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Opinioni e commenti
 

Ilva, il gip rigetta il piano dell’azienda e intanto i precari di nuovo in cima sull’altoforno
Pubblicato il 26-09-2012


Niente facoltà d’uso per gli impianti Ilva posti sotto sequestro da luglio scorso. Nel primo pomeriggio di oggi il gip Patrizia Todisco ha rigettato il piano presentato nei giorni scorsi dall’azienda per l’abbattimento delle sostanze inquinanti. Un piano ritenuto insufficiente e lacunoso. Poco in linea con il diritto alla salute rivendicato dai cittadini di Taranto. Nelle ultime ore il presidente del più grande centro siderurgico d’Italia, l’ex prefetto di Milano Bruno Ferrante, aveva indirizzato un monito al governo e alle istituzioni cittadine: “Fermare l’area a caldo equivale a decretare il blocco delle attività produttive. Senza profitti, nessuna azienda può permettersi di restare molto a lungo sul mercato”.

LA DISPERAZIONE DEGLI OPERAI SULLA ‘TORRE’ – Parole che non lasciavano presagire nulla di buono per il futuro socio-economico della seconda città pugliese. Concetti che, ora più che mai, dopo il pronunciamento del gip Todisco, scorrono veloci nella mente degli oltre 11 mila operai Ilva. La scorsa notte una decina di tute blu è salita su un altoforno alto 30 metri. Hanno fatto sapere alle forze dell’ordine che non hanno alcuna intenzione di muoversi da lì. Almeno sino a quando non otterranno garanzie certe sul loro futuro. I rappresentanti sindacali hanno incontrato in tarda mattinata i vertici aziendali. Non è escluso che nelle prossime ore si blocchino le vie d’accesso della città. Un corteo dovrebbe muoversi dai cancelli della fabbrica per raggiungere i palazzi del potere: la Prefettura e il Comune.

TARANTO COME BAGNOLI: TERRITORI VIOLENTATI – Taranto come Bagnoli, quindi. Territori violentati e abbandonati al proprio destino, come raccontato da Ermanno Rea nel suo pionieristico libro “La Dismissione”. Luoghi dove il miraggio produttivistico, non accompagnato da alcuna sensibilità ambientale, rischia di sciogliersi come neve al sole. La chiusura dell’Ilva significherebbe un tracollo economico dagli esiti imprevedibili. Si calcola che, tra diretti e non, siano oltre 15 mila le unità lavorative impegnate nell’ex Italsider. Ma Taranto non è una città come le altre. Questa è una terra dove i diritti confliggono, si rincorrono in maniera spasmodica senza riuscire a trovare un punto di equilibrio.

70MILA MORTI IN 15 ANNI – I dati sulla mortalità per neoplasie sono agghiaccianti: negli ultimi 15 anni i decessi, nella sola provincia di Taranto, hanno superato le 70 mila unità. Un ecocidio che non ha eguali nel resto d’Europa e dell’intero Occidente. Nel pomeriggio il ministro Clini ha riferito alla Camera sui fatti di Taranto. L’impressione è che, su questa vicenda, il ritardo accumulato difficilmente potrà essere recuperato.  Anche per una città mediterranea come Taranto. Abituata, da sempre, a concedersi un’altra occasione.

Vincenzo Carriero

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