lunedì, 23 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Scandalo Regione Lazio, Franco Fiorito interrogato per sette ore dai pm. «Io non ho rubato nulla»
Pubblicato il 20-09-2012


È stato un pomeriggio lungo e pieno quello di ieri. Mentre i pm interrogavano Franco Fiorito, l’ex capogruppo e tesoriere del Pdl alla Regione Lazio, accusato del reato di peculato, la Camera reinseriva il principio del controllo esterno sui bilanci dei gruppi parlamentari. Poco dopo cominciava ad infittirsi il giallo sulle presunte dimissioni del presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. Fiorito, che si era detto «tranquilissimo», è stato ascoltato dal procuratore aggiunto Alberto Caperna e dal sostituto Alberto Pioletti. L’interrogatorio, durato più di sette ore, si è svolto presso la sede del nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza, in presenza del legale di Fiorito, Carlo Taormina. La linea di difesa dell’ex esponente del Pdl, che per ora è l’unico indagato, è stata quella di negare ogni addebito giudiziario. «Io non ho rubato nulla, ma se ho sbagliato pagherò» ha ribadito Fiorito.  

L’EX TESORIERE, GESTIONE LECITA DEI FONDI – Ad oggi, l’unico indagato nella gestione dei fondi del Pdl è Fiorito che ha sottolineato la sua innocenza dichiarando: «Nessuna irregolarità, ma una gestione lecita dei fondi a me assegnati. Io non ho rubato nulla, ma se ho sbagliato pagherò». L’ex capogruppo si è difeso ribadendo: «Quei soldi mi spettavano di diritto in quanto capogruppo e componente in commisione e, per regolamento potevo disporne liberamente. Ma ho sempre fatturato tutto». «Altri consiglieri del mio partito, invece, so che presentavano pezze d’appoggio senza che nessuno controllasse» ha poi aggiunto, facendo intendere l’esistenza «di un meccanismo diffuso in Regione».

LE DICHIARAZIONI DI TAORMINA, LEGALE DI FIORITO – «Abbiamo prodotto almeno due casse di documenti ed ora è giusto che gli investigatori facciano i loro riscontri» è stato il commento dell’avvocato Carlo Taormina, difensore di Franco Fiorito, al termine del lungo interrogatorio del suo assistito. «Personalmente – ha aggiunto – ho eccepito la qualificazione giuridica del reato. Secondo me il peculato non sussiste perché i gruppi e i partiti sono soggetti privati, quindi si dovrebbe eventualmente discutere di appropriazione indebita».

LO SCANDALO SUI FONDI DEL PDL – La scorsa settimana è stata aperta l’inchiesta sui fondi del Pdl, che vede indagato Fiorito per presunti trasferimenti di denaro pubblico su suoi conti privati. L’ex capogruppo e tesoriere avrebbe trasferito – attraverso 109 “autobonifici” – circa 850 mila di euro, soldi che il Consiglio regionale ogni mese concedeva ai gruppi consiliari. Le indagini si stanno facendo sempre più serrate e si stanno concentrando sui destinatari di alcuni bonifici di Fiorito. Tra questi ci sarebbero anche dei consulenti della Regione Lazio. In un’intervista l’ex tesoriere, dopo aver ricordato d’esser stato lui ad aver fatto partire l’inchiesta, segnalando «per primo le anomalie», ha cominciato ad accusare altri consiglieri del Pdl, in particolare «Miele e Bernaudo», destinatari secondo Fiorito di «ostriche e champagne acquistati con soldi pubblici».

Silvia Sequi

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