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Opinioni e commenti
 

Il Presidente dell’Umbria Marini: «Rendere omogenee le spese per la gestione dei gruppi consiliari»
Pubblicato il 27-09-2012


L’iniziativa sui tagli ai costi della politica è stata decisa all’unanimità durante la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. E sia il presidente Napolitano che il governo hanno espresso il loro apprezzamento sul documento che prevede una serie di misure restrittive in tema di spese. Mentre il progetto di autoriforma delle Regioni fa discutere il mondo politico, Avanti! ha fatto il punto con Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria, già sindaco di Todi ed eurodeputato.

L’iniziativa di ieri delle Regioni non le sembra una corsa ai ripari?

No, devo dire che la situazione è molto differenziata tra le Regioni. Molte di queste hanno tetti e indennità. Quella di ieri è stata un’assunzione di responsabilità a dire che è giunto il momento di mettere criteri omogenei e tetti che siano validi per tutti, a cominciare dai costi. Un’altra cosa riguarda tutte le spese, anche quelle ai gruppi politici, che non sono sottoposte alla verifica della Corte dei Conti. Nella mia Regione – l’Umbria – i rendiconti dei capigruppo consiliari sono parte integrante del bilancio del Consiglio regionale, trasmessi alla Corte dei Conti che può accedere alla documentazione di supporto a queste spese. Ad esempio fatture, giustificativi delle spese che restano agli atti del Consiglio regionale. Ciò che accaduto non danneggia solo la Regione Lazio e solo quei consiglieri, ma ha un effetto dirompente. È necessario che si mettano dei criteri a livello nazionale, validi per tutti, sia per le Regioni ordinarie che per quelle a Statuto speciale. Sono d’accordo sulle competenze e le politiche fiscali di quest’ultime, ma dico “no” alla storia della specialità per giustificare i costi della politica differenziati.

Secondo lei le proposte avanzate sono sufficienti a contenere la spesa delle Regioni?

Le iniziative di ieri sono un segno molto forte e rappresentano una proposta che il governo valuterà. Credo sia necessario che Giunte e Consigli regionali si adeguino in tempi rapidissimi, onde evitare che ad essere messa in discussione sia la reputazione delle Istituzioni.

Ci sono Regioni virtuose che dovrebbero dare il buon esempio come Umbria e Toscana.

Sì, nella mia Regione, ma anche in Emilia Romagna, Toscana e Basilicata, noi presidenti abbiamo circa 7.400 euro circa come indennità. Ritengo sia una cifra più che dignitosa per il ruolo ricoperto. Questi esempi di buone pratiche credo possano essere estese a tutte le Regioni.

Secondo lei, il governatore dimissionario Polverini, “poteva non sapere” di come venivano utilizzati i fondi del gruppo Pdl in consiglio?

Il presidente della Giunta è colui che decide il budget da assegnare al Consiglio. Nella mia Regione abbiamo tagliato alcuni capitoli di bilancio, decidendo anche la riduzione dei costi di funzionamento del Consiglio regionale. Dal 2010 ad oggi i costi di funzionamento si sono ridotti da 23 a 20 milioni. La Giunta non solo conosce le regole che il Consiglio si dà, il presidente può non sapere il comportamento dei singoli consiglieri, la quantità di denaro e come questa viene utilizzata. Oltre a ciò, il presidente della Giunta è anche consigliere regionale, concorre dunque alla definizione delle regole del Consiglio.

Cos’è accaduto dunque negli ultimi anni?

C’è stata una sorta di degenerazione autonomista dei Consigli rispetto alle Giunte. Spesso l’autonomia è stata interpretata come una sorta di separatezza.

Silvia Sequi

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