martedì, 22 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

ILVA: A TARANTO I TUMORI ALLE DONNE AUMENTANO DEL 100 PER CENTO
Pubblicato il 22-10-2012


A Taranto si muore di cancro più che in qualsiasi altro posto d’Italia. Più di quanto non avvenga nel resto d’Europa e dell’intero Occidente. Nel capoluogo jonico è in atto, da anni, un vero e proprio ecocidio di massa. Osceno e cruento. I dati divulgati ieri dal ministro della Salute Balduzzi, in visita all’Ospedale SS Annunziata di Taranto, danno l’esatta dimensione del dramma sanitario che si consuma all’ombra delle ciminiere Ilva. Un dramma dalle proporzioni inaudite. Un’offesa indicibile non solo per la città pugliese, ma per l’intero Paese.

DATI INQUIETANTI – Dal 1998 al 2002 l’indice di mortalità per neoplasie, sia nel quartiere Tamburi che nel comune di Statte, è passato dal 24% al 100%. I tumori femminili, negli anni compresi tra il 2003 e il 2009, crescono dal 25% al 100%. Dati agghiaccianti, grandezze statistiche contenute nel Progetto “Sentieri” e nel Rapporto “Ambiente e Salute a Taranto” elaborato dai tecnici del ministero e dall’Istituto superiore della Sanità. Le cause di questa mattanza della modernità sono ascrivibili alle attività dell’Altoforno e delle Cokerie Ilva. Nello specifico, in appena 11 anni, sono stati registrati aumenti del 100% per i tumori allo stomaco, al rene e alle vie urinarie. Anche il mesioteloma subisce un incremento pari al 100%. Il tumore maligno al polmone segna, invece, un +50% e i linfomi +43%.

PERCHE’ I DATI SONO STATI PUBBLICATI DOPO L’AIA? – Balduzzi ha precisato come la realtà tarantina necessiti “d’interventi urgenti di prevenzione che riguardino tutti i residenti”. Non soltanto adulti e anziani, ma anche bambini. Lo studio, infatti, conferma un progressivo aumento della popolazione in età pediatrica che si ammala di tumore. Per il leader ecologista Bonelli, i dati del Progetto Sentieri “si conoscevano da tempo”. Averli resi ufficiali soltanto adesso è servito, unicamernte, “a rilasciare l’Aia all’Ilva senza incontrare ulteriori problemi”. Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink Taranto, denuncia i livelli di diossina e PCB osservati nel sangue degli allevatori impegnati, con le loro attività, nei terreni limitrofi all’area industriale: “A Taranto – chiosa – è stata contaminata l’intera catena alimentare”.

AMMALARSI DI TUMORE PER ALTRI 30 ANNI – Scenari apocalittici che non lasciano presagire nulla di buono per il futuro. Anche se dovesse cessare domattina l’attività inquinante prodotta dall’Ilva e dalle altre realtà industriali che insistono sul territorio, l’incidenza delle malattie tumorali non subirebbe flessioni per i prossimi 30 anni. Con questi chiari di luna, appare assai limitante la richiesta inoltrata quest’oggi dal sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, al ministro: “Il governo applichi una deroga al blocco delle assunzioni nell’Asl jonica”. Non è di una rivisitazione della spending review che Taranto ha bisogno in questo momento.

Vincenzo Carriero

 

 

 

 

 

 

 

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