martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Di che Tobin Tax parliamo? Differenze tra quella italiana e quella europea
Pubblicato il 22-10-2012


Tra le misure più interessanti introdotte dal disegno di Legge Stabilità proposto dal Governo, che comincia ora il suo iter parlamentare, vi è sicuramente l’imposta di bollo sulle transazioni finanziarie, anche detta Tobin Tax dal nome dell’economista, James Tobin, che per primo la propose negli anni settanta. Parallelamente a quanto accade in Italia, anche in Europa si discute di una Tobin Tax che potrebbe vedere la luce nei prossimi mesi, sulla scorta di una proposta del Commissario UE per la Fiscalità, il lituano Algirdas Semeta. La Tobin Tax europea prenderebbe la forma di una Direttiva elaborata con la procedura della cooperazione rafforzata tra 11 Stati membri, Italia compresa.

TOBIN TAX IN ITALIA? ECCO COSA CAMBIA – Ebbene parliamo della stessa Tobin Tax? Il ministro dell’Economia Grilli ha dichiarato che la Tobin Tax italiana è stata disegnata per essere compatibile con quella europea, ma che su quest’ultima occorre ancora lavorare. Infatti a prima vista una qualche differenza c’è. Una prima differenza è sui tempi di entrata in vigore: mentre la Tobin Tax italiana, se approvata dal Parlamento, entrerà in vigore già a partire dal primo gennaio del 2013, il cammino di quella europea potrebbe essere più complesso. In realtà per poter procedere ad una cooperazione rafforzata, dopo aver superato lo scoglio del numero minimo di nove Stati membri, occorre comunque l’accordo unanime del Consiglio Europeo sulla necessità di esperire questa procedura, e poi l’approvazione a maggioranza qualificata della nuova normativa, dopo aver ottenuto il consenso del Parlamento Europeo. Le Direttive vanno poi recepite nei vari Stati: difficilmente dunque la Tobin Tax europea potrà entrare in vigore prima di quella italiana.

LE RAGIONI DELLA LEGGE – Ma, oltre alla tempistica, vi sono altre, ben più rilevanti, differenze. In sede europea la Tobin Tax nasce da tre fondamentali motivazioni. La prima è quella di chiamare le istituzioni finanziarie a pagare un contributo sulla crisi europea. In molti Paesi europei, fortunatamente non in Italia, le banche sono state oggetto di salvataggio da parte dei Governi il che ha comportato, in un’ultima analisi, maggiori tasse sulle spalle dei cittadini. La Tobin Tax a carico delle banche sarebbe quindi un mezzo per recuperare il sacrificio richiesto. La seconda motivazione della Tobin Tax europea è ridurre le distorsioni fiscali tra il settore della finanza ed il settore manifatturiero, visto che i servizi finanziari non sono soggetti ad imposta sul valore aggiunto. La terza ragione è quella di disincentivare le transazioni finanziarie speculative, come le operazioni ad alta frequenza, che amplificano la volatilità dei mercati finanziari.

COLPITI ANCHE I PICCOLI RISPARMIATORI – E le ragioni sottostanti all’introduzione sono rilevanti. Infatti mentre la Tobin Tax europea prevede che la nuova imposta gravi sulle istituzioni finanziarie, la Tobin Tax italiana prevede che l’imposta sia dovuta dalle controparti delle operazioni finanziarie e versata dalle banche. L’imposta italiana dunque si applicherebbe anche al piccolo risparmiatore, cosa che invece sarebbe evitata nella Tobin Tax come proposta dal Commissario Semeta. Un’altra importante differenza riguarda gli strumenti finanziari che sarebbero oggetto dell’imposta: in Europa si prevede che siano azioni, obbligazioni e derivati. In Italia, unicamente azioni e derivati. Quindi nella versione italiana sono sempre escluse le transazioni su Titoli di Stato, mentre non avverrebbe lo stesso stando alla versione europea. Infine una terza rilevante differenza riguarda l’aliquota d’imposta: in Europa si applicherebbe lo 0,1% sul valore oggetto delle transazioni azionarie ed obbligazionarie e lo 0,01% sul valore nozionale delle transazioni in derivati. In Italia, invece, l’aliquota sarebbe pari allo 0,05% sia che si tratti di azioni che di derivati.

TOBIN SI’, MA QUANTO CI FRUTTA – Vi sono poi anche delle analogie tra Tobin Tax italiana ed europea. In entrambi i casi, infatti, per evitare lo spostamento delle transazioni finanziarie nei Paesi in cui la Tobin Tax non è applicata, varrebbe il principio di residenza: la tassa si applica sempre quando una delle controparti che pone in essere la transazione è residente nello Stato europeo. Restando in tema di analogie, sia in Italia che in Europa sarebbero esclusi dall’ambito di applicazione dell’imposta le nuove emissioni di titoli, funzionali alla raccolta di capitali sui mercati. Per quanto riguarda il gettito se in Europa si stima con la nuova tassa di incassare 57 miliardi di Euro, nell’ipotesi di applicazione in tutti e 27 i Paesi membri, in Italia la stima di nuovo gettito è di circa 1 miliardo di Euro, dopo aver messo in conto, a causa dell’introduzione della nuova tassa, una contrazione del 30% del mercato azionario e dell’80% del mercato dei prodotti derivati. Se dunque la Tobin Tax italiana è compatibile con quella di cui si discute in Europa, vi sono anche rilevanti differenze sulle quali il Parlamento farebbe bene a fare una riflessione in sede di disamina ed approvazione del disegno di legge.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. A parte il significato simbolico,la Tobin tax renderebbe all’Italia cifre insignificanti. Ma sarebbero rilevanti le conseguenze pratiche della sua applicazione.
    Sul piano culturale significherebbe in un certo senso il ritorno dell’Europa continentale alla sua storia. Riemerge la nostalgia per un sistema economico mercantilista,insofferente del liberismo di origine anglosassone.Il pensiero va a Luigi XIV, a Napoleone, a De Gaulle ma anche all’economista tedessco Friedric List. Di conseguenza la distinzione rispetto al liberismo della Gran Bretagna potrebbe evolversi in frattura. E’ un bene o un male ? L

