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Opinioni e commenti
 

Carta d’intenti, polemiche tra Casini e Vendola. Nencini (Psi): «La questione va inserita nella cornice corretta»
Pubblicato il 15-10-2012


A poche ore dalla firma della Carta d’intenti tra i leader del Psi, Pd e Sel, si accendono le polemiche sull’assenza dell’agenda di Mario Monti nel manifesto del centrosinistra. In particolare, il leader di Sel, Nichi Vendola e il segretario Udc, Pier Ferdinando Casini si sono lanciati qualche stoccata sul tema. Casini ha dato il via alla polemica dichiarando che: «L’ipoteca di Vendola sulle primarie è superiore a quella di Renzi. Che errore eliminare ogni riferimento al governo Monti dal manifesto». Di tutta risposta Vendola ha ribattuto che il centrista e il suo partito «non possono trovare spazio nel centrosinistra» poiché «chi ha impedito la modernizzazione dell’Italia non può essere convocato tra i protagonisti di una stagione di cambiamento». Il leader di Sel ha poi bollato Casini come interprete di politiche «gattopardesche», ribadendo la necessità di «rottamare l’ingiustizia sociale». A chiudere la polemica è stato il segretario del Pd Bersani che ha invitato Casini a leggere «bene le carte: noi manderemo avanti il meglio dell’esperienza Monti. Noi garantiremo il rigore e la credibilità che ha portato Monti, ma in quel rigore ci vuole più lavoro, più equità e più diritti. Serve un’agenda italiana – ha aggiunto – non di Monti o di Bersani, che metta al centro il lavoro». Sul senso che ha portato a redigere la Carta d’Intenti e sulla non presenza dell’agenda Monti, Avanti! ha fatto il punto con il segretario nazionale del Psi, Riccardo Nencini.

Perchè non è stato citato Monti nella Carta d’intenti?

Mi sembra sia una questione tra Pd e Sel e non va amplificata. Direi che vada inserita in una cornice corretta. Da una parte il riconoscimento di ciò che Monti ha fatto, senza scordare chi c’era prima di lui. Quindi la sobrietà e il filo-europeismo non vanno assolutamente dimenticati, ma devono esser parte delle nuove idealità del nuovo governo. Altra cosa è il rigorismo montiano. Keynes definiva «l’economia una scienza triste». Il rigorismo montiano a senso unico e senza alternative rende l’economia una sciagura. Dall’Italia che gioca col catenaccio si deve passare a un’Italia che gioca più aperta, che ha più fiducia nelle future aspettative.

Qualche esempio in merito?

Il secondo approccio delle riforme istituzionali alle Regioni, dopo le Province, è arduo e, per come è concepito, sbagliato. Non si riformano le Istituzioni a colpi di decreti legge. Il secondo aspetto riguarda la patrimoniale sulle grandi ricchezze. Noi l’abbiamo ereditata da Clegg, un politico liberale inglese. La patrimoniale come la concepiamo noi toglie l’Imu sulla prima e unica casa di proprietà. L’Imu è una patrimoniale solo per i poveri. La patrimoniale alla Clegg, cui ci siamo ispirati, serve a togliere quelle tasse, non ad aumentarle.

Quindi la polemica sull’assenza dell’agenda Monti dalla Carta è fine a se stessa o ha radici reali?

Secondo me le polemiche sono più figlie della campagna elettorale alle primarie che non di quelle politiche.

Qual è il senso che ha condotto a redigere la Carta d’intenti?

Il senso alla base della Carta è quello di sostituire alla visione tremontiana, una passione riformista. Tremonti aveva ispirato il decennio precedente con la triade Dio-Patria-Famiglia. Noi vorremo che il nascente decennio si ispiri a una nuova triade: inclusione, merito e civismo.

Con la Carta siglata sabato a Roma è stata definitivamente archiviata la foto di Vasto?

Sì, è sepolta e stracciata. Oramai mi pare che ciò che resta possa essere l’autoscatto che può farsi Di Pietro.

Silvia Sequi

 

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