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Opinioni e commenti
 

L’Italia in un mondo che cambia
Pubblicato il 24-09-2012


E’ stato recentemente presentato a Roma il rapporto “L’Italia in un mondo che cambia. Suggerimenti per la politica estera italiana”, frutto della collaborazione dei tre istituti di ricerca IAI, ISPI e Nomisma. La presentazione, a cui è intervenuto anche il ministro degli Esteri Giulio Terzi, è stata l’occasione per rilanciare il dibattito sulle responsabilità che l’Italia deve assumersi non solo verso sé stessa ma anche nei confronti dell’Europa, del vicinato e del resto del mondo.
OCCHI PUNTATI SUI BRICS – Mentre l’Italia negli ultimi anni ha mostrato continuità nella sua linea di politica estera, il mondo è entrato in una fase di grande cambiamento, con nuovi scenari che si vanno tuttora delineando. Si assiste ad un progressivo spostamento dei fattori di equilibrio internazionale dagli Stati Uniti e dall’Europa ai Paesi emergenti, ed in particolare a Brasile, Russia, India e Cina, i cosiddetti BRIC. Fino ad oggi l’ordine mondiale è stato assicurato dagli Stati Uniti, potenza se non egemone almeno predominante. Ma in futuro l’importanza degli altri interlocutori crescerà e il cambiamento potrà essere brusco o regolato, conflittuale o negoziato: la differenza starà nella capacità  delle istituzioni internazionali di governare questo cambiamento.
COME CAMBIA LA POLITICA ESTERA ITALIANA – Se però guardiamo all’Europa, notiamo come la crisi dei debiti sovrani abbia fatto emergere l’incapacità delle istituzioni europee di governare il mutamento, con evidenti divisioni riguardo la questione del governo dell’economia e della moneta, il non riuscito completamento del mercato interno con la liberalizzazione dei servizi, la deludente politica estera e di sicurezza, il mancato varo di una cooperazione strutturata nella politica di difesa. Ed anche quanto accade sull’uscio di casa, con le rivolte e le proteste nel mondo arabo, impone una qualche forma di reazione da parte nostra. In questo mondo che cambia la politica estera italiana deve dunque scegliere quale strategia adottare. Mentre in passato abbiamo per lo più contato su una alleanza asimmetrica con gli Stati Uniti, che producevano la sicurezza che noi consumavamo, oggi questa strategia di politica estera è più difficilmente attuabile, a causa del minor peso che per gli USA hanno le questioni europee e mediterranee rispetto a quelle asiatiche.
SI PASSA AL MULTILATERALISMO ATTIVO – D’altra parte neanche la strategia del bilateralismo autonomo sembrerebbe una via percorribile per la politica estera italiana, vista la scarsità di risorse economiche attualmente a disposizione, indispensabili per dare credibilità agli impegni bilaterali che una politica estera autonoma imporrebbe. La strategia suggerita è dunque quella di un multilateralismo attivo: essere a pieno titolo e contare di più nelle istituzioni europee per utilizzarle, al pari di quello che fanno altri Paesi, come moltiplicatori della nostra capacità di influenza. Un suggerimento raccolto dal ministro Terzi, che nel suo intervento ha sottolineato come in Italia occorra superare le tensioni populistiche e puntare ad una reale dinamica nazionale europea per una Europa più forte e più coesa, nella consapevolezza che la realizzazione di tale prospettiva unitaria significherebbe più potere e influenza nel mondo globalizzato anche per il nostro Paese.
LA POLITICA ESTERA SECONDO IL MINISTRO TERZI – Secondo Terzi, l’Italia deve spingere affinché le varie politiche europee siano più integrate fra loro: non può esistere una valida politica di sicurezza europea, senza un approccio coerente ad esempio in tema di politica energetica ed approccio ai flussi migratori. Ed il ministro degli Esteri auspica pure che i fondi europei, al momento destinati per due terzi alle politiche di vicinato con l’est europeo, e per un terzo ai Paesi del Sud Mediterraneo, siano in futuro destinati in misura maggiore a questi ultimi. Per raggiungere tali risultati la nostra politica estera adotterà la tattica del “coalition building”, facendosi ascoltare e coinvolgendo gli altri partners europei, grandi e piccoli. Allo stesso tempo occorrerà coerentemente rivedere l’importanza attribuita alle missioni di pace internazionali. Nel passato, pur di accreditarci nel contesto mondiale, siamo forse stati troppo generosi. Bisogna ora concentrare le poche risorse disponibili a protezione dei nostri interessi all’estero, piuttosto che garantire la nostra presenza in missioni internazionali in teatri lontani. Ma soprattutto è necessario considerare la politica estera, e la politica europea in particolare, sempre più alla stregua della politica nazionale, con la consapevolezza che se non ti occupi di lei, è lei a scovarti e ad occuparsi di te.
Alfonso Siano
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Commenti all'articolo
  1. Implicitamente viene proposto il ritiro quanto prima delle truppe italiane dall’Afganistan. Per quanto anche in quell’area sono presenti interessi economici consistenti per L’Italia, come ad esempio il gasdotto Tapi, al cui progetto sono interessati Eni Saipem ed Enel.
    Non bisogna poi sottovalutare la presenza in Afghanistan di giacimenti considerevoli, oltre che di petrolio, di oro rame e gemme e del prezioso litio. Secondo una stima del Pentagono l’Afghanistan potrebbe diventare “l’Arabia Saudita del litio”. C’è dunque di che riflettere per la politica estera italiana.

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