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Opinioni e commenti
 

Corruzione: ci si imbattono 4,5 milioni di italiani. Intanto il Pdl presenta il Salvaruby
Pubblicato il 01-10-2012


 Nel 2011 quattro milioni e mezzo di italiani si sono imbattuti in pratiche di corruzione. Questa la fotografia impressionante che ha restituito il dossier “Corruzione, le cifre della tassa occulta che impoverisce ed inquina il paese” costruito sui dati dell’ultima rilevazione di “Eurobarometer”, il dipartimento studi della Commissione europea che monitorizza le opinioni pubbliche. La ricerca è stata presentata dalle associazioni Libera, Avviso pubblico e Legambiente presso la sede della Federazione nazionale della stampa, a Roma. L’Italia è corrotta e lo è più del resto dei paesi europei: le percentuali di persone coinvolte in episodi di corruzione in Europa si aggirano interno all’8%, cifra che nel Belpaese raggiunge il 12%.

IL PAESE CHIEDE TRASPARENZA, MA IL PDL PRESENTA IL  “SALVARUBY” – Mentre le associazioni della società civile lanciano l’allarme e chiedono trasparenza, il Parlamento sembra ancora arenato in merito al Ddl “anticorruzione”. Oltre alla proposta di modifica presentata al Ddl che punta a concretizzare il reato di concussione solo nel caso in cui ci sia il danno patrimoniale, il noto “emendamento Sisto”, il Pdl tira fuori un altro dei suoi “capolavori”. Un emendamento che, se passasse, si abbatterebbe sui processi in corso, compreso quello “Ruby”, cambiando di fatto la condotta del reato. Anche questo emendamento (il 19.24), alla stregua di quello sul danno patrimoniale, porta la firma di Luigi Compagna e Maria Alessandra Gallone (Pdl) e punta a modificare il reato di concussione. Il Guardasigilli Paola Severino aveva spacchettato il reato di concussione in due fattispecie diverse, ma non aveva cambiato la condotta del reato proprio per non incidere sui processi in corso. Così, nella nuova fattispecie di reato ”Induzione indebita a dare o promettere utilità” (nella versione messa a punto dal Ministro) si parlava di un pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio che “abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere ‘indebitamente’, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità”. Esattamente la stessa condotta prevista nella norma attualmente in vigore della concussione.

TUTTE LE FURBIZIE DEI PIDELLINI – Ma nel secondo emendamento la parola “indebitamente” viene sostituita con il termine ”illecitamente”. Una modifica non innocua come potrebbe sembrare perché ridurrebbe il margine delle condotte perseguibili incidendo direttamente sui processi in corso, come ad esempio quello sul “caso Ruby”. In più, spiegano alcuni “tecnici” della giustizia del centrosinistra, sempre a proposito del caso Ruby, in cui Berlusconi è accusato appunto del reato di concussione, si dovrebbe provare anche che la sua condotta sia stata ”illecita”, anziché “indebita”. Ma non è questa l’unica novità: c’è anche un altro emendamento, a firma Antonino Caruso (Pdl), che chiede di ridurre la pena per l’abuso d’ufficio da uno a tre anni, invece che da uno a quattro. Una modifica che, di fatto, impedirebbe che possa scattare l’arresto.

LE CONSEGUENZE DELLA CORRUZIONE SUL PAESE – La corruzione è un fardello pesante per il Paese. Per definizione è un fenomeno sfuggente, la ricaduta che ha sull’economia e sulla società sono difficilmente calcolabili, ma sono molte le cifre che rendono conto della portata della corruzione in Italia. Libera le ha messe insieme nel dossier presentato a Roma, che è diventano anche un libro, “L’Atlante della corruzione”, a cura del professor Alberto Vannucci, dell’Università’ di Pisa. La stima più citata parlando di malversazione è quella della Corte dei Conti, che calcola l’onere della “tassa occulta” in circa 60 miliardi, cioè mille euro per ogni cittadino, applicando all’Italia una percentuale di corruzione del 3% del Pil. Secondo i dati diffusi dalla Banca Mondiale, il fenomeno è responsabile di una perdita di ricchezza che incide sul Prodotto interno lordo per almeno 10 miliardi, oltre che far scendere del 6% il tasso di  produttività. Questo si traduce in circa 170 euro annui in meno sul reddito procapite dei cittadini. «Le tossine della corruzione – ha detto Vannucci, presentando il lavoro – una volta che entrano in opera, avvelenano ogni tipo di relazione. Così ci sono criteri di selezioni che privilegiano imprenditori più voraci nel relazionarsi alla pubblica amministrazione».

L’AMBIENTE NUOVA FRONTIERA DELLA CORRUZIONE – Ma le facce della corruzione non finiscono qui. Il malcostume, infatti, è anche responsabile di un ricarico del 45% sulle grandi opere, che ha portato all’avvio di 78 inchieste, che impegnano 34 procure sparse in 15 regioni, dall’inizio 2010 su quella che viene definita “corruzione ambientale”, e provocato oltre mille arresti. Su 33 grandi opere il costo sostenuto dalla casse pubbliche è passato tra il 2007 e il 2010 da 574 a 834 milioni di euro, con un ricarico del 45% sul prezzo di aggiudicazione. Il maggior numero di arresti per reati di questo tipo è concentrato in Lombardia. Sono 1.109 gli arresti effettuati per reati connessi, di cui 224 nella sola Calabria. Nonostante questo, il numero delle condanne è in forte calo: da oltre 1.700 nel 1996 a si è passati a 295 nel 2008. Motivo per cui le associazioni chiedono di approvare il Ddl anticorruzione velocemente e con alcuni miglioramenti.

DON CIOTTI, «SI FACCIANO SCELTE CATEGORICHE» «Scelte nette e categoriche», si appella don Ciotti: «Il disegno di legge è un passo in avanti ma è già mortificato, frenato da chi ha altri giochi e altri interessi». Per questo la richiesta è di rinnovamento. «Se non c’è un rinnovamento delle coscienze e delle persone che si occupano della cosa pubblica, il cambiamento non arriverà mai. Le forme rimarranno ambigue e compromesse» ha detto Ciotti. Proprio in merito alla questione del Ddl anticorruzione le associazioni della società civile chiedono l’introduzione del reato di autoriciclaggio, l’incandidabilità di chi è condannato per corruzione, la definitiva applicazione della norma sulla confisca dei beni dei corrotti prevista dalla Finanziaria del 2007. Secondo il ministro Severino la scelta di presentare il Ddl mancante di questi punti, sarebbe stata dettata da una «assenza di tempo», ma da più parti si fa notare che, privo di queste fattispecie di reato la norma sarebbe svuotata di contenuto. I danni sono dunque, oltre che ambientali, anche politici, in termini di delegittimazione delle istituzioni, e soprattutto sociali.

Roberto Capocelli

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@robbocap

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