martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Di Pietro tenta di accreditarsi nel nuovo centrosinistra
Pubblicato il 17-10-2012


È una foto ormai sbiadita, per non dire inesistente quella famosa “foto di Vasto”, che ritraeva Antonio Di Pietro con Vendola e Bersani. Un’immagine stracciata che, come ricorda il coordinatore nazionale del Psi Marco Di Lello, intervistato dall’Avanti!, altro non è se non «un autoscatto rimasto tra le mani di Di Pietro». Mai pago, con una mossa a sorpresa, Antonio Di Pietro, anche soprannominato “Tonino l’americano”, bussa alla porta della nuova alleanza di centrosinistra con il cappello in mano. E lo fa con uno stile un po’ retrò: quello della lettera. Una missiva che rimane però “lettera morta”, visto che nessuno dei tre destinatari sembra avergli risposto. Allora lui continua l’approccio: nel corso di un incontro con la stampa al Pirellone di Milano il leader dell’Idv ribatte: «La foto di Vasto può essere allargata di fatto nei protagonisti, ma anche migliorata per quanto riguarda il programma». Insomma, dopo aver polemizzato e attaccato tutti nella speranza di emergere, ora, non potendo più portare avanti la posizione dell’epuratore giustizialista, prova a riaccreditarsi con quella sinistra cui lui stesso disse di non appartenere. 

LA LETTERA Prima dell’intervento in merito alla questione “Pirellone”, nella giornata di ieri, il leader dell’Idv, aveva già provato, invano, ad aprire una porta inviando a Pierluigi Bersani, Nichi Vendola e Riccardo Nencini una lettera per chiedere un incontro chiarificatore «onde evitare che divisioni interne» riportino al governo il centrodestra. Tutto ad un tratto, insomma, di Pietro si riscopre paladino dell’unità delle sinistre, dopo aver fatto di tutto per attaccare le difficili scelte di responsabilità prese dai partiti della nuova coalizione da cui è stato ormai escluso. Nella lettera spiega anche che l’Idv, improvvisamente scopertosi sostenitore delle primarie, sta raccogliendo le firme ma «non intende forzare la mano» con una candidatura autonoma non concordata, ed eviterà «incomprensioni nella “Coalizione di Centrosinistra” di cui tutti noi facciamo parte». Insomma Di Pietro dichiara di far parte di una coalizione che non lo prevede.

La foto di Vasto non è ormai sbiadita?

Quella di Di Pietro è una mossa disperata. Innanzitutto il primo problema è che non può richiamare la foto di Vasto perché, semplicemente, non ha tenuto fede a quelli che erano i punti discussi. Andando indietro nel tempo, tradì il patto con il Pd del 2008 e anche il patto con gli elettori del centrosinistra. Ha scelto la strada del personalismo e un percorso solitario, polemizzando con chiunque, sia dentro che fuori la coalizione e scavando un solco tra lui e la sinistra di governo. Senza considerare l’attacco costante rivolto nei confronti delle Istituzioni. Quindi l’appello di questi giorni, e ora pensa di riuscire a cancellare quattro anni di comportamento improntato ad una deriva politica populista con un colpo di spugna. Direi che non mi sembra credibile.

Qual è stata la strategia politica di Di Pietro in questi anni?

Ha creduto di puntare tutto sull’antipolitica pensando di poter ritagliarsi uno spazio tra le macerie dei partiti. Ha creduto che questa fosse la miglior strategia per sopravvivere. Così si è ritrovato, forse senza nemmeno accorgersene, ad essere il principale partner di Grillo e del grillismo. Senza contare che quello che Di Pietro non capisce è che l’Italia non si governa con populismo e demagogia, e che una coalizione di governo si costruisce giorno per giorno, articolando proposte politiche serie. Finalmente in Italia è venuta la stagione dei simili con i simili e, in questo quadro, non c’è spazio per i ripensamenti dell’ultima ora. Di Pietro vada con Grillo e la Federazione della sinistra. Lasci a noi il compito di organizzare una moderna sinistra di governo laica, plurale e riformista.

Insomma è una mossa disperata?

Gli è andata male e come diceva Nenni: “C’è sempre uno più puro che ti epura”. E, lui che ha giocato tutto sul tema del populismo, ha trovato Grillo che lo batte 10 a 0. Per questo ora cerca di ridarsi una “patente” di governo.

Nessuno spazio per Di Pietro dunque?

Senza dubbio. La foto di Roma tra Psi, Sel e Pd ha definitivamente sostituito quella di Vasto, Di Pietro se ne faccia una ragione. Tra gli elementi più positivi della coalizione nata sabato, “Italia. Bene comune”, c’è l’omogeneità delle forze politiche che hanno sottoscritto un patto con l’Italia e gli italiani. Abbiamo fatto tesoro del passato e deciso di tenere distinta e distante quell’area radicale che è stata la causa della caduta dell’esperienza del secondo governo Prodi. Meglio un voto in meno oggi, per governare domani con una coalizione più solida.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Compagno Di Lello, vorrei che uno stesso linguaggio però fosse usato anche nei confronti dell’UDC, che è persino molto ma molto peggio di Di Pietro. L’alleanza deve essere tra PD, SEL, PSI e cioè solo tra le forze che si richiamano totalmente o parzialmente al PSE. In tutta Europa, anzi in tutto il mondo, da una parte stanno i socialisti (o socialdemocratici o laburisti o democratici) e dall’altra i democristiani (o popolari o conservatori o repubblicani). Perchè in Italia una certa sinistra deve sempre rincorrere chi si propone come il braccio politico del Vaticano e della Confindustria? Italia bene comune (coalizione socialista) vuole fare le unioni civili e la patrimoniale: le facciamo con l’UDC? Anzi, sarebbe il caso di aprire le porte d’uscita ai vari Fioroni, cioè ai democristiani baciapile che stanno in parlamento con i voti degli elettori di sinistra (si è visto l’api che percentuali che ha…) e poi fanno gli interessi della CEI e dei poteri forti. Facciamo come il compagno Hollande: programma chiaro, serio e condiviso da tutti. Solo così si vince e si conquista la fiducia degli elettori, non cercando alleanze e politicismi da prima repubblica. Casini è forse il politico che ha più spazio in tv e nonostante ciò da venti anni ha un partito inchiodato al 5%… Se qualunque altro politico (guarda, anche Cicchitto o Straquadanio) avessero lo spazio sui media che ha lui, a quest’ora sarebbe minimo al 10 – 15%… Casini è un fallito, ha idee che al massimo potevano andar bene nel medioevo, ha un partito zeppo di inquisiti, imputati o condannati, gli altri sono Buttiglione…

  2. Non vi sembra di esagerare scrivendo di “omogeneità politica” tra le forze della coalizione “Italia, bene comune ” ? Cosa ha in comune il PSI con SEL e con larga parte del PD ? Se c’è omogeneità, perchè PSI e SEL non confluiscono nel maggiore partito della sinistra ?

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