martedì, 23 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

L’Anm ammonisce Ingroia: «No a comportamenti politici»
Pubblicato il 10-09-2012


Per il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli «tutti i magistrati, e soprattutto quelli che svolgono indagini delicatissime devono astenersi da comportamenti che possono offuscare la loro immagine di imparzialità, cioè da comportamenti politici». Sabelli risponde così alle parole del giudice Ingroia che, intervenendo alla festa del Fatto Quotidiano ha invitato gli elettori a cambiare la classe dirigente del Paese. «Ingroia –  continua Sabelli – si è spinto a fare un’affermazione che ha oggettivamente un contenuto politico» con il rischio così di «appannare» la sua immagine di «imparzialità».

IL «SILENZIO ASSORDANTE» SULLA TRATTATIVA – «Non ho difficoltà a ribadire la difesa e a manifestare il sostegno ai pm di Palermo. Ma questa non è una novità: l’Anm tutta, la giunta e io ripetutamente abbiamo manifestato solidarietà; non capisco come si possa parlare di mancato sostegno». Così ha risposto Sabelli al pm di Palermo Nino Di Matteo, titolare con Ingroia dell’inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia. Sempre alla festa del Fatto, Di Matteo aveva lamentato il «silenzio assordante» dell’Anm e del Csm sugli attacchi ricevuti dai magistrati che conducono l’indagine. Il presidente dell’Anm ha proseguito affermando che Ingroia avrebbe anche sbagliato, come pure Di Matteo, ad assistere in silenzio alla «manifestazione plateale di dissenso nei confronti del capo dello Stato», che c’è stata ieri alla festa di cui erano ospiti. «In una situazione così un magistrato deve dissociarsi e allontanarsi», aggiunge Sabelli, che invita tutti i magistrati «a evitare sovraesposizioni» e a «non mostrarsi sensibili al consenso della piazza».

INGROIA SULL’UNITA’, FATE PRESTO CON LE LEGGI ANTICORRUZIONE – «Non c’è alternativa: bisogna fare in fretta». Il Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, in un articolo pubblicato dal quotidiano l’Unità’, ha fatto sentire forte la sua voce, dopo quelle ieri di Monti e della Guardasigilli Paola Severino, per una rapida approvazione della nuove norme contro la corruzione. Il giudice si è detto convinto che, rispetto alla lentezza sperimentata dall’iter per i veti incrociati, sussistono requisiti di necessità e di urgenza che la Costituzione richiede al governo per procedere con decreto anziché con disegno di legge. Ingroia ha sottolineato che «la corruzione sta strangolando innanzitutto l’economia del nostro Paese» e «questo dovrebbe far comprendere ai settori più consapevoli del nostro ceto politico l’urgenza e la necessità di un intervento legislativo forte contro la corruzione». «Se si vuole recuperare un circuito di fiducia democratica e si vuole davvero salvare l’Italia occorre uno “spirito patriottico” che tolga di mezzo interessi di parte e tatticismi pre-elettorali». Il magistrato ha concluso ammonendo che siamo «all’ultima spiaggia per riconquistare la fiducia di cittadini e investitori e così contribuire concretamente alla ripresa della crescita della nostra economia».

L’IRONIA DI CICCHITTO – In risposta alla richiesta d’urgenze per le norme anticorruzione, il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, risponde ad Ingroia con una “sottile” ironia che mette sullo stesso piano addirittura banchieri e giudici. «L`autonomia della politica va garantita non solo rispetto ai banchieri ma anche rispetto ai magistrati. La tragedia è che oggi essa è schiacciata da entrambi questi poteri». Cicchitto afferma che «si prospetta una situazione singolare e cioè che gli elementi fondamentali della futura relazione dell`antimafia sono suggeriti e ispirati dal dott. Ingroia, che peraltro si lamenta del ritardo temporale. D`altra parte non ci risulta che ci sia la benché minima reciprocità e cioè che noi possiamo influenzare o suggerire le strategie giudiziarie al dott. Ingroia».

 

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