domenica, 20 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Cresce ancora il debito pubblico italiano. Basta tasse, che la spending review sia reale
Pubblicato il 26-10-2012


L’Eurostat ha diffuso i dati sull’andamento del debito pubblico in Europa, che confermano la crescita in quasi tutti i Paesi europei. Alla fine del secondo trimestre del 2012, il debito pubblico dei 17 Paesi dell’Eurozona si attestava al 90% del Prodotto Interno Lordo, in aumento rispetto all’88,2% di fine marzo e rispetto alla fine di giugno 2011, quando il debito era pari all’87,1 percento del PIL. La crescita del debito non è peculiare dei Paesi dell’area euro. Anche nell’Unione Europea a 27 il debito si attesta all’84,9% del PIL, in aumento di ben tre punti percentuali rispetto al primo trimestre del 2012.

L’ITALIA? SUBITO DOPO LA GRECIA – L’Italia, con il rapporto debito su PIL al 126,1%, si colloca subito dopo la Grecia, dove il rapporto ha raggiunto il 150,3%. Ma anche Paesi storicamente ritenuti solidi hanno raggiunto livelli ragguardevoli di debito rispetto alla produzione interna: in Francia siamo al 91%, in Germania all’82,8% e nel Regno Unito all’86%. Livelli molto elevati se si confronta con quello dei Paesi dove il rapporto è più basso, quali l’Estonia (7,3%), la Bulgaria (16,5%) ed il Lussemburgo (20,9%).

ECCO DOVE STA ANDANDO LA NOSTRA ECONOMIA – I dati Eurostat impongono una qualche riflessione sulla direzione che la nostra economia ha preso. Nonostante le misure di austerità, il nostro debito aumenta. E aumenta più del previsto. Il Governo, infatti, nella nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza presentata da Monti e Grilli lo scorso 20 settembre, pur stimando un debito pubblico in crescita nel corso del 2012, aveva previsto di raggiungere solo a fine anno il livello del 126,4%. Questo livello sarà evidentemente superato se a fine giugno eravamo già al 126,1%. E’ vero che i dati menzionati includono i prestiti intergovernativi, cioè la quota di contributi che l’Italia ha versato per aiutare gli altri Paesi europei in difficoltà. Ma pur considerando i valori al netto degli aiuti, il rapporto debito-pil italiano si attestava a metà anno al 124,2%, mentre il nostro Governo ha previsto di raggiungere a fine anno un valore di debito pubblico, al netto dei prestiti diretti alla Grecia e della quota di pertinenza italiana nel Meccanismo Europeo di Stabilità, pari al 123,3%. Dati alla mano, lo scorso giugno abbiamo quindi già sforato le previsioni di Monti e Grilli per fine anno.

BASTA TASSE, BISOGNA TAGLIARE LA SPESA – La ricetta economica che continua ad esserci propinata, anche con il disegno di legge di stabilità, che propone nuove tasse e pochi tagli agli sprechi, si rivela dunque inadeguata a raggiungere gli obiettivi che lo stesso Governo si è posto. A furia di curare il paziente, si rischia dunque di ucciderlo. Più che imporre ulteriori balzelli ad un Paese in cui la pressione fiscale è tra le più alte al mondo, avendo superato il 45%, occorre quindi trovare il coraggio di agire sul fronte della spending review, dove bisogna intervenire pesantemente per ridurre gli sprechi che esistono a tutti i livelli della Pubblica Amministrazione, dalla Presidenza della Repubblica al più piccolo dei Comuni. Si ricordi che in pochi anni la spesa pubblica è cresciuta fino a 850 miliardi di Euro e che i tagli nell’ordine di qualche miliardo effettuati in Italia, sono ben poca cosa rispetto ai tagli per decine di miliardi della Spagna, dove il debito in rapporto al PIL è “appena” al 76%. Ma pure la lotta all’evasione va potenziata, non solo con strumenti repressivi ma anche con strumenti preventivi, soprattutto laddove essi siano già tecnicamente percorribili, come ad esempio la moneta elettronica.

Alfonso Siano  

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Commenti all'articolo
  1. L’0pinione conclusiva dell’autore dell’articolo è largamente condivisa. Non passa giorno senza che si senta ripetere il ritornello : meno tasse e piu’ tagli alle spese e agli sprechi.Ma in Italia è possibile attuare un tale disegno politico ? Sembra proprio di no, come è possibile arguire anche dai pareri negativi espressi ieri dalle commissioni Affari regionali,Affari sociali e Finanze sui tagli proposti dal Governo.

  2. Non per essere disfattisti , ma oramai siamo arrivati dopo la frutta! Non so se sia attuabile ma secondo me l’unica soluzione e l’azzeramento di tutti i debiti ( chi li saldera’ mai??) e ripartire con una diversa coscienza

  3. Il problema più grande è l’incertezza politica verso la quale ci stiamo avviando. Purtroppo dopo il governo Monti e le prossime elezioni non ci saranno nè vinti, nè vincitori. I vari schieramenti, ciascuno a suo modo, dirà di aver stravinto o di aver perso bene. Ci proproranno la solita minestra dei primi 100 giorni, l’aumento di tasse verrà visto come necessario e come panacea di tutti i mali del passato e, come al solito, le spese aumenteranno.
    Ha ragione il lettore precedente: dovremmo ripartire da zero…un pò come ha fatto l’Argentina (che almeno era ricca di materie prime).

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