martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Celentano torna guru e invita a fare tutti uno ‘scatto’ anti-crisi
Pubblicato il 10-10-2012


E alla fine, il sermone e’ arrivato: Adriano Celentano nella seconda serata di Rock Economy invita a fare tutti uno ‘scatto’, a svegliarci dal torpore e a unirci, per fare tutti insieme una rivoluzione in nome della bellezza, perche’ “l’epicentro della crisi e’ in ognuno di noi”. E in questo cambio di rotta “anche i ricchi ci aiuteranno”. “La parola magica e’ lo scatto, uno scatto che prima o poi si dovra’ fare – dice Adriano – . Uno scatto di rabbia o una scintilla, che potrebbe dar luogo a una vera e propria rivoluzione della nostra vita sulla terra. Puo’ sembrare un discorso utopistico – aggiunge – ma nelle pieghe delle utopie c’e’ il segreto della sconfitta di una crisi che riguarda intero pianeta”.

TANTE CANZONI E LA DEDICA A DALLA – Dopo il boom di ascolti della prima serata, con quasi 9 milioni di spettatori e uno share superiore al 31%, Adriano torna sul palco dell’Arena di Verona per la seconda e ultima serata di Rock Economy, in diretta su Canale 5. Tante canzoni anche stasera, dal brano di denuncia Il Mondo in mi settima alla romantica Storia d’amore, passando per Il ragazzo della via Gluck, Azzurro, Viola (’70) e Ringo (’66), l’ecologica Cammino, fino a Ti penso e cambia il mondo e Una carezza in un pugno, cantate con l’amico fidato Gianni Morandi, che poi da solo si esibisce in una toccante versione di Caruso. La dedica a un altro suo grande amico, Lucio Dalla, cui tutta l’Arena dedica una lunga standing ovation. Poi insieme, per Lucio, ecco ‘Ora sei rimasta sola’. Ma c’e’ anche un balletto sulle note di Yuppi Du.

DIMENTICA LE PAROLE, POI PASSA AL ‘SERMONE’ – Il Molleggiato e’ padrone della scena, molleggia come se gli anni non fossero passati. Anche se ogni tanto si scorda le parole delle canzoni: “E’ stata un po’ dura preparami per questi due concerti, non mi ricordavo piu’ i testi, 18 anni sono tanti”, ammette. Il monologo e’ una sorta di preghiera all’unione e alla fede in un progetto comune. Sottolinea quanto sia “assurdo e ridicolo pensare che il casino che sta succedendo nel mondo sia dovuto a speculazioni economiche, che non sono altro che una crisi che ha radici molto piu’ profonde. Le sue onde si sono propagate su tutta la terra, ma l’unico vero epicentro e’ in ognuno di noi”. “Finita la serata ognuno di noi tornera’ ad essere solo nella propria casa – continua – , in attesa di un altro evento, tra 15 giorni o in primavera, che ci fara’ tornare a stare insieme”, dice facendo forse riferimento a un possibile ritorno in tv, chissa’. E’ convinto che “credere in un unico progetto, amarlo, ci rende piu’ felici’ e che ‘i tempi sono maturi per ribaltare il nostro sistema di vita. Questo lo si puo’ fare solo se combattiamo tutti per una stessa idea, la bellezza delle cose. Dove le verita’ non ci vengono rivelate da governi o dai politici, ma dalla vita stessa della natura, che non puo’ essere abbandonata. E dall’arte, che e’ nella natura e viene da Dio. Solo cosi’ e’ possibile sconfiggere la crisi e portare un’intera nazione a sognare qualcosa che puo’ avverarsi. Un’intera nazione che sogna”, ripete.

IL PUBBLICO FISCHIA IL MOLLEGGIATO – Ed e’ convinto che ‘anche i ricchi ci daranno una mano’, dice. Arrivano parecchi fischi del pubblico e lui: ‘Siete sfiduciati, siete qualcosa con ‘sfi…”, scherza, per poi citare “Leonardo Del Vecchio della Luxottica e l’editore di questa tv, e’ grazie a lui se si e’ potuta fare questa trasmissione. E poi la Fiat, Prada e Benetton. Loro ci aiuteranno e in meno di cento anni riporteremo l’Italia agli splendori di una volta. Si’ lo so, sembrano tanti, ma cento anni passano in fretta”. Si riparte con la musica. E nonostante siano passate oltre due ore, il pubblico dell’Arena (di tutte le eta’, molti i sosia, o presunti tali, del Molleggiato) non sembra avere nessuna intenzione di andare a casa, e cosi’ canta e balla sulle note di Azzurro e Prisencolinensinainciusol. Un trionfo. Intanto, anche stavolta Adriano ha detto la sua. Alla prossima.

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