lunedì, 23 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

In quello scatto di Margaret Bourke-White rivive l’incubo della crisi economica
Pubblicato il 06-09-2012


“At the Time of the Louisville Flood”, Margaret Bourke-White. Questo titolo e questo nome potrebbero non dire nulla. Eppure sono il nome di una nota immagine e di una fotografa, originaria del Bronx, la prima ad aver ottenuto una serie di traguardi: è stata infatti il primo fotografo straniero ad aver ricevuto il permesso di scattare immagini nell’ex Urss, la prima corrispondente di guerra donna e la prima donna fotografa per il settimanale statunitense “Life”. Tra le sue fotografie più note e più intense c’è appunto quella dal titolo “At the Time of the Louisville Flood” (Coda per il pane durante l’alluvione di Louisville), scattata nel 1937.

LOUSVILLE E L’ALLUVIONE DEL 1937 – Lo scatto della Bourke-White immortala una fila corposa di persone di colore, nell’attesa composta di ricevere la loro razione di pane. L’atmosfera di desolazione e rassegnazione è la diretta conseguenza di un’alluvione che colpì Louisville, una città degli Stati Uniti, geograficamente situata nel centro nord dello Stato, al confine tra Kentucky e Indiana, e vicino al fiume Ohio e alle omonime cascate. All’inizio del 1937, un mese di pesanti piogge nella Vallata del fiume Ohio, aveva infatti provocato la cosiddetta “Grande Alluvione”. A colpire di questa immagine in bianco e nero è lo sconforto delle persone alluvionate cui fa da contrasto un cartellone pubblicitario tipico dell’epoca: il quartetto della famiglia perfetta, sorridente e gioiosa, dentro un’automobile. Erano quegli gli anni in cui gli Usa esaltavano l’“american way of life” attraverso reclame che celebravano un modo di vivere basato sul benessere, sui consumi di medio-alto target come abiti, cosmetici e automobili, appunto.

L’AMERICAN WAY OF LIFE E IL SOGNO AMERICANO – La rinomata espressione “american way of life” fa riferimento alle regole di vita nazionaliste degli Usa, e si rivolge ai principi di vita, libertà e ricerca della felicità. Questo termine ha un nesso con l’altrettanto noto “american dream”, ossia la speranza, condivisa sia dagli ammiratori degli Usa sia dai suoi stessi abitanti, di incrementare la prosperità economica della nazione, e quindi conquistare un migliore tenore di vita. Questi obiettivi, raggiungibili attraverso il lavoro duro e di qualità, il coraggio e la determinazione, possono essere conseguiti da chiunque, anche da coloro che hanno umili origini. In merito a questo aspetto, durante la convention democratica di ieri e di oggi, si è tornato a parlare dell’“american dream”. Coloro che sono intervenuti al congresso hanno infatti indicato Barack Obama come la persona ideale perché questo ethos nazionale si possa ricreare e rivivere, poiché Obama stesso è considerato la prova vivente della realizzazione e del raggiungimento del tanto agognato “sogno americano”.

Silvia Sequi


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