mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Vincere le incertezze per tornare a crescere
Pubblicato il 01-09-2012


Le ultime aste dei Titoli di Stato sono andate bene per l’Italia : ben 17 miliardi di euro di titoli sono stati collocati dal Tesoro a fine agosto, beneficiando di un deciso calo dei rendimenti, soprattutto sulle scadenze più a breve termine. Eppure, nonostante il buon esito delle aste, il differenziale di rendimento fra i nostri titoli di Stato decennali e gli omologhi titoli tedeschi resta intorno al 4,5%. E’ un livello troppo elevato se si pensa ai progressi compiuti negli ultimi mesi nel nostro Paese e anche in sede europea. Proviamo a capire il perché, mettendo insieme i pezzi del mosaico.

QUANTO PESANO LE PAROLE DI DRAGHI – Innanzitutto, a favore di un riduzione dello spread pesano le affermazioni del Governatore della Banca Centrale Europea. Mario Draghi ha dichiarato che l’Euro è irrinunciabile. E a Francoforte si stanno mettendo a punto strumenti non convenzionali per combattere l’irrazionalità dei mercati; il principale sarebbe la possibilità per la BCE di acquisti illimitati di titoli a breve termine dei Paesi in difficoltà, purché quegli stessi Paesi abbiano firmato un memorandum d’intesa con la commissione Europea su riforme e controlli.

IL PESO DELLA MERKEL – Poi c’è da considerare la posizione della Cancelliera tedesca, il più influente politico europeo del momento. Angela Merkel sembra aver finalmente acquisito consapevolezza dell’importanza, anche per la Germania, della moneta unica  e, mettendo a tacere i falchi tedeschi, ha parlato di stabilizzazione dell’Euro come impegno politico assoluto dell’Europa.

IL VARO DEL FONDO SALVASTATI – Ancora, il varo del fondo salva Stati permanente, l’European Stability Mechanism, è sempre più vicino. Se, come ci si attende, il prossimo 12 settembre la Corte Costituzionale tedesca deciderà sul via libera, l’ESM potrà intervenire a sostegno dei Paesi in difficoltà, acquistandone  i Titoli di Stato a lungo termine. Il fondo, di cui l’Italia – è bene ricordarlo – è il terzo contributore  avendone sottoscritto oltre 125 miliardi di Euro su un totale di 700, avrà capienza più che sufficiente per salvare la Spagna. Dovrebbe poi essere in dirittura d’arrivo la definizione del contenuto dell’accordo d’intenti tra i Paesi che ricorreranno all’ESM e l’Europa, che ricalcherebbe strumenti in parte già utilizzati per le raccomandazioni dell’Ecofin, anche se con l’aggiunta di tempi scanditi e controlli in itinere da parte della Commissione Europea e della BCE.

PIU’ MORBIDI CON LA GRECIA – Anche sulla Grecia, la cui richiesta di tempi più larghi per le riforme sarà analizzata ad ottobre dall’Europa, sembra esservi un tacito ammorbidimento. In questo contesto, se la Grecia dimostrerà con concretezza e determinazione di aver intrapreso il cammino delle riforme, non saranno pochi miliardi di Euro in più a scoraggiare i partners europei. Di converso, in tal caso costerebbe ben di più estromettere la Grecia dall’Euro, visto il segnale negativo che sarebbe così lanciato ai mercati finanziari sulla tenuta dell’Euro e  considerata la notevole esposizione delle banche tedesche e francesi verso il Paese ellenico.

SISTEMA BANCARIO EUROPEO, TUTTE LE NOVITA’ – Importanti novità anche sul fronte del sistema bancario europeo, che si appresta ad essere finalmente livellato da una vigilanza unica che consentirà di imporre regole uniformi alle  banche dei vari Paesi. Non a caso le ultime resistenze vengono proprio dalla Germania, che vorrebbe le sue banche regionali, le cosiddette LandesBanken, non sottoposte alla vigilanza accentrata. Questo perché le nuove regole potrebbero farvi emergere attivi più rischiosi di quanto stimato in base alle vigenti regole nazionali, con conseguenti necessari pesanti aumenti di capitale. Ecco anche perché la Cancelliera Merkel, pur sapendo che difficilmente potrà avere immediato successo, ha rilanciato la necessità di un nuovo trattato europeo, che consenta alla Germania di cristallizzare in qualche modo, ora che il momento è propizio, la leadership conquistata.

COME STA L’ITALIA? – L’Italia, dal canto suo, dopo aver messo in sicurezza i conti pubblici con la manovra sulle pensioni e l’IMU, ha avviato e sta portando avanti una serie di riforme e misure necessarie a ridurre la spesa e stimolare la crescita. E’ pacifico che il nostro debito pubblico, pari al 120 percento del PIL, sia molto alto e da ridurre; ma esso non è poi molto più alto di Paesi che attualmente godono di spread molto più bassi dei nostri, quale ad esempio la Francia dove il rapporto debito su PIL è pure pari al 90 percento. Inoltre, occorre considerare che l’Italia presenta un livello di disoccupazione intorno al 10%, ben inferiore ai livelli spagnoli di oltre il 25%. Questo è anche dovuto ad un tessuto industriale che, nonostante sia penalizzato da un costo dell’energia e del credito molto più alto dei concorrenti europei, si colloca all’ottavo posto al mondo per esportazioni.

LO SPREAD TORNERA’ A SCENDERE – Dopo aver unito solo pochi pezzi di un complesso mosaico, riusciamo ad intravedere il sentiero tracciato in Italia ed in Europa e le ragioni per cui, prima o poi, lo spread tornerà su livelli più accettabili. Ma allo stesso modo non possiamo non chiederci perché i passi in avanti non siano stati già metabolizzati dai mercati – di solito veloci in questo genere di cose – portando ad una riduzione dello spread. La principale risposta è l’incertezza politica: gli investitori sono preoccupati dell’esito delle elezioni politiche della prossima primavera. Immaginiamo un decisore che sia chiamato ad investire somme cospicue nel nostro Paese su un orizzonte temporale decennale, ad esempio per impiantare una nuova attività economica. Sono comprensibili le sue esitazioni al pensiero di una possibile vittoria di forze populiste ed irresponsabili. Esitazioni che, purtroppo, si riflettono oggi in uno spread più elevato del corretto.  Solo dimostrando di tornare ad essere un Paese normale, serio e che guarda all’Europa potremo vincere quelle esitazioni, ridurre lo spread e tornare a crescere.

Alfonso Siano


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Commenti all'articolo
  1. Il discorso è articolato e chiaro. Mi domando: per vedere scendere lo spread dovremo aspettare l’esito delle elezioni politiche ? Non sarebbe il caso allora di anticipare la consultazione in autunno ?

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