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Opinioni e commenti
 

Fiat: i conti tornano, ma crolla in Borsa. Marchionne promette: «Non chiuderemo nessuna fabbrica in Italia»
Pubblicato il 31-10-2012


«Se chiudessi un impianto in Europa dovrei costruirne uno altrove. Non avrebbe senso». Con queste parole, l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne ha spiegato la decisione di non chiudere nessuno stabilimento del gruppo in Europa, in particolare in Italia. La scelta di non chiudere fabbriche nel nostro Paese – spiega il Lingotto – è stata fatta rispetto a una seconda opzione che era quella di focalizzare su un mercato di massa non premium e di razionalizzare la capacità produttiva chiudendo uno o più impianti. L’obiettivo della Fiat è quello di «fare leva su grandi marchi storici premium come Alfa Romeo e Maserati, riallineare il portafoglio prodotti e di posizionare l’attività per il futuro». Nonostante il crollo del mercato automobilistico europeo, il Lingotto ha incrementato il suo utile e i suoi ricavi. Ma l’indebitamento netto industriale ha subìto un forte peggioramento: in tre mesi, dal 30 giugno a oggi, è salito infatti da 5,4 miliardi a 6,7.
I DATI DEL TERZO TRIMESTRE – Durante il terzo trimestre dell’anno, complessivamente Fiat ha venduto oltre un milione di vetture, con un incremento pari al 11% rispetto allo stesso periodo 2011. L’utile netto è stato di 286 milioni di euro, più che raddoppiato rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso, mentre la crescita dei ricavi è stata pari al 16%.
IL PIANO DELLA FIAT – Oltre al mantenimento delle quattro fabbriche Fiat nel nostro Paese, il piano del Lingotto prevede la revisione al ribasso sui volumi auto da produrre nel 2014 (dai sei milioni finora indicati a 4,6-4,8 milioni) e il rilancio degli impianti in Italia, entro i prossimi 24-36 mesi.

IL CROLLO IN BORSA DOPO I DATI TRIMESTRALI – Sulla scia dei conti trimestrali, il Lingotto ha ceduto il 4,66%. «I risultati sono meglio delle attese, ma le prospettive per il 2012 sono nella parte bassa delle stime», ha commentato un intermediario finanziario, sottolineando che gli scarsi volumi ampliano i movimenti del titolo. «Gli investitori vendono il titolo per i numeri sul debito», ha sostenuto un altro dealer.

Silvia Sequi

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