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Opinioni e commenti
 

Imu: se a gennaio 2013 non arriverà il decreto, la Chiesa non pagherà l’imposta
Pubblicato il 05-09-2012


L’Italia è un Paese laico secondo la Costituzione ma, si sa, l’altro lato del Tevere pesa, e pesa tanto su Roma Capitale e sulle sue Istituzioni. La tanto annunciata svolta in merito al pagamento dell’Imu da parte della Santa Romana Chiesa potrebbe trasformarsi in un bel niente di fatto. Era atteso per la fine del mese di maggio il decreto del Ministero dell’Economia che avrebbe dovuto sancire la fine del privilegio che esonerava gli edifici vaticani dal pagamento dell’imposta. Ma alle porte dell’autunno ancora niente all’orizzonte. Se alla data del primo gennaio 2013 non dovesse arrivare il decreto l’operazione sfumerebbe e la Chiesa continuerebbe a non pagare l’Imu.

IL DECRETO CHE NON C’E’ – Non solo un problema di giustizia sociale ma anche di conformità alle normative europee. Se il decreto non dovesse “trovare spazio” l’Italia rischierebbe, infatti, una procedura d’infrazione con relative sanzioni. Dopo la diffusione della notizia è arrivata la smentita da parte del Ministero di via XX Settembre: «Nessuna proroga all’imposta, il decreto arriverà a breve e poi dovrà passare l’esame del Consiglio di Stato». Ma i ritardi sulla tabella di marcia non riguardano solo la questione Imu: il dicastero del ministro Vittorio Grilli è indietro rispetto a tre quarti dei provvedimenti attuativi delle sette grandi riforme del governo del professor Monti. «Il ritardo si deve all’esame complesso della materia», continua la nota del ministero precisando che «questo non pregiudica la corretta applicazione della norma, anche perché la scadenza della prima rata è il 16 giugno 2013».

IL CALCOLO “MIRACOLOSO” – L’articolo 91 bis del “Cresci-Italia”, specifica che l’esenzione all’Imu «si applica in proporzione all’utilizzazione non commerciale dell’immobile quale risulta da apposita dichiarazione» e la deadline per la presentazione della dichiarazione è la fine del 2012. Ma il decreto ancora non c’è. La Chiesa, dunque, non è debitrice dell’imposta Imu sugli edifici o loro porzioni nei quali si svolge attività non a scopo di lucro, come il culto o il volontariato. Mentre nelle zone degli edifici destinate a ragioni commerciali si applica la norma. Il problema risiede dunque nel calcolo delle superfici commerciali che viene fatto in base al decreto che non c’è. E per farlo ci vorrebbe un vero e proprio miracolo.

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