegi maggioritari; il terzo fa riferimento alle donne: vogliamo mettere una norma sulla parità di genere; infine, abbiamo proposto una norma per evitare la creazione di gruppi parlamentari che si creano dalla sera alla mattina alla Scilipoti».

NENCINI SUL CANDIDATO SOCIALISTA ALLE PRIMARIE – Alla domanda se ci sarà un candidato socialista alle primarie, Nencini spiega che si tratta di «elezioni e queste non esistono senza una regola, l’averlo già fatto non significa doverlo rifare. Sarebbe il caos. È necessario dunque fissare delle regole». Secondo il segretario del Psi, è necessaria una certificazione di appartenenza: «Non voglio che il mio candidato a Palazzo Chigi venga eletto da un italiano che vota Storace», ha dichiarato. «Potrebbe accadere che le primarie indichino il futuro presidente del Consiglio». Sulla possibilità di presentare alle primarie un proprio candidato il segretario del Psi ha aggiunto: «Bersani sarà il nostro se sarà un candidato socialista, in ogni caso decideremo nell’incontro di ottobre dell’Internazionale socialista».

In merito al sindaco di Firenze Matteo Renzi, il segretario nazionale del Psi, chiarisce: «Si può anche rottamare, ma c’è anche chi è ancora in garanzia: Matteo aveva detto che avrebbe governato la città, questa era la promessa che aveva fatto ai cittadini di Firenze». Su una propria candidatura Nencini ha detto che è un’ipotesi, ma che c’è anche quella di una personalità che rappresenti quella parte dell’Italia che sembra priva di cittadinanza e di rappresentanza. Al tempo stesso il segretario del Psi ha annunciato che nella campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica «con noi saranno Placido Rizzotto (sindacalista di Palermo nonché nipote dell’omonimo sindacalista del Psi ucciso 64 anni fa ndr.) e Beppino Englaro, padre di Eluana».

BERSANI: «IERI ERA LA GIORNATA DI RENZI È L’HO RISPETTATA» – In riferimento alla candidatura del sindaco di Firenze, Bersani ha detto che: «Ieri è stata la giornata di Renzi e l’ho rispettata», ma ha sottolineato che è essenziale voltare pagina «dopo un decennio disastroso» e che non devono esserci «ambiguità su questa cosa», perché non bisogna oscurare l’impegno e la promessa di un cambiamento rispetto all’esperienza berlusconiana. Alla domanda se resterà segretario, il leader del Pd afferma: «In ogni caso noi l’anno prossimo abbiamo la possibilità di mettere in moto energie nuove, e comunque non dovrò dirlo prima di tutto in televisione».

BERSANI SU REFERENDUM CONTRO MODIFICHE ALL’ART. 18 –  Il leader del Pd ha voluto ricordare che «un referendum non può essere svolto nell’anno delle elezioni», e che comunque si tratta di temi che non possono essere affrontati in via referendaria. Bersani ha poi ricordato che c’è stata una battaglia su quelle norme, «dove si provò a far passare l’idea che il posto di lavoro fosse monetizzabile, che noi combattemmo fortemente». Secondo il segretario del Psi, il leader di Sel, Nichi Vendola ha ammesso di aver sottoscritto il referendum per ripristinare l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori perché «non si può allontanare troppo dai voti della Fiom». «C’è una riforma che rilancia l’apprendistato, lasciamo che la legge Fornero approdi in Parlamento e là poi la discuteremo. Quello che posso dire è che io non avrei assunto quella posizione», ha concluso Nencini.

LA CONSIDERAZIONE DI NENCINI SUL LAVORO – Il segretario del Psi ricorda che ci sono 50/60 miliardi che il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera ha promesso per lo sviluppo, «ma non vedo provvedimenti normativi del governo per la loro collocazioni. Non sono mai stato per le nazionalizzazioni – ha proseguito – se il governo italiano dovesse occuparsi di settori strategici per lo sviluppo non ne sarei stupefatto», poiché si tratta di settori dei quali lo Stato non può fare a meno. Su come si possano trovare le risorse, Nencini ha spiegato che uno strumento è quello della patrimoniale sulle grandi ricchezze che «sarebbe equa, mentre l’Imu non lo è». In questo modo sarebbe possibile rilanciare gli investimenti, ricordando che «a parità di mestiere sulla politica si riscuote tutti in parti uguali». Per Bersani l’attuale situazione in cui si trovano Alcoa e Sulcis è dipesa dal fatto che sono state vicende non seguite per anni. Il leader del Pd prevede inoltre un autunno difficile: «La crisi non è superata, dopo la Grecia siamo il Paese più in recessione. È necessario considerare meglio e di più l’economia reale».

