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Opinioni e commenti
 

Con l’Europa in difficoltá, senza solidarietà non si va lontano
Pubblicato il 15-10-2012


Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale, in occasione dell’assemblea annuale del FMI e della Banca Mondiale che si tiene a Tokio, ha dichiarato, prima fra tutti i leader le cui parole pesano, che occorre dare più tempo alla Grecia. Almeno due anni in più al Governo ellenico per raggiungere gli obiettivi di bilancio assegnati. “Qualche volta – ha aggiunto – è meglio, date le circostanze, avere un poco più di tempo”. Lagarde teme che i sacrifici imposti ad Atene in un arco di tempo comunque ristretto per le capacità del Paese, possano produrre tensioni sociali e contrasti irrimediabili. Ricorda bene che gli estremismi in Grecia sono forti e che solo a seguito di due tornate elettorali ravvicinate, Atene è riuscita a darsi un Governo. E’ consapevole del fatto che la sola austerità non sia la soluzione: non si possono consolidare i bilanci pubblici annientando la produzione economica, visto che non vi sarebbero più fonti di entrata per lo Stato. Memore di tutto ciò, Lagarde non ha esitato a trasferire ai governanti europei convenuti a Tokio, il messaggio che è meglio pagare venti miliardi di euro in più per concedere due anni in più alla Grecia che affrontare una sua uscita dall’area Euro, date le conseguenze nefaste ed incalcolabili che ne conseguirebbero per gli altri Paesi europei, in primis Spagna ed Italia, e per la tenuta stessa dell’Unione.

LA LAGARDE NON CONVINCE GLI ALLEATI EUROPEI – Se la situazione greca rischia di divenire una miscela infiammabile, i leader europei sembrano per il momento non curarsene abbastanza. Le dichiarazioni della Lagarde hanno suscitato le reazioni di Grilli, che ha ricordato come i rinvii concessi a Grecia, Portogallo e, di fatto, Spagna siano costati agli italiani il 4% del prodotto interno lordo. Ma soprattutto non convincono il ministro delle Finanze tedesco Schauble, che accusa Atene di non aver ancora intrapreso il giusto cammino per risanare le finanze pubbliche. Schauble ha utilizzato la metafora dello scalatore: quando devi scalare una montagna e inizi a scendere lungo il costone, allora quella montagna risulterà ancora più alta e difficile da scalare. Parole dure per i greci, altro che amicizia ed alleanza tedesca, come la recente visita della Merkel ad Atene hanno voluto far credere!

NUOVI AIUTI OVVERE ALTRE TASSE – Da un lato appare comprensibile la reazione del nostro ministro delle Finanze, preoccupato che nuovi aiuti alla Grecia si tramutino di fatto in nuove tasse per l’Italia. Il maggior rigore non farebbe altro che amplificare ulteriormente gli effetti recessivi della crisi, continuando ad allontanarci da quel rilancio della crescita che rappresenta l’unica via di uscita reale alla crisi. Crisi che non è solo italiana ma europea, avendo ad oggi comportato in tutta Europa la perdita di 4 milioni di posti di lavoro. Dall’altro lato le parole di Schauble, ministro delle Finanze di un Paese, la Germania, che finora ha tratto solo vantaggi da questa crisi, ad esempio continuando a finanziarsi a tassi negativi o prossimi allo zero con un differenziale abnorme rispetto agli altri “partners”, non solo evidenziano nuovamente la divisione fra i leaders europei ma suonano addirittura ostili.

DIVISIONI DIFFICILI DA SUPERARE – Divisione che speravamo di aver superato con il vertice europeo dello scorso 29 giugno, quando era stata decisa la creazione del Meccanismo Europeo di Stabilità. Divisione politica che è essa stessa controproducente per l’uscita dalla crisi, come più volte evidenziato dalla Banca Centrale Europea. Dopo aver deciso di acquistare titoli di Stato sovrani sul mercato secondario, contribuendo ad allentare la tensione sui mercati, la BCE ha infatti ribadito l’importanza degli accordi politici fra i partner europei e la rilevanza del proseguimento da parte dei vari Governi delle politiche di riduzione degli squilibri di bilancio e strutturali e di ristrutturazione del sistema finanziario.

E’ LA GERMANIA, ALTRO CHE SOLIDARIETA’ – La Germania appare però sempre pronta a chiedere ad altri Paesi europei in crisi la riduzione degli squilibri di bilancio, non curandosi se questa richiesta poi comporti un logoramento della struttura produttiva di quel Paese, anzi quasi a voler massimizzare il profitto dell’attuale situazione di forza teutonica. Tuttavia non si mostra altrettanto pronta quando si affronta il tema degli squilibri strutturali, che implicano anche una riflessione sulle dinamiche del commercio internazionale, e quello della ristrutturazione del sistema bancario. Ristrutturazione che passa anche per una vigilanza bancaria europea unica, fortemente osteggiata dalla Germania, che vorrebbe limitarla unicamente alle banche pan-europee, viste le probabili carenze patrimoniali delle landesbanken tedesche. Ma soprattutto la Germania appare ormai da troppi mesi aliena a quel principio di solidarietà europea che dovrebbe contraddistinguere quella che fino a prova contraria ancora si chiama Unione. Non resta dunque che sperare che non sia come appare.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. L’atteggiamento della Germania nei riguardi degli altri Stati mediterranei dell’Unione,al di là delle parole di circostanza,sembra tradire un intento di imperialismo economico. Può essere una politica lungimirante quella che finge di non vedere o ignora i problemi degli altri ? La ricchezza dà la felicità ai popoli come agli individui ?

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