martedì, 30 agosto 2016
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Opinioni e commenti
 

Gender gap, l’Italia non è un Paese per donne. Precipita all’80° posto
Pubblicato il 25-10-2012


Bisogna prendersi qualche minuto in più quest’anno per trovare l’Italia nell’indice dell’ultimo rapporto 2012 del World Economic Forum sul “Global Gender Gap” classifica mondiale in materia di pari opportunità tra uomini e donne, caduta dal 74° al misero 80° posto sui 135 Paesi (effettivi solo 132 per l’impossibilità dell’elaborazione e raccolta di dati aggiornati in Angola, Tunisia, Zimbabwe) presi in considerazione per realizzare lo studio sulla situazione “uomo/donna in termini di partecipazione economica e politica, aspettative di vita e uguaglianza retributiva”.

IL NORD EUROPA AI PRIMI POSTI MENTRE LA SPAGNA CROLLA – Va meglio per le Pari Opportunità e l’Uguaglianza di genere nei paesi del Nord Europa: Islanda, campione del mondo in un indiscusso primo posto, seguita da Finlandia, Norvegia, Svezia e Irlanda. Paesi che sono riusciti ad eliminare oltre l’80% delle diseguaglianze. Retrocessione di 14 posti in un solo anno, anche per la Spagna, astro più luminoso tra i paesi del mediterraneo per lo sviluppo delle politiche di genere negli anni dei due governi socialisti di José Luis Rodriguez Zapatero, tanto da arrivare a piazzarsi fino al decimo posto nel 2007/2008 anno nel quale debuttò il dicastero dell’Uguaglianza diretto dalla ministra Bibiana Aido, oggi consigliera di Michelle Bachelet Presidente dell’ONU Donne. Un pessimo risultato quello spagnolo dovuto principalmente alla diminuzione delle presenza femminile nel governo, il passaggio di consegne dall’esecutivo socialista a quello conservatore di Rajoy ha archiviato la maggioranza di donne ministro per un risicato 28%, un’azione che ha dato il via a una involuzione nazionale, senza dimenticare la grave crisi economica, facendo sprofondare la Spagna più in basso del Nicaragua, Mozambico e Burundi.

GLI INDICATORI DEL REPORT – Il Report elaborato ogni anno dal WEF (World Economic Forum) organismo indipendente, si basa sulla raccolta dati sull’accesso di uomini e donne ai sistemi educativi e di salute, nell’uguaglianza economica e nella partecipazione politica delle donne, così come indicatori sulla salute e mortalità e presenza femminile in posti di responsabilità nei governi, pubbliche amministrazioni e grandi aziende. “I Paesi del nord Europa – si legge nel report –  hanno raggiunto la combinazione ideale con una più alta percentuale di partecipazione delle donne come forza lavoro, la minore differenza salariale tra i sessi – praticamente inesistente – e le opportunità delle donne di accesso a posti di ‘comando’ tanto nelle imprese quanto in politica, queste società, hanno reso possibile la compatibilità dei genitori tra lavoro e famiglia, che è il meccanismo che ha permesso di raggiungere un alto tasso di partecipazione lavorativa femminile, una maggiore divisione nell’attenzione alla crescita dei figli e una distribuzione più equa nel lavori di casa”. In conclusione “la differenza è tutta nella generosità politica in materia di permessi parentali come i congedi alla maternità e paternità che come conseguenza hanno incrementato il tasso di natalità, il rientro delle donne nel mercato del lavoro in combinazione e non in contrapposizione alla maternità.”

Sara Pasquot

 

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