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Opinioni e commenti
 

L’esperto, il contestato “Pulcino Pio” attua un meccanismo compulsivo che contiene l’ansia
Pubblicato il 04-09-2012


Ci dovrà pur essere un motivo per cui quasi 19 milioni di persone hanno visitato il video del “Pulcino Pio” su Youtube, lanciato da un’emittente radiofonica romana lo scorso maggio. Fosse anche un fenomeno di dubbio aspetto culturale che si preferirebbe non dover guardare, siamo comunque sociologicamente “costretti” a vederlo per comprendere i motivi di tale successo. Il segreto di questa tiritera è stato definito sbrigativamente come un “ritorno all’età puerile”. Ma vista la dimensione del fenomeno che ha interessato l’Italia e coinvolto migliaia di persone che sulle spiagge della Penisola hanno ballato al ritmo del “Pulcino Pio” senza distinzione di età, Avanti! ha deciso di intervistare Antonio Picano, dirigente del reparto di psichiatria dell’ospedale San Camillo-Forlanini di Roma, per inquadrare il fenomeno che, progressivamente, ha continuato ad attrarre spettatori sul web. Risposta secca dell’esperto: «Tale video agisce con un meccanismo compulsivo che il cervello mette in atto per contenere l’ansia».

La filastrocca, che in realtà copia integralmente una cantilena brasiliana circolata sul web lo scorso anno che si chiama appunto “Pintinho Pio”, è finita alla ribalta delle cronache negli ultimi giorni prima per un intervento su ‘Famiglia cristiana’ dal titolo “Il pulcino Pio e il cinismo della morte”, e poi per alcuni fatti di cronaca tra cui quello di un giovane che ha picchiato un’adolescente che non riusciva a smettere di cantare la filastrocca in preda ad un vero e proprio raptus. Basta fare un giro su Youtube e si scopre che, oltre ad avere milioni di visualizzazioni, l’ossessiva filastrocca ribattezzata con retorica ripetitività “il tormentone dell’estate”, ha raccolto un enorme numero di parodie, ri-upload, remake e video dedicati “all’odio” verso di esso. Una sorta di rincorsa alla partecipazione, un vortice che si riflette e riproduce in mille immagini di persone, volti gesti tutti diversi ma tutti accomunati alla cantilena del “Pulcino”. Potremmo chiamarlo “il voler esserci”.

Dottor Picano stiamo assistendo all’esplosione di questo fenomeno che è partito da Youtube e che ha interessato addirittura milioni di persone. 

Prima di tutto inquadrerei questa filastrocca come un meccanismo compulsivo che diventa virale. I meccanismi compulsivi sono caratterizzati dalla tendenza ad impadronirsi della mente, a riempire dei vuoti, ad occupare dello “spazio mentale”. È come se affidassimo ad un motivetto ripetitivo una parte di noi. Tutto questo ha una funzione precisa, quella di limitare l’ansia. È questo il significato dei meccanismi compulsivi, il contenimento e controllo dell’ansia. Come i motivetti che si fischiettano, rappresentano una parte che occupa la nostra mente e ci libera da qualcosa di più ansiogeno. Fa parte di un meccanismo protettivo.

Oltre al risvolto personale è scoppiata anche una polemica rispetto al finale, in cui il pulcino muore schiacciato, addirittura portando alle proteste dei genitori.

Non ci sarebbe nulla di male se non fosse che ci troviamo in una società che ha abbassato la soglia di tolleranza del dolore. Il finale è improvviso e tragico, e la società degli ultimi anni accetta sempre meno chiusure tragiche perché rivolte ai minori, ma è un fenomeno sorto ultimamente. Infatti molte favole di Andersen, uno dei padri della fiaba, hanno dei finali molto più drammatici, che servono a conferirle un valore pedagogico maggiore. Ma nella cultura di oggi questo non è tollerabile: per questo i genitori chiedono di modificare i finali.  È lo stesso meccanismo della rimozione della morte dal narrato della vita.

Alla fine siamo di fronte ad una semplice filastrocca. Perché riscuote tanto successo?

Perché coinvolge nuovi strumenti di aggregazione della nostra società che, pur essendo diventati effimeri, danno l’impressione di protagonismo e centralità degli individui che ne prendono parte. Prima c’erano grandi strumenti, carichi di significato come la politica, la Chiesa e tanti altri. Ora l’aggregazione ha una vita molto più breve, da’ l’impressione di una maggiore intensità, ma allo stesso tempo si basa su strumenti compatibili con il decadimento del valore della comunicazione e del suo contenuto semantico.

Infatti ci sono casi di cronaca che parlano di episodi di rabbia, di gente picchiata per aver cantato ossessivamente il ritornello.

Come tutti i meccanismi compulsivi, anche questo genera rabbia perché va fuori dal controllo della volontà. Si impadronisce di noi perché ci leva l’ansia ma nello stesso tempo non abbiamo più la possibilità di controllarlo. E’ questo che fa esplodere la rabbia.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Forse allora non sono normale. L’ho ascoltata, ho riso molto perché è buffa e per la somiglianza con la vecchia fattoria e la fiera dell’est di Branduardi e la cosa è finita lì, non sono andata dallo psicanalista. L’ho quindi masterizzata in un cd di video canzoncine per bambini per farne dono a mia nipote di quattro anni che nemmeno lei è andata dallo psicanalista dopo avere visto la scena del trattore, così come non perde il sonno se Wil Coyote ogni tre per due casca a testa in giù da un canyon cercando di acchiappare Bip Bip, magari ha preso da me che sono cresciuta con i cartoni animati giapponesi tipo Goldrake, dove la morte veniva rappresentata come un evento naturale facente parte della vita, esattamente come nelle vere favole del citato Andersen e dei fratelli Grimm che leggo tutt’ora a mia nipote come facevano con me mia nonna e mia madre…Oddio! Forse non siamo normali…

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