martedì, 22 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Ilva: il presidente Ferrante non firma la nuova “Aia”. Taranto a rischio isolamento
Pubblicato il 22-10-2012


La nuova Aia (Autorizzazione integrata ambientale) è stata sottoscritta da tutti. Tutti tranne uno. Manca all’appello, infatti, un’unica firma. Quella del presidente dell’Ilva: l’ex prefetto di Milano, Bruno Ferrante. Sembrerà strano, ma è proprio così. Il siparietto andato in onda nei giorni scorsi al ministero dell’Ambiente ha dell’incredibile. Rasenta il paradosso. Il soggetto giuridico che più di chiunque altro poteva trarre benefici dalla nuova disposizione amministrativa, nei fatti, ha scelto di tirarsi indietro. Rimanda al mittente l’accordo bollandolo come “penalizzante per gli obiettivi strategici dell’azienda nel breve e medio periodo”. Scelta, questa, che oltre a vanificare il lavoro del ministro Clini rende ancora più aggrovigliata la matassa dei rapporti tra la città di Taranto e il più grande stabilimento siderurgico d’Europa.

LA CINA E’ VICINA – Che fare ora? Come poter conciliare la nuova Aia con la decisione di sequestro dell’area a caldo adottata dalla magistratura lo scorso luglio? In molti sospettano che Riva non voglia più saperne di continuare a produrre acciaio nella città pugliese. Troppi limiti, troppa pressione attorno alla sua famiglia. Meglio vendere che tirar fuori tanti soldi per mettere a norma impianti vetusti e altamente inquinati. Magari ai cinesi dell’Heibi Group, secondo produttore mondiale di acciaio. Non è un mistero che il Porto di Taranto interessi importanti investitori asiatici. In questo modo il cerchio si chiuderebbe. In maniera indolore, senza inasprire ulteriormente un conflitto divenuto ormai insanabile. Le associazioni ambientaliste, dal canto loro, definiscono la nuova Aia “del tutto illegale”.

TARANTO A RISCHIO ISOLAMENTO – Posizioni minimizzate nel frattempo dal ministro Clini e derubricate, dallo stesso, nella categoria del “simbolismo esasperato”. L’impressione, alla fine, è quella che un ciclo si sia irrimediabilmente chiuso. Impresa e città comunicano a fatica, stentano a trovare un punto di equilibrio tra le posizioni in campo. In mezzo, con il cerino acceso tra le mani, sono rimasti gli enti locali: responsabili nel non aver denunciato una situazione che si conosceva da anni. Fallita la mediazione del governo, Taranto rischia seriamente l’isolamento. Con o senza Aia, la città appare sempre più come un dedalo inestricabile.

Vincenzo Carriero

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Commenti all'articolo
  1. Il presidente Ferrante, probabilmente, finge quando dice di non approvare la nuova aia ritenendola troppo restrittiva.
    Potrebbe essere, questa, un’abile mossa per far credere, agli “ingenui” tarantini, che tale autorizzazione è credibile.

  2. Molti ne sono altrettanto convinti. Non si spiegherebbe diversamente l’aver ignorato, nell’AIA, l’emergenza sanitaria a Taranto, annullato il principio europeo che chi inquina paga e soprattutto le prescrizioni della Magistratura di Taranto. In pratica, il Governo attuale, con l’appoggio dei partiti, ha autorizzato l’iIva a continuare a produrre gli attuali 8 milioni di tonnellate di acciaio all’anno, continuando così ad inquinare e provocare malattie e morte. E’ semplicemente provocatorio aver ufficializzato i dati terrificanti del Progetto SENTIERI fino al 2009, in cui vengono quadruplicati i dati riguardanti i tumori sulle donne, solo dopo aver legittimato l’AIA, facendosi beffe dei tarantini e degli ammalati. I responsabili si vergognino!

  3. é UNA VERGOGNA TUTTA ITALIANA
    ma qui a Taranto ormai non siamo più in Italia…. no siamo in un lagher .Si è così..e non da ora da 50 anni da quando la stato ha deciso di distruggere una citta EVIDENTEMENTE VOTATA AL TURISMO facendola diventare il PIU’ GROSSO CENTRO SIDERURGICO DI EUROPA.
    Taranto non esiste già da parecchi anni, Da quando lo Stato , la Regione, la Provincia e infine il Comune hanno deciso di “nascondere la VERITA’ ” per il loro tornaconto personale.
    Qui si studiano gli effetti devastanti che l’inquinamento provoca nell’uomo !
    è una vergogna
    non c’è più GIUSTIZIA
    Noi tarantini cosa dovremmo fare? continuare a morire come nelle camere a gas dei tedeschi?
    E questa sarebbe ITALIA???
    So che Clini e Compagnia bella non hanno nessun senso del rimorso…. Siamo in DITTATURA
    LA DEMOCRAZIA E’ MORTA!!!

  4. Le leggi sono leggi e vanno rispettate…..Riva vuole chiudere, lo facesse, e lo stato facesse il suo dovere…..migliaia di uomini della agenzia delle entrate e guardia di finanza a ravanare in mezzo ai tanti scheletri negli armadi…….sarebbe o no un ottima merce di scambio per indurre la dirigenza a spendere questi maledetti 4 miliardi di euro necessari? a Taranto ormai si muore solo di tumore…..continuiamo ad ignorarlo ministro clini …..continuiamo così!!!

  5. I dati si riferiscono a 30 anni fa: lo precisa in una nota l’Ilva: è stato l’inquinamento del passato a provocare morte, ora Ilva è eco compatibile, I signori Riva hanno investito 1 miliardo e mezzo di euro fino ad oggi! Leggete: http://www.ilvataranto.com/comunicatostampa/243/Nota_stampa_Ilva

    Taranto, lunedì 22 ottobre 2012
    Nota stampa Ilva

    I dati dello studio Sentieri esposti oggi dal Ministro Balduzzi richiedono un’attenta e approfondita analisi.
    Da una prima lettura emerge una fotografia che rappresenta un passato legato agli ultimi 30 anni e non certo il presente.
    A questo proposito Ilva convocherà nei prossimi giorni un incontro con la stampa.

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