martedì, 22 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Con la fine della Seconda Repubblica ridefiniti i contorni di un nuovo centrosinistra
Pubblicato il 23-10-2012


Dopo una lunga e dolorosa agonia sta finendo la seconda Repubblica: ha il sapore di un necrologio di una stagione mai amata che riporta inevitabilmente indietro le lancette del tempo, facendo rivivere la stagione cupa del ’93-’94. Siamo dunque ad un punto di svolta, e non è un male. Gli scandali, tutti da appurare e dimostrare in tribunale, che in rapida successione hanno investito il mondo della politica, (o meglio, numerosi esponenti di partito), la oramai evidente fragilità della costruzione del partito-azienda di Berlusconi, che dopo aver perso per strada il cofondatore Gianfranco Fini, Pure sta rivelando l’asse con la Lega di Bossi per quello che era, un accordo di potere e quando saltano le poltrone evapora anche il legante politico.

Anche nel centrosinistra le cose sono mutate e stanno mutando velocemente. Dall’Ulivo di Prodi, passando per l’Unione e poi per l’“autosufficienza” veltroniana che preferì legarsi a Di Pietro piuttosto che ai socialisti, si arriva oggi a ridefinire i contorni politici di un nuovo centrosinistra. E non è un caso perché in questi anni si è fatta chiara l’idea che il centrosinistra non può solo correre per vincere le elezioni, ma deve anche proporsi come governo del Paese, ed è questa la vera novità! La lezione è stata tanto chiara quanto dura: le coalizioni larghe, con programmi tanto vasti quanto fumosi e la mancanza di un impegno preciso sui meccanismi decisionali una volta al governo, hanno prodotto non solo le crisi dei governi presieduti da Prodi, Amato e D’Alema, ma l’appannamento dell’immagine stessa dei partiti che ne facevano parte, la perdita di credibilità e di fiducia.

Allora non è un caso se della foto di Vasto sia rimasto in mano a Di Pietro solo un autoscatto. Se al suo posto sul palco di Ripetta, e poi nella firma della Carta d’intenti, c’è oggi Riccardo Nencini, è perché le ragioni del socialismo riformista alla lunga, ancora una volta, hanno prevalso non solo sul giustizialismo dell’ex pm di Mani Pulite, ma anche sui massimalismi della sinistra radicale. Per questo non c’è Paolo Ferrero con la Federazione della Sinistra mentre con Bersani e Nencini, c’è Nichi Vendola che, all’accentuazione di alcuni temi cari alla sinistra, e con lo stile che gli è proprio, unisce dal 2005 la pratica di governo della regione Puglia. E non si governa solo con i proclami.

Il nuovo centrosinistra dell’Italia, bene comune, con PD, SEL e PSI, è abbastanza composito per sfuggire al rischio dell’aridità di proposte e di programmi, ma politicamente coerente quanto basta per esprimere una credibile vocazione di governo, ma soprattutto contiene l’impegno che in caso di disaccordo ci si confronta, si discute, ma poi, anche a maggioranza, si decide: è assunto come patrimonio comune, dunque, il metodo riformista. Certo il futuro si annuncia problematico per un’infinità di ragioni, a cominciare dall’incertezza di una nuova legge elettorale e per la fragilità del panorama economico nazionale e internazionale.

E in questo futuro non potremo consentirci di “riprendere la ricreazione smettendo di fare i compiti a casa”: molti, tra cui i socialisti, auspicano di ritrovare un punto fermo nelle capacità di Mario Monti, ma il riconoscimento del suo indiscutibile successo nell’impedire che l’Italia cadesse nel baratro di una drammatica e oscura crisi economica, non può coincidere con la sua automatica riproposizione a candidato per palazzo Chigi come vorrebbe l’UDC di Casini. Il governo Monti è stato molto utile in un periodo difficile sia sul piano pèolitico che economico, ma se si crede nella democrazia non si può che aspirare ad un governo politico per il dopo elezioni, e noi ci impegneremo perché sia guidato da Pierluigi Bersani nel solco delle politiche socialdemocratiche europee.

Saranno gli italiani a scegliere liberamente il loro futuro. Noi abbiamo la soddisfazione di veder premiato oggi un lungo e tenace impegno politico che ci riporta a essere attori e non spettatori di questa nuova stagione politica con la nostra storia e le nostre idee. Orgogliosi di aver dimostrato che il socialismo era ed è ancora utile all’Italia, orgogliosi di essere socialisti italiani.

Marco Di Lello

Coordinatore Nazionale PSI

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