venerdì, 21 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Un paese è civile se c’è libertà religiosa
Pubblicato il 25-09-2012


 

Uno Stato che non sa, o non vuole, sciogliere nodi fondamentali come quello della laicità e della libertà religiosa, non è uno Stato del tutto civile. Sono contrario all’ insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, perché in questa Italia multietnica  rappresenta una discriminazione nei confronti degli studenti appartenenti ad altre confessioni. La fede religiosa deve essere una scelta libera e consapevole, come pure devono esserlo tutte le altre scelte. 

Ha ragione il ministro Profumo quando dice che il Paese è cambiato, che è diventato multiculturale, e che con esso dovrebbe cambiare anche il modo di fare scuola. Ma mentre in Italia si discute ancora di questo, il ministro norvegese, socialista, Jens Stoltenberg, ha appena formato il suo nuovo governo. Il neo ministro della cultura ha 29 anni, è una donna, è musulmana. Esempi da seguire.

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Commenti all'articolo
  1. E’ la tradizionale e sempre valida posizione dei Socialisti. Il problema è renderlo conciliabile con le posizioni ambigue del PD e quelle integraliste dell’UDC. Manteniamo sempre alto il concetto che la materia dei Diritti Civili fa parte delle LIBERTA’ di ogni paese civile e dei cittadini.

  2. Anche l’insegnamento della lingua italiana è discriminante nei confronti di chi originariamente parla una lingua diversa? (penso ai saldi, ai trentini e ai pugliesi). Probabilmente trova ingiusto che ragazzi mussulmani, buddisti e atei siano costretti a studiare la Pietà di Michelangelo e la Divina Commedia. Dev’essere offensivo e incivile chiedere ad uno studente di origine marocchina di studiare un inno alla Provvidenza come sono i Promessi Sposi. D’altra parte nell’era della globalizzazione siamo noi a sbagliare nel (cercare di) conservare una cultura ed un identità. Perche queste sono un sicuro ostacolo verso il futuro radioso che secondo Lei ci attende. Lei forse non intende cosa il laicismo sia. Non vuol dire far tabula rasa. Non vuol dire mettere culture e tradizioni da parte. Mi meraviglio di Lei e dell’Università di Leicester. Conoscere la religione cattolica vuol dire avere uno strumento fondamentale per comprendere a fondo la Letteratura, la storia, l’arte, la filosofia e in generale la cultura occidentale (non solo italiana). Noi non siamo l’Australia o L’America. non abbiamo vaste lande desolate, città da costruire, miniere e risorse naturali, non possiamo puntare solo al nuovo. Il nostro passato è la nostra principale risorsa. Conoscere la religione cristiana è essenziale per comprenderlo. Piuttosto lamentiamoci del fatto che l’ora di religione in molte scuole è una “seconda ricreazione”….L’Italia è “multietnica” da sempre e da 2000 anni la religione cristiana è elemento di integrazione. Non la si impone mica, anzi sono proprio i non cristiani che dovrebbero approfittare di quell’ora lì.

  3. Sembrerebbe strano da spiegare, ma concordo sia con le motivazioni del segretario sia con quelle molto bene esposte da Paolo, il cui commento precede questo mio con l’intervallo di quello di Rurok (quest’ultimo un po’ becero, ma che deve valere da promemoria, dato che chi rifiuta di riconoscere gli errori è condannato a riperterli). Sulla questione dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica sono stati versati i proverbiali fiumi d’inchiostro. Il punto – certo Nencini lo sa, ma mi sembra un po’ restio a esplicarlo – è proprio nel termine “religione”, confuso un po’ troppo spesso con indottrinamento. L’Italia non ha e non può avere “religioni di Stato” e di conseguenza non potrebbe consentire in strutture pubbliche propaganda o anche solo testimonianza in questo senso. Ma l’ora di religione a scuola, come ben sottolinea Paolo, non è nulla di tutto questo. Paradossalmente, la materia in questione potrebbe essere comodamente insegnata da un ateo che l’avesse studiata con attenzione. A suscitare molti equivoci è il fatto che gli insegnanti di religione, pagati dallo Stato, sono scelti dai vescovi. Oltre tutto, se abilitati ad altro insegnamento, lucrano punteggi in graduatoria per altre cattedre maturati in quelle di religione eventualmente soppresse.
    Discutere di questo sarebbe più utile che abbandonarsi ad anticlericalismi un po’ troppo datati.
    Che in Norvegia ci sia un ministro musulmano può anche essere cosa buona e giusta (nostro dovere e fonte di salvezza aggiungerebbero i cattolici) ma non cambia la fondatezza di quanto scrive Paolo a proposito di Michelangelo e di Dante (quello che mette all’Inferno il profeta dell’islam non come eretico, ma come scismatico, che ritiene cioè quella islamica come una separazione dal cristianesimo, a conferma che anche il pensiero dei geni della òletteratura va collocato nel loro contesto culturale).
    L’ora di religione nelle scuole serve o almeno dovrebbe servire proprio a questo. Sarebbe anche utile cogliere l’implicito suggerimento di Paolo a non consentire che un insegnamento tanto importante e “contestualizzante” per l’identità italiana sia degradato a “ora di ricreazione”.
    Né si tratta di argomento che la politica, soprattutto quella che vuole chiamarsi socialista, può trattare con l’accetta di slogan semplicistici e guardare con i paraocchi ideologici di epeche diverse con differenti protagonisti.
    A Paolo che legge Manzoni voglio ricordare, però, che da decenni la questione cattolica viene mal posta. Gli interlocutori ai quali ci si rivolge sono raramente simili al cardinale Federico, molto spesso somigliano a don Abbondio (e i politici, anche i nostri, a don Rodrigo), quasi mai a fra’ Cristoforo. E che, anche in Italia, la Chiesa sia fatta invece in gran parte proprio da emuli di quest’ultimo, sembra non interessare a nessuno.
    Eppure, in tempi di crisi, ci sarebbe veramente bisogno di un confronto sulla giustizia sociale e politica che non può prescindere dai cocetti di solidarietà propri sia del cristianesimo sia del socialismo.
    Scusate la lunghezza, ma come disse una volta Byron non ho avuto tempo per scrive più concisamente.

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