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Opinioni e commenti
 

Fiat: dopo l’incontro con Marchionne Monti tira dritto, ma Bersani non ci sta
Pubblicato il 23-09-2012


I dubbi e le critiche di partiti e sindacati sull’esito del vertice con la Fiat, tenutosi sabato, non preoccupano più di tanto il governo. A palazzo Chigi si continua a ritenere soddisfacente l’incontro: in particolare per l’impegno del Lingotto a rimanere in Italia che, si rimarca, alla vigilia era tutt’altro che scontato. In cambio il governo si è impegnato a trovare soluzioni che rafforzino la competitività dell’azienda, magari attraverso agevolazioni alle esportazioni. Ma soprattutto puntando sul fronte contrattuale per accrescere la produttività del sistema industriale.

LE CRITICHE DEI PARTITI – Non risultano contatti fra Mario Monti, rimasto a Roma in attesa di partire per gli Stati Uniti, e le forze politiche della maggioranza. Nessuna telefonata. Nemmeno con Pier Ferdinando Casini che sul tema si è insolitamente smarcato dalla linea del governo dicendosi “preoccupato” per l’evoluzione della trattativa. Critico il segretario del Pd Pierluigi Bersani: “Nonostante gli sforzi del governo, mi pare che il problema Fiat rimanga del tutto aperto. Al tavolo di ieri c’era un convitato di pietra e cioè una nuova stagione di ammortizzatori sociali costosi per i lavoratori e per lo stato, senza una prospettiva sicura”. Più morbido il giudizio espresso da Angelino Alfano: “Certamente positivo l’avvio di un percorso condiviso tra Fiat e governo nel corso del quale dovrà essere protetto il reddito dei lavoratori”. Il segretario del Pdl chiede all’esecutivo di “individuare misure per la generalità delle imprese e non solo per Fiat”.

UN RISULTATO TUTT’ALTRO CHE SCONTATO – Nonostante le critiche, a palazzo Chigi, non si registra sorpresa: “E’ normale che i partiti segnalino i loro timori”, hanno spiegato fonti di governo vicine al presidente del Consiglio, “anche perché siamo in campagna elettorale” e comunque “le critiche sono rivolte all’azienda, non al tentativo di Monti”. Il premier, dunque, non intende cambiare rotta. Anzi. Ritiene che più di così non si potesse ottenere viste le condizioni date. Riconosce, come sottolineano in tanti, che l’incontro non ha risolto tutti i problemi. “Non poteva che essere così”, sottolinea una fonte di governo, che rimarca però come l’impegno di Fiat a restare in Italia fosse “tutt’altro che scontato alla vigilia del vertice”. Anche la conferma da parte del Lingotto di non voler investire in Italia fino a quanto non arriverà la ripresa è ritenuta una scelta legittima.

I RISULTATI DELL’INCONTRO E I NODI DA SCIOGLIERE – La condivisione della strategia, però, non vuol dire che tutti i nodi siano stati sciolti. Anzi. La presenza della Fiat in Italia, e con essa il mantenimento dei livelli occupazionali, dipende dalla capacità di rendere più competitivo il sistema produttivo italiano. Ma per farlo bisogna mettere in condizioni l’azienda di produrre i modelli destinati al mercato extra-europeo a costi simili a quelli di altri Paesi. A questo servirà il tavolo tecnico, affidato al ministro Corrado Passera, che dovrà da un lato verificare margini per incentivi in favore dell’export e dall’altro agevolare accordi fra azienda e sindacati sul versante della produttività. Sul primo fronte si lavora a diversi aspetti: l’azienda ha posto sul tavolo l’ipotesi di una riduzione del cuneo fiscale, magari grazie ad un taglio dell’Irap per i prodotti destinati all’export; ma si ragiona anche su facilitazioni al credito e sui margini presenti nei regolamenti dell’Omc. Dal canto suo il governo punta molto sul lato contrattuale e sulla possibilità di ridurre il costo del lavoro attraverso una maggiore flessibilità e premi alla produzione. Sulla falsariga di quanto si sta tentando di fare nel tavolo aperto fra imprese e sindacati, citato non a caso proprio da Monti durante il vertice di sabato. La Fiat, insomma, dovrebbe essere il banco di prova di quello che il premier vorrebbe veder esteso a tutte le altre realtà industriali italiane.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. Bene la montagna ha abordito il topolino.
    Cosa vuol dire ” la Fiat resterà in Italia”.
    Ci resta per fare le ferie ( in fondo siamo il bel paese) o per fare investimenti?
    Se per fare gli investimenti aspetta i tempi migliori, sarà tardi gi atri si saranno già posizionati. Il problema è che in Italia e in Europa , a Fiat perde terreno molto di più dei suoi concorrenti, il suo problema è strutturale, la produttività si fà con gli investimenti non togliendo i tempi agli operai , per andare in bagno.
    Monti sbaglia , ma Lui ha ancora 6 mesi di vita , spetta a noi e hai nostri alleati preparare la vera proposta alla Fiat , non possiamo più perdere posti di lavoro
    fraterni sauti , Compagno Murizio Molinari ed. di Torino

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