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Opinioni e commenti
 

Trattativa Stato-Mafia. Giudice Priore: “I patti ci furono”. Martelli: “Scalfaro aveva dubbi sul 41bis”
Pubblicato il 14-09-2012


Si è parlato di trattativa Stato-Mafia alla Festa nazionale Socialista. Lo hanno fatto direttamente i protagonisti del momento, raccontando quei giorni difficili. Un momento cruciale per la storia dell’Italia, in cui conversero e si modificarono i destini del Paese. L’azione giustizialista travolgeva il Parlamento, la Prima Repubblica si disfaceva sotto l’azione di manovre mai chiarite e di sinergie che decisero i destini del Paese. Claudio Martelli, ex ministro della Giustizia, il giudice Rosario Priore e Mauro del Bue, moderati dal giornalista Luca Mariani dell’Agi, hanno dato vita ad una riflessione che ha offerto spunti di analisi su un capitolo della vita politica e della storia d’Italia ancora da scrivere.

MARTELLI RACCONTA L’ELEZIONE DI SCALFARO – Claudio Martelli ricorda quei giorni raccontando dei veleni, dei sospetti e delle divisioni che accompagnarono l’elezione di Oscar Luigi Scalfaro alla Presidenza della Repubblica: «Scalfaro venne eletto Presidente della Repubblica dopo l’attentato a Falcone: fu proprio quell’attentato che accelerò i tempi della sua elezione. La prima volta che lo incontrai mi disse che aveva dubbi sulla costituzionalità del decreto che introdusse il 41 bis. Poi si adoperò per sostituire Scotti con Mancino al Viminale. Cercò anche di sostituire me alla Giustizia, e Amato mi propose la Difesa. Io mi impuntai e non se ne fece nulla. L’obiettivo fu però raggiunto sette mesi dopo quando ricevetti un avviso di garanzia per una questione di 13 anni prima, il famoso “Conto Protezione”». L’ex Guardasigilli ricorda che «dopo l’elezione di Scalfaro, fui avvicinato da “ambienti del Quirinale” che mi fecero sapere di non apprezzare le misure introdotte con il 41bis e le norme pentiti perché ritenute dubbie dal punto di vista della costituzionalità». Proprio quelle norme, che avevano permesso al Pool del giudice Falcone di combattere efficacemente la mafia, venivano messe in discussione e, dopo pochi mesi, il 41bis subì un duro colpo. «Eravamo vicini alla liquidazione non delle mafie, ma sicuramente di Cosa Nostra e questo processo venne interrotto» ha sottolineato con rimpianto Martelli.

IL GUIDICE PRIORE – «I patti ci furono» ha affermato il giudice Rosario Priore che ricostruisce la successione temporale e le coincidenze che legano tra loro gli eventi di quegli anni difficili. La prospettiva di Priore è quella di un profondo conoscitore, oltre che della legge, anche dei processi storici: Priore, con una lunga digressione, ricorda alla platea della Festa nazionale Socialista che lo Stato italiano, ai tempi della cosiddetta “trattativa”, non era nuovo ad accordi segreti con organizzazioni addirittura terroristiche come i gruppi più radicali della galassia palestinese. Con il fine di salvaguardare l’interesse nazionale, infatti, il “Lodo Moro” permise ad organizzazioni come “Settembre Nero” e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di utilizzare il nostro Paese come base logistica, a patto di non compiere attentati sul suolo italiano .

MAURO DEL BUE – Anche Mauro del Bue, che ha vissuto da parlamentare il prima e il dopo la strage di Capaci, aggiunge un tassello fondamentale per la comprensione di quegli avvenimenti convulsi che portarono all’elezione di Oscar Luigi Scalfaro alla Presidenza della Repubblica. Del Bue ricorda il nervosismo dell’Aula nei giorni delle votazioni e la spaccatura interna alla Dc, con Forlani che non riuscì ad essere eletto per pochi voti a causa dell’azione dei “franchi tiratori” interni al suo stesso partito mentre Andreotti caldeggiava la propria candidatura. Del Bue ricorda, a dimostrazione della delicatezza del momento, proprio durante quelle elezioni così sofferte e cruciali, dove furono ritrovate cinque schede in più del numero dei votanti, si decise di introdurre il “catafalco” per garantire la reale segretezza del voto.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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