martedì, 22 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Alta tensione Lega-Pdl in Lombardia: Formigoni tentenna, ma non cede. E minaccia l’effetto domino al Nord
Pubblicato il 11-10-2012


Alta tensione nella sede del Consiglio regionale della Lombardia, dopo l’arresto di ieri dell’assessore Pdl Domenico Zambetti, incastrato da intercettazioni su presunti voti di scambio pagati alla ‘ndrangheta. Se da una parte gli assessori leghisti firmano le dimissioni del Caroccio al Pirellone, dall’altra il presidente della Regione, Roberto Formigoni controminaccia la Lega promettendo l’effetto domino, e ribadisce di non avere alcuna intenzione di dimettersi. «Io non ho fatto nessun errore. La mia Regione è l’unica che ha i conti in ordine. Le colpe personali delle Regioni saranno pagate dalle singole persone» continua a difendersi. Stamane i consiglieri regionali leghisti – per mantenere coerenza con la scelta decisa ieri – hanno disertato le Commissioni Cultura e Affari Costituzionale convocate al Pirellone. Nel frattempo a Roma si sta svolgendo l’incontro tra il segretario Pdl, Angelino Alfano, il governatore Formigoni e il segretario della Lega, Roberto Maroni.

LE DIMISSIONI FIRMATE DAI LEGHISTI – Il segretario della Lega Lombarda, Matteo Salvini sottolinea che «la puzza della ‘ndrangheta dentro l’istituzione Regione è insopportabile». I leghisti hanno fatto capire chiaramente che le elezioni sono sempre più vicine. «L’obiettivo del Carroccio, ribadisce, è quello di andare al voto in Lombardia in primavera» annuncia Salvini. «Nel frattempo la Regione non può stare senza governo. Ci vuole una giunta snella, magari con metà assessori, e un programma di pochi punti che soddisfi le nostre richieste».

FORMIGONI, SE CADO IO CADE TUTTO IL NORD – «Se i leghisti vogliono il dialogo devono ritirare le dimissioni, decidano se vogliono far parte dell’alleanza in Lombardia, Veneto e Piemonte» ha esortato Formigoni. Se, in caso contrario, il Carroccio confermasse di essere «fuori dai giochi andrò a un rinnovamento completo della Giunta o si andrà ad elezioni» ha promesso il governatore. In quest’ultima ipotesi, vi saranno «conseguenze anche  in Veneto e Piemonte, perché le tre giunte sono figlie dello stesso accordo politico» ha aggiunto, sottolineando che non si tratta di un ricatto, bensì «di un accordo politico per le elezioni del 2010 con cui si stabilì che due regioni andavano alla Lega e la Lombardia al Pdl».

Silvia Sequi

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