mercoledì, 17 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

REGIONE LAZIO, ROMANZI (PSI): «DIFFICILE CHE IL GOVERNATORE NON SAPESSE»
Pubblicato il 20-09-2012


Dopo il terremoto scatenato in Regione Lazio dal caso “Fiorito” tremano le fondamenta del Pdl. Per tutta la giornata di ieri si sono susseguite voci circa le possibili dimissioni del presidente Polverini che, dall’esplosione dello scandalo sull’utilizzo di ingenti risorse pubbliche a scopo privato, invoca invano una profonda azione di pulizia interna verso quelle che ha definito le “mele marce” della giunta. «Sono stanca, molto stanca. O la smettono o la storia la faccio finire io» aveva dichiarato Renata Polverini prima che si dice fosse andata al Viminale dal ministro Cancellieri per informarsi sui tempi tecnici del ritorno al voto, scatenando cosi’ il toto-dimissioni. Ma, a giudicare dalle reazioni convulse di queste ore, fatte di accuse reciproche all’interno del Pdl e di foto di feste lussuose a spese dei contribuenti diffuse dagli stessi pidellini, potrebbe non trattarsi proprio di casi isolati. «Questa è chiaramente una problematica che investe tutto il centrodestra, quindi il presidente Polverini ha la piena responsabilità perché è davvero difficile che non sapessero cosa stesse accadendo» ha dichiarato in un’intervista all’Avanti! Luciano Romanzi, consigliere del Psi alla Pisana.

IL CAVALIERE TRATTA CON GLI EX AN – Nonostante Silvio Berlusconi avesse cercato di sminuire il problema di fronte all’insofferenza dei vertici dell’ex An, gli sviluppi e le voci che si sono rincorse in merito alle minacce di dimissioni da parte della Polverini, peraltro non ancora smentite, hanno costretto il Cavaliere ad una riunione a palazzo Grazioli con La Russa e Gasparri alla presenza di Angelino Alfano. Gli ex An starebbero valutando, di fronte a una possibile rottura in casa Pdl, il ruolo da giocare e un’eventuale scissione. L’incontro sarebbe dunque servito a La Russa e Gasparri per ribadire il loro no alla proposta di riforma elettorale che prevede collegi e premio al primo partito e rilanciare invece le preferenze. Al termine del vertice, l’ex ministro della Difesa ha dichiarato che, in questo momento, la priorità è «creare le condizioni per vincere, non bisogna correre né per perdere né per pareggiare».

La Polverini ancora non si dimette.

Sinceramente mi sembra ridicolo che, dopo tutte le vicende che hanno creato imbarazzi così profondi, la Polverini non si sia dimessa. Questa è chiaramente una problematica che investe tutto i centrodestra quindi il presidente Polverini ha la piena responsabilità perché è davvero difficile che non sapessero cosa stesse accadendo.

La Polverini si è giustificata parlando di casi isolati, di “mele marce”.  

Allora se è vero che si è trattato di casi isolati è sua responsabilità della Polverini di fare nomi e cognomi e di cacciare dalla maggioranza chi si è reso responsabile dello scandalo. Noi chiederemo di farli allontanare dal Ministero dell’Interno. Oltretutto il centrodestra dimostra scarso senso di responsabilità visto che, con l’antipolitica montante nel Paese, danno adito a chi cavalca questo fenomeno di accomunare tutta la politica con queste pratiche degeneri.

Cosa ha fatto di concreto fino ad ora la Polverini?

La versione ufficiale è che si deve fare chiarezza dentro la maggioranza. Ad oggi non si è ancora capito bene cosa sia successo. È come se dicesse “laviamo i panni sporchi in famiglia”, ma non capisce che non è possibile una cosa del genere perché c’è chi ha fatto uso personale dei fondi pubblici.

Quali misure proponete voi?

Venerdì dovrebbe passare all’unanimità un atto per la riduzione delle commissioni da 16 a 8, ma questa è una proposta nostra. Oltretutto è una rivisitazione della nostra proposta perché noi chiediamo che le commissioni siano 8 e ci sia l’abolizione delle commissioni speciali che, a dimostrazione della nostra correttezza, attualmente sono commissioni del centrosinistra. Inoltre, un’altra proposta del gruppo socialista era quella di portare lo stipendio dei consiglieri al 65% di quello dei deputati, com’era all’inizio.

Secondo lei perché la Polverini non ha voluto chiamare in causa direttamente gli eventuali responsabili?

L’interesse a non fare i nomi deriva dal fatto che il presidente Polverini ha paura di spaccare la maggioranza. Senza dubbio individuare alcuni soggetti determinerebbe la liquefazione, il vero e proprio crollo della maggioranza stessa. Inoltre, ribadisco che, secondo la mia opinione, il problema non riguarda solo mele marce isolate perché altrimenti non si giustificherebbe la visita dal ministro: non ci si riunisce con il Ministro dell’Interno per un caso isolato che riguarda una singolo consigliere, ma è evidente che il problema è più complesso e potrebbe investire larghi settori della maggioranza.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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