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Opinioni e commenti
 

Primarie, Francesco Ferrara (Sel): «Occasione per i cittadini per tornare ad essere protagonisti»
Pubblicato il 22-09-2012


Alea iacta est. Le Primarie della coalizione del centrosinistra saranno, per i riformatori e progressisti del Paese, l’appuntamento più importante prima delle prossime elezioni politiche. Un nodo centrale che rimette al centro il problema della partecipazione in un momento in cui alcuni soggetti politici, come nel caso esploso in Regione Lazio, ce la stanno mettendo proprio tutta per allontanare ancora di più i cittadini dal loro sacrosanto diritto di intervento nella vita politica. Ma primarie significa anche regole. È di pochi giorni fa l’intervento del segretario del Psi, Riccardo Nencini, che ha esortato e porre delle norme chiare perché «senza regole le primarie rischiano di provocare l’implosione del centrosinistra». Insomma tutti si aspettano un chiarimento dalla prossima assemblea del Patito Democratico così da poter giungere all’appuntamento della consultazione con gli elettori con serenità. Avanti! ha intervistato Francesco Ferrara, deputato di Sel, per discutere di primarie e di regole, ma soprattutto di una nuova stagione di protagonismo politico.

Onorevole Ferrara, quanto sono importanti le primarie per il centrosinistra?

Innanzitutto vorrei fare un premessa. La crisi politica che stiamo vivendo impone a tutti i partiti, e in particolare a chi chiede con forza il cambiamento, come il nuovo centrosinistra, di avere una grande attenzione su questo tema. Non si deve assolutamente sottovalutare il distacco che serpeggia nel Paese tra cittadini e partiti. Gli ultimi episodi che riguardano la deprecabile vicenda della Giunta regionale del Lazio, dimostrano quanto grave e profonda sia la frattura: le immagini che abbiamo visto parlano da sole e rischiano di accreditare una visione antipolitica che tira in ballo anche noi, le forze del centrosinistra, che non abbiamo nulla a che fare con queste pratiche.

Lei crede dunque che le primarie possano riavvicinare i partiti ai cittadini?

Sì, le primarie sono un antidoto a questo clima di antipolitica perché sono uno strumento attraverso il quale ricreare le condizioni affinché i cittadini possano tornare ad essere i protagonisti delle scelte politiche e delle vicende italiane.

Quanto è importante il tema del protagonismo?

È fondamentale. Per questo vorrei fare un’esortazione ad i cittadini affinché si iscrivano per andare a votare, per tornare a decidere, per fare differenza. Non dobbiamo aver paura della gente: il centrosinistra offre un’occasione per cambiare il Paese, perché i cittadini diventino protagonisti e si riavvicinino al Paese.

Certo, si dovranno pur stabilire delle regole altrimenti è il caos.

Le regole sono una cosa basilare per permettere a tutti i partecipanti di sapere cosa fare. È giusto, ad esempio, che ci sia un lasso di tempo per iscriversi prima, ma credo che si debba poter continuare ad iscriversi anche durante le operazioni di voto. Perché chi si iscrive deve dichiarare, ovviamente, di essere un elettore del centrosinistra ed acquisire il diritto a scegliere il premier espressione di determinati contenuti programmatici. Inoltre quei cittadini stessi devono diventare nelle elezioni vere, le politiche, la rete di riferimento, essere la forza che produce il cambiamento, proporsi loro stessi come forza di cambiamento.

Come immagina lei una sorta di meccanismo di certificazione delle Primarie?

Bisogna avere dei garanti esterni, delle persone indiscutibili e quindi non partigiani. Immagino proprio un pool di garanti che garantiscano tutti i partecipanti alle primarie e che forniscano, appunto, una sorta di certificazione. Deve emergere chiaramente che quando si parla di primarie, non stiamo parlando di un meccanismo decisionale della segreteria di partiti.

Cosa pensa della proposta del segretario del Psi, Riccardo Nencini, di mettere un limite di due unità al numero di candidati espressi da ogni partito?

Sicuramente se un partito della coalizione esprime 20 candidati è evidente che c’è un problema. Vedo difficile che ci possano essere 20 persone in una stessa forza politica che pensano di poter fare il Presidente del Consiglio. Tuttavia, come giudizio personale, non credo sia necessario mettere un limite che privi altri candidati della possibilità di partecipare. Certo ogni candidato deve avere un minimo di rappresentatività e deve trovare un numero di firme che dimostri la sua  rappresentatività nel Paese e nel partito. Altra cosa è quello che succede nel Pd che è un problema che deve dirimere l’assemblea nazionale del patito. Per risolvere le questioni interne, più che fare le primarie di coalizione, il Pd deve fare il suo congresso perché sembra che si voglia trasformare le primarie in una messa in discussione della leadership di Bersani. Io mi aspetto che l’assemblea del Pd prevista per il 6 ottobre faccia chiarezza.

Il prossimo mercoledì ci sarà un’importante riunione in cui si parlerà di primarie.

Mercoledì i soggetti promotori delle primarie proveranno a ragionare su come stabilire il percorso. Con un’accortezza: ovviamente sappiamo già che ci sono dei candidati, ma è bene aspettare, prima di stabilire i dettagli definitivi, l’assemblea del Pd del 6 ottobre. Io credo che sia corretto non far trovare il piatto pronto a quelli che domani saranno i candidati. Noi dobbiamo definire l’ambito politico e culturale dentro il quale il candidato di centrosinistra si andrà a muovere. Ma credo che i dettagli debbano essere concordati anche con quelli che decideranno di stare nelle primarie. La mia idea è che chi partecipa ad una gara deve condividere e non ingoiare le regole.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Le primarie sono una “emerita” carnevalata. Se si vuole ridare voce ai CITTADINI si deve ritornare al proporzionale con le preferenze. La storia che con le preferenze imperano i ladri è una favola perché in questi anni ci hanno voluto prendere in giro che il “male” si elimina per via giuridica. Il male è insito nella natura umana è importante battersi per contrastarlo.

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