venerdì, 21 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Stampa e tv tra toga party e discese in camper
Pubblicato il 27-09-2012


Accendiamo la tv, navighiamo un po’ in internet, vediamo cosa succede.

Argomento numero uno. Chili di ostriche addebitate al gruppo consiliare del Pdl nel Lazio, acquisti di lusso, grandi abbuffate in ristoranti chic. Fiorito, il nuovo re dei talk show all’italiana, con il suo solito gessato ed il suo ineffabile ghigno sotto i baffi. Storie di veri e propri saccheggi di denaro pubblico, stravaganti festini e Toga party alla romana, tra ancelle e maiali. La Polverini che si dimette (ma in realtà ancora non lo ha fatto), i suoi scivoloni romaneschi, le minacce (tipiche della destra) rivolte ai colleghi di ruberie.

Argomento numero due. La Minetti, che si sarebbe dovuta ritirare dalla vita politica già da qualche anno, che percorre le passerelle della settimana della moda milanese, con indosso un succinto e delizioso costumino di Parah. Un fisico da invidiare, uno spettacolo grottesco, che ci dà la misura del marciume della classe dirigente italiana. Vagonate di gallerie fotografiche, video ovunque. Il rientro in consiglio dopo la sfilata, poi, ha catturato la spasmodica attenzione di tutti i portali on line del Paese, a cominciare da quelli maggiori e autorevoli.

Argomento numero tre. Lo scenario confuso e desolante delle primarie. La “discesa in camper” del sedicente Renzi, le sue campagne dal font adolescenziale all’americana, il suo slogan ambiguo (#Adesso, cosa, in particolare?) e le ovazioni della destra, da Berlusconi alla Santanchè, da Dell’Utri  alla Zanicchi. La politica del “tutti i vecchi a casa” non può bastare per governare un Paese così in difficoltà. E poi ci sono loro, un esercito di nomi. La mattina una candidatura sui giornali, la sera già ritirata in tv. Puppato-Civati-Bindi-Tonini-Morando-Ichino-Boeri-Gozi-Spini, eccetera. C’è anche l’Api,che candida Tabacci, del quale bisogna apprezzarne i tentativi di salvare un partito dalla morsa dello zero virgola. Tutto in disordine, tutto senza regole, una disgustosa fiera delle vanità.

Argomento numero quattro. Elezioni e alleanze. La capitale, Roma, al voto dopo  l’amministrazione inconcludente di Alemanno. Una città con un buco di bilancio spaventoso. Una Regione, il Lazio, martoriata dagli sprechi e dal regime del “Cafonal”.

Le elezioni politiche, che segneranno la fine (o il prolungamento) del deserto che ha dovuto attraversare il Paese, tra moltissimo rigore e pochissima equità. Sel che non va con l’Udc, l’Udc che non vuole i matrimoni gay (e che quindi non va con Sel), le decine di correnti diverse nel Pd (dove ognuno andrebbe con uno diverso). Grillo che, con la sua politica del Vaffa, raggiunge quasi il 20% di consensi, la Lega ai suoi minimi storici, il Pdl disintegrato, Fli desaparecido, e Di Pietro col cerino in mano. Ormai non lo vuole più nessuno. Isolato. E la gente, in tutto ciò, che vorrebbe capire qualcosa in più, per esempio sui programmi. Mentre in Italia si discute di ostriche e champagne, il primo ministro norvegese, socialista, Jens Stoltenberg forma il suo nuovo governo affidando il ministero della cultura ad una donna, 29 anni, musulmana. Nel nostro Paese non potrebbe mai succedere.

Questa classe dirigente, ormai arrivata al capolinea, discreditata e caduta in basso, dovrebbe essere condannata, non alla galera o ai lavori forzati, ma alla normalità di chi non ha un lavoro, un futuro, la possibilità di vedersi al proprio posto nel mondo. Una vita come quella di milioni di persone, una vita  di bollette, di incertezza, di mezzi pubblici, del mutuo da pagare e dei figli da mantenere. Condannati ad una irreversibile quotidianità, insomma. Se si va avanti così, non sarà il centrodestra o il centrosinistra a vincere. Non sarà l’antipolitica di Grillo a prevalere. Sarà la politica a perdere. Tutta.

Giada Fazzalari

Giornalista - PoliticAnti

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