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Opinioni e commenti
 

Siria, per l’Unicef dall’inizio della rivolta è strage di bambini
Pubblicato il 06-09-2012


Una ventina di persone, tra cui sette bambini, sono morti nella notte in un bombardamento effettuato dall’esercito sui quartieri ribelli di Aleppo, seconda città della Siria, teatro da più di un mese di violenti combattimenti. A riferirlo è stato l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Nove persone, tra cui sette bambini, sono morte nel bombardamento del quartiere di Marjé a sud della città e di Hanano, a nord-est. «Numerose persone sono rimaste ferite, alcune delle quali in modo grave», ha detto l’Osservatorio, Ong con sede in Gran Bretagna. Dieci civili sono inoltre morti nel quartiere di Bustan al-Basha, nel nord di Aleppo. Il nuovo inviato dell’Onu e della Lega araba in Siria, Lakhdar Brahimi, ha deplorato ieri il numero «straordinario» di vittime del Paese, chiedendo il «sostegno della comunità internazionale» alla sua difficile missione. Secondo l’Osservatorio, il conflitto ha fatto più di 26mila morti dall’inizio della rivolta contro il regime nel marzo 2011.

UNICEF ITALIA, «E’ UNA GUERRA DEI BAMBINI» – «Ventitré oggi, 48 ieri, mille la scorsa settimana: un’addizione infinita il cui risultato è una sconfitta per tutti»: così il portavoce dell’Unicef Italia, Andrea Iacomini, commenta le notizie sui bambini uccisi in Siria. «Bisogna fermare questo dramma, questa “guerra dei bambini” che, nelle ultime settimane, proprio nei confronti dei più innocenti ha registrato numeri incredibili di morti sotto le bombe – afferma Iacomini – e per farlo, oltre a chiedere fortemente alle istituzioni di mobilitarsi, bisogna fare appello a tutti gli italiani affinché si uniscano a noi in un sforzo comune e concreto per evitare ad altri bambini la stessa sorte. Dobbiamo poter intervenire e aiutare i piccoli che sono ancora in Siria, prigionieri delle loro città e quelli che si trovano in quei campi profughi che stanno scoppiando a causa di ingressi sempre più numerosi di famiglie disperate». Iacomini ha aggiunto che: «La crisi economica, che pur ci colpisce e ci confina nei nostri problemi quotidiani, non ci può far restare indifferenti davanti a questo massacro. Non possiamo e non dobbiamo. Basta un euro, rinunciare ad un caffè, per aiutare l’Unicef Italia a proteggere un bimbo in più dai colpi dei mortai, dai crimini di guerra all’ordine del giorno, dalle violenze che subiscono o hanno subito, dall’ indifferenza generale».

PADRE DALL’OGLIO, «FRANGE VOGLIONO RENDERE RELIGIOSO IL CONFLITTO» – Parla del destino dei cristiani in Siria, padre Paolo Dall’Oglio, gesuita italiano, espulso il giugno scorso dalla Siria, dove dagli anni ’80 lavorava al dialogo interreligioso nella comunità monastica di Deir Mar Musa, per mano del governo di Assad a causa delle sue nette posizioni a favore degli insorti. Citando il Nunzio apostolico in Siria, Mario Zenari, intervistato qualche mese fa dall’Avanti!, padre Dall’Oglio ha affermato: «L’arcivescovo Zenari ha detto chiaramente che i cristiani in Siria non sono perseguitati in quanto tali, non vi è persecuzione religiosa. Ci sono tuttavia delle frange clandestine a bordo della rivoluzione, non controllate dai comitati di coordinamento, che potrebbero tuttavia realizzare attentati simili a quello alla chiesa siro-cattolica di Baghdad nel 2010, con l’obiettivo di “confessionalizzare” il conflitto contro la volontà conciliatoria della rivoluzione siriana».

Padre Dall’Oglio ha parlato anche in merito alla prospettiva di riconciliazione nazionale: «Quando Kofi Annan e Lakhdar Brahimi vengono a cercare un punto diplomatico in comune tra il regime e la rivoluzione si sbagliano di indirizzo, ed è ovvio che poi falliscano. Perché sulla richiesta di emancipazione i siriani sono disposti a morire. Se lo scrivono in fronte: “La morte piuttosto che la perdita della dignità”. Sono donne, uomini, vecchi e giovani che hanno deciso che indietro non si torna. Una riconciliazione è possibile nel pieno rispetto della libertà di espressione».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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