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Opinioni e commenti
 

Decreto Sviluppo, tanto tuonò che piovve!
Pubblicato il 08-10-2012


Il Decreto Sviluppo varato dal Consiglio dei Ministri la scorsa settimana ha previsto, tra le altre, misure per incentivare la costituzione e lo sviluppo di nuove imprese innovative, la realizzazione di infrastrutture, la riduzione del digital divide. Da molte settimane si aspettava questo atto governativo, che doveva rappresentare il cardine della rinnovata azione a favore della crescita.

MANCANO LE RISORSE – Molto risalto mediatico per un decreto che, nel complesso, prevede investimenti immediati da parte del Governo per appena 350 milioni di Euro. Una goccia nel mare. Gli interventi più cospicui sono previsti per le nuove imprese in fase di start-up, per le quali sono subito messi a disposizione circa 200 milioni di Euro, divisi tra gli incentivi fiscali e la dotazione al Fondo Italiano Investimenti gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti. Seguono gli interventi per circa 150 milioni di Euro per incentivare la banda larga in quei territori del centro-nord, scarsamente popolati o più difficilmente raggiungibili, dove gli operatori privati non avrebbero convenienza a portare l’internet veloce. Va detto che, in precedenza, con altri interventi governativi erano stati messi a disposizione del sud 600 milioni di Euro per abbattere il digital divide.

BELLE IDEE DA NON POTER REALIZZARE – Poi, nel cosiddetto Decreto Sviluppo vi sono anche tante belle idee, che mirano a rilanciare lo sviluppo tecnologico del nostro Paese: si va dal documento digitale unico, che racchiuderà carta d’identità e tessera sanitaria, all’anagrafe digitale,  dai crediti d’imposta sulle grandi infrastrutture in project financing al fascicolo sanitario elettronico, dall’introduzione forzosa dei pagamenti con moneta elettronica per commercianti e professionisti a partire dal 2014 ai libri scolastici digitali. Tante belle idee, per l’appunto, la cui efficacia sta tutta nella successiva e reale attuazione delle stesse, condizionata come è dalla disponibilità di risorse finanziarie a copertura, o subordinata a futuri interventi del ministro dello Sviluppo Economico. Questo, ad esempio, è il caso dell’indicazione dei parametri per l’individuazione di professionisti e commercianti tenuti a dotarsi dei dispositivi per accettare i pagamenti con il bancomat o la carta di credito.

IL PARADOSSO DEI FONDI EUROPEI – E nelle stesse ore in cui Mario Monti e Corrado Passera enfatizzavano il Decreto Sviluppo e come lo stesso contribuirà a trasformare il Paese, è passata sotto silenzio un’altra importante realtà. Si tratta dell’incapacità italiana di spendere gli ingenti fondi messi a nostra disposizione dall’Europa, e qui parliamo di miliardi e non di milioni di Euro. Infatti l’Italia, con quasi 29 miliardi di Euro, è il terzo beneficiario degli aiuti europei alle politiche di coesione e crescita, dopo la Polonia e Spagna. Dei fondi assegnatici dall’Europa per il periodo 2007-2013, quasi 10 miliardi sono destinati a ricerca ed innovazione, 4 miliardi alle infrastrutture di trasporto, 2,7 miliardi ad incentivare l’imprenditorialità e le piccole e medie imprese e circa 1,6 miliardi per le tecnologie dell’informazione e comunicazione. Ai fondi europei si aggiunge poi una quota nazionale o regionale di cofinanziamento per un totale di 54,3 miliardi di Euro, da spendere nell’ambito di 52 programmi nazionali e regionali.

E I PROGETTI DOVE SONO? – Il dramma però è che non riusciamo a spendere questi fondi, sia per la mancanza di validi progetti e sia per i ritardi accumulati dalle Regioni. Nel trimestre luglio-settembre sono stati spesi solo 650 milioni di Euro, ed ora, per rispettare gli obiettivi nazionali ed evitare il de-finanziamento da parte di Bruxelles, dovremmo spendere nell’ultimo trimestre dell’anno ben 3,5 miliardi di Euro. Ma da maggio a settembre le certificazioni di spesa per l’intera Italia sono passate dal 25,1% del totale dei fondi europei al 26,3%, con un incremento di poco superiore al punto percentuale. Dati insoddisfacenti, dunque, soprattutto a causa dei ritardi accumulati nelle Regioni meno sviluppate quali Campania, Calabria e Basilicata dove si è mediamente fermi ad una spesa del 22,6% dei fondi disponibili. A livello di programmi i maggiori ritardi riguardano il settore mobilità e trasporti, fermo ad un preoccupante 12,4%, mentre va meglio per i programmi relativi all’istruzione e alla ricerca, il cui stato di attuazione è rispettivamente al 45,5% e 36,2%.

TANTO DECRETO E POCO SVILUPPO – Quindi sembra davvero incomprensibile il fatto che siano dedicate tante energie del Governo e della Pubblica Amministrazione e sia riservato tanto clamore da parte dei media alle nuove misure del Decreto  Sviluppo, che di fatto pesano per appena 350 milioni di Euro, quando nell’immediato rischiamo invece di perdere, a favore di altri Paesi europei, fondi già disponibili e che attendono solo di essere spesi per decine di miliardi di Euro, che potrebbero rilanciare lo sviluppo proprio in quei campi, vedi il settore trasporti, oggetto del recente Decreto.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. Difficile analizzare una roba simile. La cosa che più stupisce tuttavia è la mancanza di buoni progetti con i quali attivare i fondi europei e quelli strutturali. Questa è un’altra amara verità: sui grandi numeri, in questo paese non ci sono buoni progetti. La cultura della mediocrità si porta dietro quella dell’ignoranza e quindi l’assenza di ricerca e sviluppo crea il paradosso di avere soldi ma non avere validi progetti da finanziari. Esistono poi settori, tipo i trasporti, cultura, turismo, etc, che necessitano di un’approccio di sistema e non basta il singolo imprenditore che si sveglia e ha l’intuizione. Certe attività si fanno di sistema ma in Italia tutti vogliono la piccola fetta di misero potere. Un quadro umano, prima che economico, desolante. Saluti

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