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Opinioni e commenti
 

Il sindaco di Lampedusa: «Non vogliamo più contare i morti, ma essere un rifugio sicuro»
Pubblicato il 07-09-2012


«Vogliamo smettere di essere isola che conta i morti e diventare un porto sicuro per tutti coloro che cercano una nuova vita». Con queste parole velate di tristezza il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, ha descritto all’Avanti! la situazione che vivono i lampedusani di fronte all’ennesima tragedia. Un barcone, con a bordo tra i cento e i centocinquanta migranti, è naufragato a circa 12 miglia ovest al largo di Lampedusa. Nella zona sono intervenute le unità di soccorso della Guardia costiera e della Guardia di finanza che stanno operando in coordinazione con tre navi militari della Nato e mezzi aerei. Sono circa sessanta le persone recuperate fino ad ora dai mezzi impegnati nelle ricerche dei dispersi. Decine mancano ancora all’appello, e si è diffusa la notizia che la Guardia Costiera avrebbe localizzato un primo corpo.

IL NAUFRAGIO – Il naufragio del barcone è avvenuto nei pressi dell’isolotto di Lampione su cui sono stati trovati alcuni naufraghi che erano riusciti a raggiungere a nuoto lo scoglio. Il primo Sos è stato lanciato con un cellulare gsm. Secondo le testimonianze dei sopravvissuti, che si trovano su una delle navi militari della Nato, sul barcone – un vecchio motopesca in legno di dieci metri – viaggiavano oltre un centinaio di migranti in prevalenza di origine magrebina. Le operazioni sono coordinate dalla centrale operativa delle Capitanerie di porto, che è in contatto anche con il comando Nato. Uno dei naufraghi salvati era in precarie condizioni ed è stato trasportato d’urgenza in elicottero per le necessarie cure. Tra gli altri, c’è anche una donna in avanzato stato di gravidanza, ma le sue condizioni non appaiono preoccupanti. Tutti i superstiti sono stati condotti a Lampedusa dove il centro d’accoglienza è operativo.

LA PROCURA DI AGRIGENTO APRE UN’INCHIESTA – Il procuratore capo della Valle dei Templi, Renato Di Natela ha confermato che la Procura di Agrigento avvierà un’inchiesta per far luce sul naufragio. Di Natela ha spiegato che: «E’ ancora troppo presto per conoscere i dettagli della vicenda e certamente apriremo un fascicolo processuale, anche se ancora non sappiamo se contro ignoti. Stiamo aspettando gli atti relativi al fascicolo e poi decideremo, intanto si tratta di atti relativi a un naufragio». Sono quasi sessanta gli immigrati salvati al largo di Lampione, l’isolotto di Lampedusa, ma i superstiti parlano di “almeno 12-150 persone abordo”. Al momento non si trova il barcone, potrebbe essere affondato. Ma gli inquirenti non escludono che una ‘nave madre’ possa avere accompagnato i migranti, sembra magrebini, fino all’isola di Lampione per poi fare perdere le sue tracce

Sindaco come sta reagendo l’isola di fronte all’ennesimo sbarco?

I lampedusani sono stati allertati già da questa mattina presto e la risposta è stata immediata. In molti si sono attivati unendosi alla macchina dei soccorsi della Guardia Costiera e delle Forze dell’ordine. I centri di immersione dell’Isola stanno collaborando e hanno messo a disposizione uomini e mezzi. Anche  i Vigili del fuoco sono impegnati in prima linea. Ogni volta che si verifica uno sbarco l’Isola reagisce, come sempre, con dolore, con sgomento, ma comunque si dà da fare e non si tira indietro di fronte a questi casi difficili.

Sembra esserci un “giallo” intorno al barcone, la Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta.

Sì, è al prima volta che vedo un caso di naufragio in cui non si trova da subito la barca. Generalmente se i migranti arrivano nelle cale perché sono sati abbandonati dagli scafisti è un’altra cosa. I volontari che sono andati sul posto mi dicono che hanno avvistato dei vestiti che potrebbero essere risultato del naufragio ma rimane una situazione strana perché se il barcone è affondato nei pressi di Lampione dovrebbe essere ritrovato.

Come si prepara l’isola di Lampedusa ad affrontare i prossimi giorni?

Noi siamo in costante contatto con la Prefettura per prepararci a ricevere i superstiti. Speriamo che siano tutti messi in salvo. Ma bisogna essere pronti ad ogni evenienza perché il primo cadavere è arrivato. Per ora i sopravvissuti stanno bene e vengono soccorsi, visitati e poi trasferiti appena possibile. Già da domani vengono effettuati i trasferimenti a piccoli gruppi con la nave o in aliscafo. Devo dire che quest’anno il protocollo messo in atto dal governo Monti ha funzionato bene, ha garantito un’estate serena per Lampedusa e un’accoglienza buona per chi e arrivato. Non si sono ripetute le scene del 2011 di centri sovraffollati dove la gente viveva nella melma grazie a un buon turnover e si sono garantiti meglio i diritti dei migranti. Il Governo e il ministro Cancellieri hanno mantenuto gli impegni.

Cosa si aspetta per il futuro?

Vogliamo smettere di essere isola che conta i morti e diventare un porto sicuro per tutti coloro che cercano una nuova vita.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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