BERSANI SU PD E PDL – Bersani ha ricordato che il Pd «non sarebbe qui se nessuno avesse aperto la strada. Ma c’è una generazione che è nata con il Pd e che non viene da esperienze precedenti. Dobbiamo dare loro spazio e visibilità. Comunque, si discute di noi perché parliamo e ci confrontiamo e non del Pdl, perché loro non hanno ancora deciso nulla». Il leader del Pd ha poi ribadito la necessità «d’impiantare una democrazia che somigli a quelle europee, perché altrimenti siamo zavorrati, considerato che così il sistema non può funzionare».

Silvia Sequi

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Commenti all'articolo
  1. Ho assistito al dibattito tra Bersani e Nencini riferito in modo puntuale da Silvia Sequi. Tra le risposte date dal segretario del Pd alla moderatrice Bianca Berlinguer mi è sembrata significativa quella sul suo possibile ritiro dall’incarico di guidare il partito dopo le prossime elezioni. Significativa non tanto per la contingenza politica, quanto per il riferimento alla necessità di dare spazio a una generazione cresciuta nell’esperienza di quel partito, senza il bagaglio cioè di precedenti appartenenze (democristiane e comuniste, ma anche di non pochi socialisti). Mi sembra invece che il PSI, dopo un ventennio di “dannatio memoriae” – certo imputabile a forze e circostanze avverse, ma non solo e non senza responsabilità della classe dirigente travolta nel 1992 – dovrebbe confrontarsi e interagire con quella stessa generazione in modo diverso. Sarebbe infatti un servizio politico in senso stretto presentare e rivendicare, anche in un contesto tanto mutato e con interlocutori dalle condizioni sociali e culturali tanto diverse, le parole del socialismo – lavoro e diritti, prima di tutto, ma anche speranza e giustizia sociale – che hanno segnato il progresso nazionale, europeo e mondiale. I socialisti, in particolare, non possono accettare che il lavoro sia considerato solo una variabile del processo economico, nella disponibilità di altre varianti più forti, a partire dalla speculazione di una finanza depredatoria in gran parte formata da capitali di origine criminale in senso lato e spesso in senso stretto.
    Quanto alla legge elettorale, il presunto primato della governabilità che da un ventennio è diventato un totem in Italia, di governo dei mutamenti sociali ne ha prodotto ben poco e ha anzi consentito un arretramento delle tutele, vincenti attacchi ai diritti, un palese allargamento della forbice tra i pochi che hanno ricchezze sfacciate e i moltissimi che hanno sempre meno. Nel dibattito sull’argomento credo che sia ora di reintrodurre il tema del diritto di tribuna. Anche nell’interesse del partito, dato che i 120 anni della sua storia ci hanno insegnato che quando la voce socialista viene soffocata l’Italia precipita in un paio di decenni di dittatura, effettiva o mediatica che sia.

  2. Ho avuto l’opportunità di conoscere Bersani quando è stato vice e presidente della Regione Emilia-Romagna e se abbiamo, come PSI, raggiunto l’attuale convergenza è dovuto ad una persona distante dal settarismo.
    silvio minardi
    ex seg.regionale uil enti locali E.R

  3. Caro Pierluigi , non si tratta di atto di lungimiranaza politica il ” suo possibile ritiro ” dall’incarico di guidare il partito dopo le elezioni , ma certamente di necessità; per icompatibiltà ed opportunità nel caso di vittoria (primo ministro e segretario di partito) e per fallimento in caso di sconfitta (dimissioni spontanee o cacciato da “rottamatori ed altri).

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