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Opinioni e commenti
 

Rapporto Svimez su Mezzogiorno d’Italia: puntare su infrastrutture, energia e cultura
Pubblicato il 28-09-2012


L’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, SVIMEZ, ha recentemente presentato il suo rapporto annuale sull’economia del Sud Italia, che evidenzia il perdurante divario di sviluppo tra Mezzogiorno e resto d’Italia. Infatti negli ultimi dieci anni, dal 2001 al 2011, il prodotto interno lordo delle regioni meridionali è rimasto stabile, mentre quello delle regioni del centro nord è aumentato dello 0,4%. Anche a livello di PIL pro-capite rimane un gap significativo: mentre un abitante delle regioni del Centro-Nord ha prodotto mediamente trenta mila euro nel 2011, nel Sud ci si è fermati sotto la soglia del diciotto mila euro. Il divario tra la regione più ricca, la Valle d’Aosta, e la regione più povera, la Campania è stato di oltre sedici mila euro pro-capite.

NORD-SUL, DIVARIO IN CRESCITA – E tale distacco rischia di allargarsi ulteriormente, visti i tagli operati dal precedente Governo agli investimenti nel Sud finanziati con le risorse del fondo per le aree sottoutilizzate. La vulgata che vuole un Sud inondato da un fiume di risorse ed incentivi pubblici è smentita dai numeri: dal confronto tra il biennio 2005-2006 e il biennio 2009-2010, emerge che gli incentivi concessi alle imprese meridionali sono crollati da una media annua di circa 6 miliardi di euro a poco più di un miliardo. Il meridione rischia dunque la deindustrializzazione e le politiche industriali messe in atto a livello nazionale sembrano non essere in grado rispondere a tale sfida. Andrebbe quindi affiancata a quella nazionale una più attenta politica macro-regionale, per supportare in particolare la ricerca e l’innovazione così come pure l’aggregazione delle piccole e medie imprese meridionali, anche con l’istituzione di un centro strategico di coordinamento tra le Regioni meridionali, e tra queste e il Governo.

INVESTIMENTI: SI PUNTA SULLE INFRASTRUTTURE – Nel 2011 la politica economica nazionale ha scelto dunque di privilegiare, più che gli incentivi all’industria, lo sviluppo delle infrastrutture. Pertanto nel periodo 2012-2015 dovrebbero essere avviati cantieri per circa 106 miliardi di euro, anche se solo 28 miliardi risultano già effettivamente disponibili. Un forte impulso all’economia del Sud è dunque previsto venire dal potenziamento infrastrutturale e tecnologico dei principali assi ferroviari, tra cui quello tra Salerno e Reggio Calabria, l’asse Napoli – Bari, la tratta Palermo – Catania e la rete regionale sarda. Una rete ferroviaria più moderna ed efficiente favorirebbe il ruolo del Mezzogiorno quale ponte per le esportazioni verso i Paesi del Mediterraneo: è infatti ancora troppo bassa la quota del Sud nelle esportazioni italiane, con solo l’11,6% delle merci ed il 6,6% dei servizi.

LAVORO, ITALIA SPACCATA IN DUE – Il rapporto Svimez mette anche in luce la preoccupante situazione del mercato del lavoro nelle regioni meridionali, dove nel 2011 il tasso di occupazione è pari al 44% rispetto al 64% del Centro-Nord, con punte negative in Campania, dove lavora meno del 40% della popolazione in età da lavoro. La mancanza di opportunità di lavoro da un lato amplifica il fenomeno migratorio, con oltre un milione e 350mila persone che negli ultimi 10 anni hanno abbandonato il Mezzogiorno, e dall’altro esaspera la situazione occupazionale delle donne, che nel Mezzogiorno scontano una forte precarietà lavorativa quando non una vera e propria segregazione occupazionale.

AL SUD SI PUNTA SULL’ENERGETICO – Ma, pur in una situazione di evidente crisi e disagio, qualche nota positiva emerge anche dalle economie del Sud. In particolare il settore energetico rappresenta uno dei principali driver di sviluppo economico del Mezzogiorno, in grado di attivare sia processi virtuosi nel campo della ricerca e dell’innovazione, che la nascita di nuove specializzazioni manifatturiere e terziare che arricchiscono la filiera produttiva nazionale. Allo sviluppo del settore energetico meridionale contribuiscono non solo le fonti fossili della Basilicata, da dove arriva oltre il 70% della produzione nazionale di greggio, ma specialmente il potenziale in termini di energie rinnovabili. Irraggiamento solare, vento e biomasse permettono alle regioni meridionali di produrre circa i due terzi di tutta l’energia italiana generata da queste tre fonti.

CULTURA E TURISMO AVANTI TUTTA – Accanto a quello dell’energia, è l’industria culturale e del turismo a rappresentare una grande opportunità per il Mezzogiorno. Anche qui occorrono politiche specifiche di valorizzazione del patrimonio d’arte, storico e paesaggistico presente nell’area meridionale e la definizione di una strategia unitaria che faccia riferimento al Mezzogiorno nella sua dimensione di macro-area. Un maggiore coordinamento agevolerebbe la creazione di un brand che consenta di identificare il Mezzogiorno come prodotto turistico composito, caratterizzato da turismo ambientale, culturale e golfistico, e non solo esclusivamente balneare.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. Si potrebbe dire che tutto cambia perchè tutto resti tale e quale. L’ultima è la cancellazione del Mezzogiorno come priorità nel Fondo per l’innovazione tecnologica elaborato dal ministro Passera.L’ultimo regalo al Sud della Lega al grido di “prima di tutto il Nord”. La destinazione alle Regioni Meridionali delle risorse del FAS scompare con la cancellazione della dicitura “in particolare del Mezzogiorno”.Mentre uno degli obiettivi del Fondo era proprio il rafforzamento della struttura produttiva del Sud.E dire che gli investimenti in ricerca e innovazione, soprattutto in tempi di crisi, sono fondamentali per le regioni meridionali.
    Invece su 100 euro spesi in questo settore solo 21 interessano il Sud e su 100 persone che vi operano solo 19 sono impegnate in quest’area del Paese.
    Possiamo ancora meravigliarci dei dati forniti da SVIMEZ ?

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