lunedì, 22 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

La Spagna dei lavoratori torna a scioperare contro i tagli alla spesa pubblica
Pubblicato il 19-09-2012


E’ il 15 settembre, un giorno che per i giornali filogovernativi e monarchici doveva vedere la Principessa Letizia Ortiz protagonista del suo quarantesimo compleanno. La candelina sulla real torta è stata energicamente spenta dai sudditi di sua maestà. Quel giorno si è trasformato come promesso dai sindacati a inizio estate nella giornata di protesta popolare al governo dei Popolari. Una marea colorata, una ventata di rosso ha pacificamente assediato Madrid per chiedere al Governo di Rajoy di convocare gli elettori a pronunciarsi attraverso un referendum sulla (im)propria azione di governo che sta attuando, lo smantellamento dello stato sociale.

Sessantacinquemila spagnoli, tra lavoratori e disoccupati insieme erano in piazza: questi i numeri forniti dalla delegazione del governo che ha coordinato il cordone di sicurezza nella capitale blindata. Dalla centrale plaza Colon il corteo si è mosso in due tronconi, uno in direzione calle Genova, sede del Partido Popular del leader e primo ministro Mariano Rajoy, dove si sono registrati alcuni scontri con la polizia, e l’altro verso le vie centrali che portano al Congreso de los Diputados e Puerta del Sol. «La miccia per innescare lo sciopero generale, è nelle mani del governo e del presidente Rajoy – ha dichiarato Ignacio Fernández Toxo, segretario generale del sindacato CC OO. (Comisiones Obreras) – Tutto dipenderà da come risponderà al clamore della proposta di convocare quanto prima il referendum. Questa per noi rimane la soluzione migliore e inevitabile».

La manifestazione convocata da quella che è stata soprannominata Cumbre Social, che riunisce più di 150 organizzazioni, vuole essere «la risposta di tutta la società spagnola alla “frattura sociale senza precedenti”, causata dalle politiche di tagli iniziata tiepidamente nel 2010 dall’ultimo governo del Psoe e moltiplicata senza freni dall’attuale esecutivo del PP durante tutto il 2012», secondo quanto si legge nel manifesto. Quella di questo sabato è una marcia contro «l’involuzione ideologica di carattere conservatore e i sintomi preoccupanti di autoritarismo politico dilagante dalle ultime elezioni».

Cándido Méndez il segretario del sindacato socialista Ugt (unione generale dei lavoratori) ironicamente commenta: «Non sappiamo se sia peggio il fatto che il governo del Pp stia facendo il contrario di quello che aveva annunciato nel suo programma o che sia realtà quello che va dicendo: che il Pp sia arrivato al potere senza conoscere la reale situazione  del Paese». Cittadini, sindacati, partiti politici di sinistra, Psoe e Izquerda Unida, tutti impiegati per costituire un fronte comune davanti alla forbiciata più grave della democrazia spagnola mai inferta alla spesa pubblica e ai diritti dei lavoratori.

A livelli altissimi si è registrata l’affluenza di impiegati pubblici, vigili del fuoco, medici, infermieri e impiegati delle poste, riconoscibili dalle uniformi sfoggiate con orgoglio per rivendicare la dignità del proprio lavoro. La mobilitazione del 15 settembre è diventata il paradigma della Spagna plurale, manifesti e cori in tutte le lingue: dal Basco al Catalano per parlare di stato sociale e diritti dei lavoratori. Alfredo Perez Rubalcaba segretario del Psoe alla presentazione dei candidati socialisti alle elezioni del regionali del prossimo 21ottobre ha commentato: « Rajoy ha perso la forza che lo ha spinto fino al governo, la maggioranza sociale a causa di quello che ha fatto reiteratamente, cioè mentire agli spagnoli». Se non sarà referendum, in ogni caso quella del 15 settembre è stata una prova generale del secondo sciopero nazionale in meno di un anno dalle elezioni politiche.

Sara Pasquot

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