martedì, 20 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

La Norvegia dà lezioni di civiltà al democratico Obama
Pubblicato il 25-09-2012


Sono due culture, due modi di agire e di sentire, due storie diverse. No, non parliamo di “scontro di civiltà”, teoria prima “spacciata” e poi auto-avveratasi negli ultimi 20 anni, che vuole a tutti i costi farci pensare con le categorie di un Islam opposto all’Occidente. Roba da giornalisti prezzolati o esperti di marketing delle opinioni pubbliche, oziosità di certi professori universitari o personaggi saltati sul carro del business multi-miliardario della sicurezza. O, peggio, alle speculazioni politiche di un certo conservatorismo ora ottuso, ora in malafede. Non appartiene al patrimonio socialista. Parliamo invece di cultura progressista e delle sue declinazioni sulle due sponde dell’oceano Atlantico: quella europea e quella statunitense. Nell’affrontare la relazione con l’Islam queste differenze si palesano e si mostrano nella loro profondità.

L’IGNOBILE ATTACCO ALLE SEDI DIPLOMATICHE USA – Il mondo ha assistito sgomento alle proteste, e all’uccisione del diplomatico statunitense, Chris Stevens, a Bengasi. L’ondata di violenza è stata scatenata dalla pubblicazione dell’ormai, purtroppo, famoso film, se così lo vogliamo chiamare, “Innocence of Muslims”. Nakoula Basseley Nakoula alias Sam Bacile sarebbe lo scrittore e produttore della pellicola incriminata che insulta, provocatoriamente quanto inutilmente, il Profeta Maometto. Oltre al fatto che né l’identità del produttore, né il suo “movente” siano ancora stati chiariti, ci si sarebbe aspettato di più da un’Amministrazione guidata da un uomo, simbolo e speranza dell’affermazione di una nuova tendenza dopo l’oscurantismo di Bush jr.

LA CAMPAGNA ELETTORALE NON E’ CONTRATTAZIONE DI VALORI –  Parlando oggi di fronte all’assemblea dell’Onu, Barak Obama non ha speso una parola sul video e sulla necessità di una cultura di tolleranza che rispetti le religioni e imponga delle restrizioni su atti che, in un periodo delicato per la geopolitica mondiale, possono portare all’esasperazioni di situazioni già difficilmente gestibili. Se consideriamo che il video non è stato nemmeno rimosso dal web capiamo quanto passive possano essere state le istituzioni Usa. E non la si ponga sul piano della libertà di espressione, per favore: chi ha cultura democratica ha la capacità di discernere la libertà di espressione dalle inutili offese di esaltati e marginali. Certo, questo confine, con un’informazione ridotta sempre più a pettegolezzo rischia di confondersi, a volte, ma chi ha un’indole genuinamente progressista, ha fiducia nella solidità dell’edificio democratico. E allora, perché porre la questione sul piano dell’attacco alla civiltà quando avrebbe potuto ricordare l’uomo, promettendo di assicurare alla giustizia i criminali? Anche sulla questione di colpire rappresentanti diplomatici. È gravissimo e inaccettabile non si discute: l’attacco contro la diplomazia è un atto riprovevole e da condannare con forza e senza indugi. Non è però un tabù che, in situazioni di conflitto, viene rotto per la prima volta: e in Libia il conflitto c’è e non riguarda solo i rappresentanti del governo Usa, ma la popolazione sottomessa alle milizie nostre alleate, riguarda gli immigrati che vivono in condizioni di degrado che si pongono al di sotto della schiavitù. La stessa ambasciata britannica a Roma fu fatta saltare in aria il 31 ottobre del 1946: è accaduto e, aimè, probabilmente accadrà di nuovo  e il compito della democrazia rimane sempre lo stesso. Individuare i criminali e assicurarli alla giustizia. Dunque non è tanto il contenuto, sacrosanto, delle parole di Barak Obama che fanno pensare: difficile dissentire dall’idea che l’attacco contro un’ambasciata sia non sono solo un attacco contro l’America, bensì contro gli ideali su cui si fonda l’Onu. Come non appoggiarlo in questo.

UN CERTO MODO DI DIPINGERE LA REALTA’ – Il problema semmai risiede nell’accostamento degli argomenti trattati di fronte alle Nazioni Unite: si parla di atomica iraniana e si parla degli assalti alle ambasciate. Il tutto plasmato da un filo semantico che gioca su quell’emotività dell’attacco “contro una civiltà”, contro una visione “giusta” del mondo. Perché porla sul piano del rischio per i valori espressi da una visione del mondo quando avrebbe potuto ricordare l’uomo caduto, promettendo di assicurare alla giustizia i criminali?

LA SCELTA NORVEGESE, UN’IDEA DI MONDO – C’è un Paese in Europa, colpito al cuore da due recenti e ignobili attentati contro dei civili innocenti, dei giovani. Un Paese non in conflitto che si è ritrovato la guerra in casa, all’improvviso. Un Paese dove le forze di polizia che pattugliano le strade sono disarmate, segno di una civiltà costruita e non di ingenuità come qualcuno disse il giorno dopo le stragi. È la Norvegia guidata dal laburista Jens Stoltenberg, espressione della migliore tradizione socialdemocratica europea. Ebbene, di fronte a quella ferita che ha sacrificato settantasette persone sull’altare dell’odio razziale, lo scorso venerdì risponde con una lezione di civiltà: Hadia Tajik, 29enne musulmana, è stata nominata ministro. Della cultura. È questa la risposta, forte, di un progressismo europeo che sa costruire e non lasciarsi ammaliare dai facili richiami delle versioni “a basso costo” del facile consenso. Sarebbe stato facile rispondere al massacro compiuto da Anders Breivik, che si proponeva di distruggere il processo di costruzione di una società multiculturale, con la chiusura e cavalcando la paura. Ma l’attentatore è stato sconfitto. La sua missione è stata neutralizzata da una scelta di apertura portata avanti da chi la democrazia ce l’ha nel sangue.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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