martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Crisi, i dati Istat del 2011: il potere d’acquisto delle famiglie contratto dello 0,8%
Pubblicato il 04-10-2012


Un Paese sempre più povero, con famiglie che possono acquistare sempre meno e che non riescono a risparmiare alcunché: è la fotografia dell’Italia che emerge dagli ultimi dati diffusi dall’Istat, una versione dei Conti economici nazionali annuali rivista rispetto a quella già pubblicata nel mese di marzo. Nel 2011 la variazione del Pil italiano in volume è stata pari a +0,4%, confermando la stima preliminare. Il Prodotto interno lordo ai prezzi di mercato è risultato pari a 1.579.659 milioni di euro correnti, con un aumento dell’1,7% rispetto all’anno precedente. L’Istituto nazionale di statistica ha rilevato che il rapporto tra deficit e Pil ha chiuso il 2011 a 3,9%, rispetto al 4,5% del 2010, valore invariato rispetto alla stima di marzo. In valore assoluto l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è stato pari in valore assoluto a 61,758 miliardi di euro.
SALDO PRIMARIO E DI PARTE CORRENTE – Nel 2011 l’indebitamento netto meno la spesa per interessi è risultato positivo e pari all’1,0% del Pil. Il saldo di parte corrente (risparmio o disavanzo della PA) è risultato negativo e pari a -24,704 miliardi di euro rispetto ai 25,255 miliardi nel 2010. L’Istat ha spiegato che il lieve miglioramento è dipeso dall’aumento delle entrate correnti (circa 8,7 miliardi) superiori alle uscite correnti, pari a 8,1 miliardi circa.

IL POTERE D’ACQUISTO NEL 2011 – Se da una parte il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato in termini correnti dell’1,9%, la dinamica dei prezzi ha fatto diminuire il relativo potere d’acquisto dello 0,8%. Si contrae anche la propensione al risparmio delle famiglie, scesa all’8,8% (dal 9,7% del 2010).

IMPORTAZIONI ED ESPORTAZIONI – La crescita del Prodotto interno lordo è accompagnata dall’aumento delle importazioni di beni e servizi, pari allo 0,6%; nell’insieme, le risorse disponibili sono aumentate dello 0,5%. Dal lato degli impieghi si evidenzia una flessione molto lieve (-0,1%) dei consumi finali nazionali, un calo significativo (-1,8%) degli investimenti fissi lordi e un forte aumento (+6,0%) delle esportazioni di beni e servizi.

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