  2. A parte il significato simbolico,la Tobin tax renderebbe all’Italia cifre insignificanti. Ma sarebbero rilevanti le conseguenze pratiche della sua applicazione.
    Sul piano culturale significherebbe in un certo senso il ritorno dell’Europa continentale alla sua storia. Riemerge la nostalgia per un sistema economico mercantilista,insofferente del liberismo di origine anglosassone. Il pensiero va a Luigi XIV, a Napoleone, a De Gaulle ma anche alle idee dell’economista tedessco Friedric List. Di conseguenza la distinzione rispetto al liberismo della Gran Bretagna potrebbe evolversi in frattura con Londra. E’ un bene o un male ? La verità è che gli Stati scelgono l’uno o l’altro sistema a seconda delle convenienze del momento. E allora la riflessione da fare è : l’abbandono delle sue tradizioni economiche liberiste non ha portato bene all’Europa. E dunque bisogna prenderne atto e agire di conseguenza.

    • Sono d’accordo con te. Più che rivolgere l’attenzione al potenziale gettito ricavabile dalla TTF, è più coerente soffermarsi sui motivi, in un contesto di crisi attuale, inerenti all’introduzione di un tale strumento: non è possibile che la gente continui a pagare i danni della finanza mondiale.
      E se non si può intervenire a livello mondiale, lo si farà a livello europeo; se non sarà fattibile causa veti a livello europeo, lo si farà a livello sovranazionale.
      Il concetto della convenienza economica degli Stati è in parte vero, ma credo che la prima implementazione in parte dell’Europa ed i possibili (a mio avviso sicuri) buoni risultati potrebbero spostare il dibattito e la questione: dalla convenienza economica ad un’ottica di sviluppo concreto verso una finanza migliore.
      Prima Europea, poi se Dio..ehm Obama vuole mondiale!

      Per quanto riguarda l’UK, la frattura a mio parere sarà tanto grande quanto sarà extraterritoriale l’imposta che verrà istituita nei paesi della cooperazione rafforzata: in realtà, quella grande isola non ha mai fatto parte dell’Europa, vi ha aderito come gli adolescenti che si spostano verso le mode del momento.
      Se la spaccatura sarà grande, allora l’UE dovrà dare quei segnali di potenza istituzionale che ancora non ha dato: comportarsi da Stato quindi, e cacciare o almeno ammonire il cittadino (l’UK) che si comporta male e non ha rispetto delle istituzioni.
      Come se Pinco Pallino andasse un bel giorno a dare un calcione a Napolitano, solo perchè un nuovo decreto lo colpisce indirettamente!

  3. Io col trading finora ci ho mandato avanti la mia famiglia (moglie e un bambino piccolo), e non sono certo ricco, a volte va bene, a volte va male, rischio i miei risparmi e ho sempre pagato il 20% di tasse sui guadagni, ma soprattutto ero riuscito a ricostruirmi una vita e una serenità dopo anni di precariato, frequentando corsi e pagando libri . Di qui a breve mi troverò senza un lavoro, visto che purtroppo non ho i mezzi economici per cambiare nazione, quello che guadagno mi basta giusto per vivere una vita normale. E dire che io sarei stato d’accordo sulla Tobin Tax, (trovo giusto che nei momenti di crisi tutti stringano la cinghia) ma questa non è una tassa, è una strage per i piccoli investitori, perchè è talmente alta che per recuperarla bisogna fare dei guadagni davvero alti per raccogliere le briciole mangiate dalle tasse, ed inoltre va pagata anche nel caso di operazioni in perdita. Purtroppo la campagna mediatica ha creato un falso preconcetto nei confronti dei traders, che vengono descritti tutti indistintamente come affossatori delle economie, e la tobin tax come la giusta tassazione contro la speculazione, mentre invece è esattamente il contrario: in questo modo si favoriranno proprio i pescecani, in quanto solo chi avrà grossi capitali potrà assorbire la tobin e continuare ad investire e soprattutto con minori scambi, gli renderà loro più facile manipolare il mercato, vista la minore volatilità.E’ un pò come se ad una gara d’appalto partecipassero 10 aziende anzichè 1000: a chi giova questo? Senza contare che chi ha tanti soldi da investire non starà certo in Italia a farsi spennare, avendo i mezzi per spostare i suoi capitali e la sua residenza all’estero… e che con la scomparsa dei piccoli investitori verrà a mancare alle casse dell’Erario anche il 20% sui guadagni che incassava fino ad oggi.
    Dal canto mio, io ho chiuso per sempre con il PD, grazie anche al suo contributo mi ritrovo a 42 anni senza un lavoro. Spero, in un giorno non troppo lontano,di chiudere anche anche con questa amata/odiata Italia.

    • E non sei il solo. Ma noi piccoli trader siamo stigmatizzati come i banchieri di Wall Street. Se passa questa legge così com’è tanti anni di studio e lavoro rischiano di andare a farsi benedire. Sarà dura molto dura tirare a campare.

  4. La miopia di questi nostri miseri governanti non ha limiti!
    Con la TT avranno l’unico effetto di distruggere migliaia di posti di lavoro legati al mondo dei piccoli trader. I grandi squali continueranno a speculare spostando i capitali nei mercati liberi dalla tobin. Povera Italia!

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